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Napoli Film Festival 2014: l’incontro con Giuliana De Sio

Domenica, all’Istituto Francese, c’è stata la premiazione dei corti e dei documentari della 16esima edizione del Napoli Film Festival (ne abbiamo scritto qui). Ma le proiezioni non finiscono e vanno invece avanti per lunedì, martedì e mercoledì; alle sale si aggiunge il Multicinema Metropolitan in una serie di rassegne dedicate ai grande registi visto che il 2014 segna parecchi anniversari: la scomparsa di Vittorio De Sica (1974), di Eduardo De Filippo (1984) e di Massimo Troisi (1994). E non solo, visto che le retrospettive omaggiano anche Roman Polanski (in lista anche i corti di inizio carriera) e Michelangelo Antonioni.

Il primo giorno delle retrospettive abbiamo visto “Ieri, Oggi E Domani” in una copia a dire il vero non eccelsa, con diversi problemi nelle scene più scure. Il contrasto tra sfondo (nero) e personaggi spesso appariva infatti poco chiaro. Il film ad anni di distanza e dopo molteplici visioni televisive, mantiene il suo status di classico soprattutto per la chimica tra Mastroianni e Loren, ma i tre episodi sono assai discontinui nei risultati.

Il primo, benché scritto da Eduardo De Filippo, fotografa una realtà popolare tra i vicoli di Napoli fin troppo stereotipata. Non mancano i momenti divertenti, ma l’impressione è che la regia abbia lasciato gli attori a briglia troppo sciolta, che coi loro istrionismi “popolareschi” risultano spesso eccessivi. Il secondo episodio è sempre stato il più anonimo, forse, tutto basato sul contrasto tra una donna ricca e il suo amante-intellettuale povero in una corsa in macchina da Milano alle zone limitrofe. È invece l’ultimo episodio, “Mara”, a risultare ancora oggi quello più fresco, divertito e divertente, con i due attori al massimo fulgore della loro bellezza e del loro status divistico.

Ma l’evento della giornata è stato l’Incontro Ravvicinato con Giuliana De Sio, che ha introdotto il ritorno in sala, per una sera, di “Scusate Il Ritardo”. Intervistata da Fabrizio Corallo che ha attraversato con lei praticamente tutta la sua carriera, in un dialogo però troppo lungo. Un’ora e venti di chiacchiere, in sala, prima di uno spettacolo che tutti smaniano per vedere, è davvero troppo. Soprattutto perché Corallo si è concentrato poco sul film e su Troisi. Comprendiamo che la De Sio sia anche stufa di parlare sempre delle stesse cose e del suo rapporto col comico-regista, ma essendo quella una serata a tema sul film, sarebbe stato comunque opportuno parlare del film.

Muovendo dai primi passi della sua carriera l’attrice salernitana, ma vissuta a Cava dei Tirreni, ha ricordato il suo “esordio”. «Il mio primo personaggio è stato una gallina. Avevo cinque anni ed ero allieva della scuola di danza di Daniela Lombardi. Danza classica. Fui protagonista di questo spettacolo in cui interpretavo una piccola gallina che scappava ma che poi veniva acciuffata, messa in pentola e bollita».

La De Sio ha poi parlato dei suoi primi lavori a teatro e in televisione, da “Una Donna” a “La Medea Di Porta Medina” per la regia Piero Schiavazappa. «Fu in quest’ultimo che Massimo mi notò e mi strappò al cast del film di Lello Arena “No, Grazie, Il Caffè Mi Rende Nervoso”. Lello ci restò un po’ male. Ma per me il cavallo degli anni 1982/1983 è stato particolarmente fortunato. Ho girato tre film, e tre dei film più importanti della mia carriera, letteralmente uno dietro l’altro: “Io, Chiara E Lo Scuro” di Maurizio Ponzi, con cui avrei lavorato molte altre volte in seguito, con Francesco Nuti, poi venne “Sciopèn” di Odorisio e infine “Scusate Il Ritardo”. Tre film molto fortunati, tre film che hanno lanciato definitivamente la mia carriera».

Ricordando insieme a Corallo le ultime vicende infelici che hanno travolto Nuti, la De Sio ne ha parlato mettendolo a confronto con Troisi. «Erano definiti i malinconici. Era la nuova comicità venata di una certa tristezza, soprattutto nel raccontare il rapporto amoroso. È una comicità che parla sempre d’amore».

