Home > Interviste > Napoli e caos

Napoli e caos

All’anteprima del nuovo cortometraggio di Terry Gilliam, “The Wholly Family”, presso il cinema Quattro Fontane di Roma, abbiamo ascoltato le parole del regista americano e della protagonista del film, l’italianissima Cristiana Capotondi.

Cristiana, ci parli del tuo personaggio nel film? E com’è stato lavorare con un regista come Terry Gilliam?
Nel film interpreto la classica mamma chioccia italiana, una ragazza del nord Italia che proiettata nella realtà napoletana di oggi è continuamente preoccupata per il figlio. Lavorare con Terry Gilliam è stata un’esperienza unica. Terry è un vero artigiano del cinema, è in grado di fare tutti i mestieri ed è capace di lasciarsi stimolare dal lavoro di squadra. Il suo modo di rappresentare l’Italia e gli italiani, con la loro generosità, l’umanità e la capacità di risolvere problemi complessi con semplicità e persino con un innato senso dello sberleffo, mi ha fatto sentire fiera di essere italiana, nonostante tutto.

Terry, ci puoi raccontare il tuo rapporto con la città di Napoli? Perché hai scelto proprio la città partenopea come sfondo alle vicende dei protagonisti di “The Wholly Family”?
Il mio rapporto con Napoli non è un rapporto di tipo sessuale, o meglio forse non lo è. Lo definirei un rapporto sensuale. Napoli è una città energica come un vulcano, l’umanità che esprime la città e i suoi abitanti è fantastica. È una città piena di contraddizioni, riesce a comunicarti l’essenza del godere della vita e allo stesso tempo quella dell’impossibilità dell’esistenza. Da amante degli estremi non posso che esserne attratto.

Vedendo il film è impossibile non notare che sei molto attratto dalla figura di Pulcinella, cosa rappresenta per te?
Pulcinella è una forma di caos. È una figura affascinante e assolutamente antitetica, è magia e pericolo allo stesso tempo. In inglese lo chiamiamo Mr.Punch.

Sei un grande narratore di favole come Steven Spielberg, le tue storie però sono molto meno rassicuranti delle sue. Condividi questa analisi?
Sì, assolutamente. Questo è il motivo per cui Spielberg ha molto più successo di me (ride). Spielberg raffigura un lato del mondo, io provo ad ampliare questa visione cercando di rappresentare tutte le sue sfaccettature.

Di solito fai grande attenzione ai costumi e alle scenografie, in genere i registi sono sempre più concentrati nel campo della fotografia piuttosto che a quello del costume. Qual è il tuo approccio a questi settori?
Quando dirigo provo a fare il pittore e il film deve essere il mio quadro. Tutto è importante in un quadro, ogni singolo aspetto. Mi piace essere coinvolto in tutte le scelte e in tutte le decisioni dei miei film ma mi piace anche dare ascolto a tutte le opinioni, soprattutto se sono circondato da persone che apprezzo e che ne capiscono più di me.
[PAGEBREAK] Quanti giorni di ripresa ci sono voluti per girare “The Wholly Family” e come hai scelto le bellissime location per il fim?
Ci sono voluti cinque giorni di riprese più uno di blue screen per completare il film. Per quanto riguarda le location ho dialogato in continuazione con la città. Ho visto via San Gregorio Armeno e le botteghe artigiane di presepi e l’ho trovata una location perfetta per l’inizio del film. La stessa cosa per l’Ospedale delle Bambole.

All’inizio del film è chiaramente visibile un tratto di strada stracolmo di spazzatura, è stato un richiamo voluto alle note e tristi vicendi riguardanti la città di Napoli?
Sì, sì. Qui c’è un aneddoto carino da raccontare. Appena arrivato a Napoli ho visto la bellissima piazza del Gesù Nuovo con la stupenda Guglia dell’Immacolata piena di spazzatura e rifiuti. Mi sembrava un’immagine perfetta per le prime scene del film. Quando siamo andati a girare tutta la spazzatura era sparita e siamo stati costretti a sporcare di proposito la piazza riversando in terra rifiuti di vario genere.

La colonna sonora del film è firmata da Daniele Sepe, come è nata questa collaborazione?
Per i film volevo assolutamente le musiche di un musicista napoletano. Durante la ricerca è uscito il nome di Daniele Sepe, ho sentito i suoi lavori e li ho trovati fantastici. Sepe ha creato una colonna sonora bellissima, un mix di musica napoletana e musica alla Nino Rota, una musica con un profondo senso di ironia che riesce a trasmettere un senso di follia in piena armonia con le immagini del film.

Com’è stato dirigere Heath Ledger in “Parnassus”, la sua ultima parte prima della morte avvenuta a gennaio 2008?
Heath era un attore straordinario e soprattutto un grande uomo. Migliorava costantemente e sarebbe diventato sicuramente uno dei migliori attori della sua generazione.

Per concludere, come ti sei trovato a Napoli? Hai in mente di girare prima o poi un lungometraggio qui?
Mi sono trovato benissimo a Napoli, amo la città e i suoi abitanti. Per un lungometraggio a Napoli non prometto nulla, ormai ho preso gusto a fare corti.

Scroll To Top