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Napoli Film Festival 2014, 29 settembre: i corti e le serie in concorso

Il concorso del Napoli Film Festival inizia con le web series, fenomeno ormai sempre più interessante, seguito e foriero di spunti per la narrativa per immagini tutta. Due i video presentati, entrambi prodotti dai fratelli Katano. E sono loro ad aprire le danze con alcuni episodi dalla loro omonima web serie, sorta di racconto ironico su alcuni stereotipi napoletani ma che via via poi prende una strada sempre più surreale, con momenti di assoluto divertimento conditi da citazioni colte, a loro volta ribaltate in senso umoristico. Questo è il caso di una sequenza “tarantiniana” dove il regista pulp viene omaggiato con la sua classica inquadratura dal basso, dall’interno… non del solito bagagliaio ma dalla tazza di un gabinetto che non vuole sentirne di funzionare, finché i due protagonisti, stufi, decidono di “terminarlo” a furia di pistolettate che “esplodono” tuttavia accompagnate dalle scritte da fumetto “bang”.

La seconda web serie è invece “Il mestiere più antico del mondo” di Ferdinando Carcavallo di cui si presentano alcuni episodi, tra cui quello intitolato “L’Uccellaio”. I registi mescolano i linguaggi, in particolare quello del cinema e del video con quello del fumetto semi-animato, accompagnato dalle voci degli attori che recitano le battute dei ballons. Presente in sala l’interprete Chiara Clemente.

Venendo invece ad alcuni dei titoli in concorso per il miglior corto, presentati nella prima giornata di festival, iniziamo con “Nessuno vuole morire” di Giovanni Prisco che raccontando una storia che intreccia siciliani e rumeni, osservata dal punto di vista dei secondi, da un lato mostra il ribaltamento di alcuni schemi mentali, affidando allo straniero il ruolo dell’osservatore che lo mette comunque al centro di discriminazione e soprattutto ribaltando i ruoli e trasformando una storia semplice in una tragedia di prospettiva. Prisco, originario di Sessa Aurunca, così ha definito il ruolo della donna, nel corto: «La donna è un po’ l’Italia puttana, lo Stato, la politica e il potere. Questa è una storia di abusi di potere, a ogni livello, a diversi livelli. Ed è un atteggiamento che spesso può sfociare in tragedia».

Il corto è stato presentato a Cannes e ha avuto una luna gestazione, anche perché posticipato di anno in anno. «La regione Sicilia» continua Prisco, «che avrebbe dovuto mettere i fondi, ne aveva stanziati 10000 nel 2010, ma nel 2012 già erano diventati 8000. Il fatto è anche ancora non abbiamo avuto soldi, e non siamo ancora riusciti a pagare gli attori che hanno realizzato con noi il corto – di 20 minuti – in soli cinque giorni.

L’atto folle del signor T” invece,  di Pasquale Cangiano e Luigi de Gregorio, racconta l’emarginazione della follia. Il corto è ambientato in una clinica psichiatrica in cui il signor T del titolo, interpretato da Ernesto Mahieux, che compie i fatidici sessant’anni. Un uomo che ha rinunciato a vivere oltre, che alla sanità e alla libertà, finché non gli viene mostrato un modo per fuggire. Ma fuori, la vita di un folle è davvero migliore? Non sarà emarginato ancora di più da una società spaventata dai diversi? Il corto funziona poco, nonostante la bravura dell’attore, a causa di un’eccessiva pressione del racconto a tesi che si traduce in dialoghi e pensieri troppo esplicativi.

Nei commenti post visione dopo che i registi hanno ringraziato l’attore per il supporto e per aver accettato di lavorare con loro, Mahieux è partito con una filippica contro i produttori italiani. A suo dire negli ultimi sei anni ha perso qualcosa come sessantamila euro per lavori mai pagati. «Dopo le riprese i produttori prendono la loro strada, girano l’angolo e non si fanno più vedere». Mahieux, con acida ironia, cita anche il caso capitatogli con Lorenzo Flaherty, attore che a suo dire avrebbe organizzato e realizzato un film mai uscito e che nel frattempo si è “dimenticato” di pagare gli attori.

O’ Marchese – The Story of a Homeless” racconta un dramma oggi sempre più frequente, la riduzione a nullatenente, a uomo di strada per chiunque, improvvisa. O Marchese racconta spesso in soggettiva la propria vita e la macchina da presa si sostituisce ai suoi occhi. Così lo vediamo aggirarsi per le strade del decumano e soprattutto diventare oggetto di scherno e derisione da parte dei ragazzini. Una fotografia però ribalterà e ridefinirà i rappporti. Tutti i giovani attori erano presenti in sala, in composto silenzio nel guardarsi sul grande schermo. A loro vanno i complimenti, insieme al regista Marco Maraniello che li ha diretti, per la naturalezza e il realismo della loro recitazione.

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