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Nanni Moretti presenta Mia Madre

Nanni Moretti torna nelle sale giovedì 16 aprile con “Mia madre” (qui la nostra recensione): il film è stato presentato questa mattina al Cinema Nuovo Sacher di Roma alla presenza del regista e di parte del cast (Margherita Buy, Giulia Lazzarini e la quattordicenne Beatrice Mancini, che parla di «esperienza fantastica»), dei co-sceneggiatori Francesco Piccolo e Valia Santella, e dei produttori Paolo Del Brocco (Rai Cinema) e Domenico Procacci (Fandango).

Dopo “La stanza del figlio”, anche “Mia madre” racconta la morte di una persona amata, ma qui, per la prima volta, l’alter ego di Nanni Moretti è una donna, Margherita Buy.

Le domande dei giornalisti che affollano il Nuovo Sacher sono quasi tutte per il regista e le due attrici principali, Margherita Buy e Giulia Lazzarini. A chi chiede qualche anticipazione sul programma di Cannes, che conosceremo giovedì, e in particolare se Moretti accetterebbe volentieri anche un posto fuori concorso, lui risponde «Da Cannes accetto tutto». Per quanto riguarda i numeri, invece, sappiamo che il film è costato circa 7 milioni di euro (co-produzione Sacher / Fandango / Rai Cinema) e che 01 Distribution lo porterà da giovedì in «almeno 400 sale».

Da buon autarchico, Moretti non vuole moderatori alla conferenza stampa e presenta personalmente tutti i membri del cast e della troupe che lo affiancano sul palco dopo la proiezione.

Nanni Moretti: Mi sento in difficoltà quando mi si chiede di teorizzare sul mio lavoro, a volte dando troppe spiegazioni si rischia di far peggio, di confondere anziché di chiarire. Certo, con il passare del tempo si pensa di più alla morte, vent’anni fa non avrei girato un film del genere. “La stanza del figlio” però nasceva da paure e fantasmi, “Mia madre” deriva da un’esperienza vissuta, credo anche da molti di voi. Mia madre è morta nel periodo in cui mi occupavo del montaggio di “Habemus Papam”, e ho voluto semplicemente raccontare questo passaggio che fa parte delle nostre vite, senza sadismo nei confronti degli spettatori. La semplicità per me è un punto di arrivo, che si raggiunge attraverso un lungo processo di scrittura e regia: semplicità non significa casualità, spontaneità o banalità.

Fin da quando abbiamo iniziato a scrivere il soggetto (con Valia Santella, Chiara Valerio e Gaia Manzini, ndr), il personaggio principale è sempre stato una donna, non ho mai pensato di poter essere io il protagonista. Allo stesso modo, il personaggio poi interpretato da John Turturro nella mia mente è sempre stato uno straniero. Del resto è così da diversi film: il protagonista non sono più stato io ma Silvio Orlando (“Il caimano”, ndr), Michel Piccoli (“Habemus Papam”, ndr) e appunto Margherita Buy. Mi è piaciuto dare caratteristiche che sento maschili a un personaggio femminile: la mia inadeguatezza, il lavoro di regista… In molte scene, attraverso il mio personaggio (Giovanni, il fratello di Margherita, ndr), è come se parlassi a me stesso.

Il senso di disagio, in particolare, è qualcosa che conosco molto bene: una volta pensavo che con gli anni si diventasse più capaci nel gestirlo, e invece più il tempo passa e più il disagio cresce, e questo non è riposante (ride, ndr). Non sento di aver acquisito freddezza né sicurezza, faccio sempre gli stessi sogni prima del primo giorno di riprese. Dubbi, insicurezze e angosce sono gli stessi di trent’anni fa. D’altra parte, però, quando si fa un film, si fa un film e basta, e anche se il tema è molto forte, come in questo caso, da regista penso di saper mantenere un certo distacco quando lavoro. Su questo punto, però, non so se sono d’accordo con me stesso.

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Nanni Moretti e Margherita Buy

Giulia Lazzarini: In “Mia madre” la morte del mio personaggio lascia un grande vuoto. L’impressione di vedere quegli scaffali vuoti e quegli scatoloni pieni di libri, che vengono portati chissà dove… Ho sentito profondamente quel vuoto, ed era un po’ di più di un normale vuoto. Non conoscevo personalmente Nanni prima del provino sostenuto l’anno scorso, ma ero molto amica di Luisa Rossi, che interpretò sua madre in “Ecce Bombo”, e ho pensato spesso «Mi piacerebbe tanto lavorare con lui». Facendo il teatro, però, non si può fare il cinema perché i tempi non corrispondono. Durante il primo incontro con Nanni, nel suo ufficio, abbiamo parlato, abbiamo preso un bel tè verde insieme, scoprendo che entrambi amiamo molto il tè caldo (sorride, ndr). Poi, mentre mi riaccompagnava a casa…

N. Moretti: In macchina, eh, non in vespa!

G. Lazzarini: (ride, ndr) … siamo passati di fronte all’Isola Tiberina, a quell’ospedale dove tra l’altro è nato il figlio di Nanni. E così lui ha iniziato a raccontarsi, a rendermi parte con leggerezza di qualcosa di suo, qualcosa che da allora momento ha cominciato a germogliare anche dentro di me.

Margherita Buy: “Mia madre” è un film articolato su più livelli: incarnare l’alter ego di Nanni Moretti mi ha permesso di interpretare qualcosa che non conoscevo direttamente ma con cui ho avuto a che fare in passato (è il terzo film che girano insieme, ndr). Mi sono anche divertita a riprendere certi atteggiamenti ‘particolari’ di Nanni (ride, ndr).

N. Moretti: Sì, Margherita si è divertita molto a fare la regista, a sgridare gli attori, a dire ‘azione’ e ‘stop’…

M. Buy: Oh sì, ‘stop’ ha un potere incredibile (ride, ndr). Oltre a questo primo livello, nel film c’era naturalmente il dolore vissuto dai protagonisti, e il fatto che mi fosse stato consegnato, da Nanni, qualcosa di molto personale.

N. Moretti: Sogno, immaginazione, preoccupazioni, pensieri, ricordi: tutto in Margherita convive, allo stesso momento e con la stessa urgenza. Quanto c’è di autobiografico? C’è. Senz’altro, c’è.

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