Home > Rubriche > Eventi > Napoli Film Festival: Cinema e televisione: onore e disonore?

Napoli Film Festival: Cinema e televisione: onore e disonore?

Che a Napoli non mancasse la fantasia, ne eravamo certi. Ciò che stupisce è la capacità, tutta partenopea, di trasformare ogni momento in opera d’arte e renderlo elemento unico e caratterizzante.

Succede anche nella fortezza che domina il golfo e che ospita questa undicesima edizione del Napoli Film Festival. Facile intuire la fantasiosa idea, basterà sfogliare il programma della manifestazione e leggere – appena l’uno sopra l’altro – i nomi di Robert Bresson e Giovanni Minoli.

Se è vero che l’edizione 2009 della kermesse si è presentata alleggerita dai numerosi ospiti degli anni precedenti, è pur vero che il cartellone della manifestazione stimola l’appetito anche dei cinefili più intransigenti. Cinque i concorsi che hanno preso il via alle falde del Vesuvio, cinque gare cinematografiche che sgomitano all’ombra di titoli importanti e personaggi illustri.

Ve li abbiamo accennati. Sono due celeberrimi nomi, ma la loro fama deriva da ambiti diversissimi. Uno è il francese Robert Bresson, genio della settima arte e maestro indiscusso di stile. L’altro è Giovanni Minoli, colui che ha portato la storia nella scatola esplosiva della televisione italiana.

È strano leggere i loro nomi così vicini. Eppure chi ha ideato questa edizione del Napoli Film Festival ha pensato che il pubblico potesse dividersi – senza scandalizzarsi – tra il cinema francese e quello spicchio di TV italiana rimasta fuori dalla moda dei reality.

“L’ultimo poeta del cinema”, così Gian Luigi Rondi definì Bresson, scomparso dieci anni fa. I colleghi dietro la camera da presa gli affiancarono un alter ego: Dostoevskij. Per lui la cinematografia internazionale non ha avuto altro che buone parole, approvando – con fervida ammirazione – il coraggio di apparire così sempre oltre le regole. Elegante quanto bastava per esser definito fuori dal tempo e intellettuale molto più di tanti colleghi, il regista francese giunge a Napoli con le sue opere premiate, conservate e studiate in tutto il mondo.

Pellicole misurate con la parola che i suoi attori mai dovevano urlare. Personaggi persi nella solitudine regalata dalla quotidianità. È questo e tanto altro Robert Bresson. È questo e tanti film. È questo ed è anche “Così Bella, Così Dolce“, uno dei titoli proiettati in questa seconda giornata di manifestazione in una sala piena di malinconici intenditori. Una donna, un amore forzato, un tentativo d’omicidio e un suicidio: questi gli ingredienti. Dove si nasconde l’amore quando a prevalere è l’incompletezza dell’essere umano: l’interrogativo.

Un filo interminabilmente lungo di pensieri critici potrebbe essere srotolato per Bresson e per il suo lavoro. Un filo talmente lungo che non può evitare di toccare i confini della storia.

Ecco allora il tema spostarsi verso l’ospite della serata: Giovanni Minoli, giornalista e conduttore televisivo al servizio di mamma Rai dal 1972. Il racconto della sua esperienza di autore e la sua capacità di fare scuola sul piccolo schermo sono gli argomenti del dibattito nell’Auditorium di Castel Sant’Elmo.

Cinema e televisione: due facce della stessa medaglia o due inavvicinabili rivali? La risposta valida è quella del pubblico, ma cominciare a parlarne discutendo di un buon film o esprimendo le proprie curiosità a chi di mestiere fa il televisionista, non dev’essere una cattiva idea.

Scroll To Top