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    Nair

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Enya Wanna Be

Nair è davvero una donna bellissima. Peccato abbia voluto sfatare il mito della “figa senza talento/cervello”. Il suo disco è un tentativo fallitissimo di un intento non troppo chiaro.

Parte con sonorità degne di una rappresentazione epica all’Arena di Verona. Non sarebbero neanche male se poi lei non ci cantasse sopra improvvisando aperture vocali e note che non riesce nemmeno a raggiungere.

Non contenta ha ben pensato di deliziarci con alcuni assaggi di rap. I testi sono tristemente collocabili nella più classica delle tradizioni Italiane. (Ci riferiamo a quella rappresentata da Gigi D’Alessio, Nannini, Spagna e compagnia cantante). Questo album fa venire l’emicrania e le basi sembrano composte da Peter Gabriel, quando ovviamente aveva l’otite. Utilizzare un’orchestra così varia per un disco del genere risulta simile alle signore sgraziatissime di una certa età (sopra i 55) che tentano di sembrare più giovani indossando capi firmati, pubblicizzati da una delle gemelle Olsen.
È terribile.

Pro

Contro

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