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Napoli Film Festival: Corti sezione 3 – WebSeries 1

Assistere a un solo episodio di una serie, specie nel caso di quelle web della durata – spesso – più limitata, può dare una sensazione confusa, come dare un’occhiata veloce a un particolare di una storia più lunga e ramificata, a uno stile intravisto in nuce. Ne sono consapevoli gli autori, che pure presentano con giusto orgoglio il proprio lavoro alla prima delle giornate del concorso loro dedicato dal Napoli Film Festival.

Michele Pinto, autore di “Bishonnen” ci intrattiene proprio discutendo di questo “problema”, ancor più sentito per una serie come la sua in cui «abbiamo concepito gli episodi senza un ordine prestabilito. Lo spettatore potrebbe vederli secondo una successione diversa e creare così anche differenti sensi alla storia». Storia che si getta coraggiosamente nel settore fantascientifico, ragionando di salti temporali agganciati a una tematica quanto mai scottante (e non a caso protagonista anche dei corti degli scorsi giorni), quella del femminicidio. Il regista ci aiuta quindi a decifrare ciò che abbiamo visto, immagini misteriose, un personaggio mascherato che irrompe nella casa di una donna che si appresta a fare il bagno… tutto ci appare confuso, preso singolarmente. Pinto sembra consapevole di tutto ciò e ci invita a seguire interamente l’esperimento che in effetti mette curiosità.

Di tutt’altro tono, invece, “TRAVEL COMPANIONS” di Ferdinando Carcavallo che presenta l’episodio “Bassa Stagione”, l’ultima puntata di una serie che ne conta trentotto. L’idea è semplice quanto vincente: tutto ambientato in un’auto, due protagonisti, due colleghi sulla tangenziale che ogni mattina fanno insieme il tragitto per andare al lavoro. Con tono scanzonato e a volte apertamente comico.

Arriviamo dunque alla terza sezione dei corti, aperta da “Il Mese Di Giugno” di Valerio Vestoso che si apre nel giardino di pietra aperto di un ristorante, colpito da una pioggia insistente e il cadavere di una bambina, per poi procedere a ritroso, inscatolando però questa storia all’interno di una cornice: è il ristoratore a raccontarci i fatti mentre discute e filosofeggia con i genitori della bambina. Il volto del nostro cicerone narrativo è noto, si tratta infatti di Nello Mascia, che abbiamo visto in fiction (era l’antagonista Scapece in “Capri”) e film (“La Ragazza del Lago”). A fronte di una visualità molto pronunciata e una messinscena curata che mostra buona idee di regia, fa da contraltare un monologo del personaggio un po’ troppo lungo e scritto, per fortuna rivitalizzato quasi sempre dalle doti del bravo attore.

«Questo — dice il regista Vestoso — è un corto sulla curiosità. Abbiamo girato in provincia di Napoli, perché la provincia può essere la lente d’ingrandimento di determinati problemi come l’incomunicabilità e la dissociazione che abbiamo con l’esistenza, oggi, troppo presi dalla tecnologia. Mi piaceva il personaggio del ristoratore, un uomo che sta sempre dietro la cassa eppure è come se girasse il mondo grazie a tutti gli avventori che entrano ed escono dal suo locale».

Nello Mascia è presente al festival anche nelle vesti di regista con un suo cortometraggio, “Incontro Con Eduardo“, che nel titolo già ha la sua motivazione, un omaggio narrativo al grande padre del teatro napoletano del Novecento. Un incontro tra il giovane attore Ciro col mostro sacro su una terrazza. Un omaggio sentito alla tradizione teatrale partenopea, che vede nel cast oltra allo stesso regista anche Franco Iavarone.
[PAGEBREAK] “Emilio” ci riporta invece di nuovo alle strade della criminalità, anche se il suo regista, Angelo Cretella, ha scelto di allontanarsi dalla sua città e dalla sua regione per esplorare il Salento, e in particolare «quella parte più brulla e selvaggia, che poteva fornire il preciso corrispettivo ambientale alle passioni viscerali dei miei personaggi». I protagonisti sono infatti due fratelli estramemente diversi. L’Emilio del titolo è un ragazzo obeso, ingenuo, che ama soprattutto girare in moto e frequentare, per parlare, una prostituta che vive e lavora in un casolare abbandonato. Il rapporto col fratello è alimentato da un’ammirazione e affetto incondizionato, finché questo fratello, piccolo criminale, non cerca di far diventare “più uomo” il protagonista. Influenze russeauiane per un dramma che costeggia la tragedia, fatto di passioni elementari e violente, come una tragedia greca. Bravissimi gli attori, che recitano nel dialetto salentino acuendo quella sensazione di realismo e di trappola “criminale” e selvaggia che le immagini restituiscono.

Commedia ispirata a Buster Keaton e al genere slapstick americano, dai tempi dilatati, “No Signal” di Raffaele Carra, diplomato al DAMS di Bologna, mette a confronto due famiglie diverse legate però dalla televisione e dell’antenna. L’umanità raccontata è impantanata nei media, dipendente da essi. La televisione oltre che totem è anche “l’emblema dell’incomunicabilità”. Nel cast Pietro De Silva, una faccia da caratterista che abbiamo visto spesso nel cinema italiano: da “Non Ti Muovere” a “La Vita È Bella”, da “L’Ora Di Religione” a “L’Era Legale”. Insieme a Vincenzo Failla forma una coppia affiata e irresistibile, dall’alchimia perfetta.

Media e violenza, quasi il fondersi delle tematiche di “Emilio” e “No Signal”, sono al centro di “La paura più grande” di Nicola Di Vico. Al centro un padre, interpretato da Alessandro Haber, che quasi aizzato e armato dalla stampa finisce col vendicarsi con le proprie mani per lo stupro della figlia. Ma se all’inizio quel gesto sembra riportare tutto alla normalità, la realtà è ben diversa, fatta di sensi di colpa, ossessioni che cambieranno per sempre l’uomo senza che il ricordo sia cancellato dalla mente della figlia.

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