Sul suo primo incontro col regista napoletano dice: «Mi ricordo che c’era sempre questo ticchettio, anche quando giravamo. Era il ticchettio della valvola che Massimo aveva per i suoi problemi cardiaci. Non c’era mai silenzio assoluto. Me lo sono sempre immaginato, di notte, al buio e nel silenzio, con quest’affare che ticchettava senza sosta».

E se uno le chiede com’era il Troisi uomo risponde: «Aveva un’eleganza sopraffina, ed era colto. Non aveva letto molti libri, ma aveva un inconscio colto. Non gli ho mai sentito dire una banalità».

Sul film e sulle riprese in particolare, la De Sio ha confessato di non essersi “divertita” sul set, per motivi personali. All’epoca, infatti, era la compagna del regista Elio Petri, malato terminale per un tumore, che morì proprio durante le riprese di “Scusate Il Ritardo”. «Quando Massimo mi scelse gli dissi che non ero il soggetto adatto. In quel periodo soffrivo troppo per poter fare un film comico. E Massimo mi disse: “No, tu lo devi fare proprio per questo”. E alla fine ha avuto ragione, anche se non ho un bel ricordo delle riprese, da cui dovetti assentarmi anche per una settimana in seguito alla morte di Elio. Negli anni, quando l’ho rincontrato, dicevo sempre a Massimo che mi sarebbe piaciuto fare un altro film insieme, in un’atmosfera diversa. Ma l’occasione non si è presentata».

Ma com’era recitare con Troisi? «Massimo aveva dei tempi talmente imprevedibili, giocava molto sull’improvvisazione, per cui era difficile andargli dietro».

Alla fine dell’intervista, poi, prima di salutare il pubblico la De Sio ha fatto un piccolo sondaggio in sala per capire quanti non avessero mai visto il film. Si sono alzate solo tre mani.

Scrivere qualcosa su “Scusate Il Ritardo” è difficile. Forse la sequenza che lo sintetizza meglio – e non a caso quella per cui ancora, per strada, la De Sio viene fermata, come ci ha confermato ieri – è la scena che vede Vincenzo e Anna a letto, a parlare del loro rapporto, quando Vincenzo accende la radio e sente che il Napoli «sta perdendo col Cesena». È lì che sta il peso specifico di quello che è forse il più bel film di Troisi, è in quei pochi minuti che come attore, autore e regista è riuscito a raccontare in maniera universale le incomprensioni sentimentali tra i sessi, l’insuperabile divisione che si stende tra uomini e donne. Anche se non amate il calcio, quella scena parla di voi, di tutti noi. È uno dei momenti universali di un film forse non perfetto in ogni comparto ma che al tempo stesso può fregiarsi del titolo di capolavoro.

La stessa De Sio sottolineava come forse quei film da lei girati nei primi anni Ottanta non fossero proprio delle pietre miliari. A nostro parere, però, commettendo un errore di giudizio. L’universo poetico di Troisi non ha bisogno di una struttura cinematografica forte, di un linguaggio ardito, di trovate registiche originali. Il cinema, vivaddio, spesso non è affatto il risultato della somma delle sue parti, del perfetto bilanciamento di ogni suo comparto. Più volte invece vive e trionfa attraverso la forte sensibilità poetica dei suoi autori. E in questo Troisi era un “intellettuale” e un autore vero. Forse aveva letto pochi libri, forse non discettava di filosofia, ma la storie che raccontava, e quella di “Scusate Il Ritardo” in particolare, erano universali, toccavano corde che appartengono a tutti. Chiunque, oggi, può riconoscersi in Vincenzo o in Anna, o in Tonino (o Rita) e ritrovare proprio nella famosa sequenza di “Napoli-Cesena” lo spirito più genuino di un cinema di genere che non si esauriva nella sua (potentissima) carica comica, ma sapeva convogliare le battute attraverso il filtro e la sensibilità dei personaggi.

Il personaggio comico di Troisi non è un semplice meccanismo di divertimento, ma è fatto di carne e sangue, di difetti e dolcezze, di camuffamenti e difese. Alla fine del film dietro la patina di tutto l’umorismo scopriamo quel velo di malinconia che ha attraversato tutta la pellicola (ricordiamoci che la storia comincia con un funerale) e che fa di “Scusate Il Ritardo” un’elegia del “sentimento del comico”.

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