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Napoli: Vedi Napoli e poi…

Una città affascinante e contraddittoria, magnetica e dannata. Abel Ferrara è solo l’ultimo di una lunga serie di artisti catturati da Napoli.

Napoli Napoli Napoli e ancora Napoli. Cinema, tivvù, libri, giornali e musica sembrano non smettere di ripetere il nome del capoluogo campano. Vedi Napoli e poi muori, si diceva un tempo lasciando intendere che di più bello non poteva esserci. Ma oggi si muore davvero a Napoli, e non solo negli agguati di camorra, non solo durante una rapina per portar via pochi euro. A Napoli muoiono le aspettative, muore l’entusiasmo, muore la cultura che da sempre alloggia in città. A Napoli – è questa la verità – muore il buon senso. E le vittime sono le stesse persone che passeggiano ogni giorno sul lungomare di Mergellina, le stesse che – ogni mattina – dall’alto della Certosa di San Martino salutano la propria città. Le vittime sono al cinema, a vedere “Gomorra”; le vittime sono tutti quegli spettatori che tornano a casa con l’amaro in bocca. Le vittime lottano con le parole e di quelle parole ne pagano le pesanti conseguenze. Le vittime sono nei musei – i più importanti del mondo – della città, quando, una volta entrati, si trovano dinanzi a gallerie chiuse e lavori in corso. Le vittime viaggiano sui treni e sugli autobus che tutti temono. Le vittime sono i bambini delle periferie costretti a giocare a pallone tra i cumuli d’immondizia. Le vittime hanno il volto dei napoletani, prima ancora che dei turisti.

Tutte vittime dello stesso male che da anni intasa la vita quotidiana del capoluogo che abbraccia il Vesuvio e i Campi Flegrei. Non è facile vivere a Napoli, non più. Se la fuga dei cervelli è un problema che si estende all’intera nazione, il fuggi fuggi partenopeo porta lontano anche il cuore. Non più gli emigranti per lavoro, ma persone stanche di non dormire tranquille. “Non ci tornerò più. Anche perché la città di una volta è scomparsa, volatilizzata”. Questo ultimo addio a Napoli arriva da Erri De Luca che in un’intervista per il settimanale “L’Espresso” si lascia andare sui problemi storici della sua terra, quelli più gravi degli attuali. Lo scrittore, fuggito dalla propria città a diciotto anni, punta il dito contro l’amministrazione. E dell’indifferenza della politica nei confronti di Napoli parla anche Giorgio Bocca in Napoli Siamo Noi. “Gli stessi problemi dell’intera Italia, ma elevati a potenza”, questo afferma lo scrittore piemontese. Strano, però, sentir parlare di indifferenza; non vi sembra di sentire spesso il nome della città che fu dei borboni?

Deve aver giocato su questo continuo mormorio su Napoli il regista Abel Ferrara che presenterà qui al Lido – nella sezione Orizzonti – il suo ultimo lavoro dal titolo Napoli Napoli Napoli, per l’appunto. Un docu-film nel quale il documentario sulle donne del carcere di Pozzuoli si intreccia alle storie di tre personaggi che raccontano la vita a Scampia e nei Quartieri Spagnoli, luoghi oramai noti ai cinefili. Un film a Napoli suscita sempre le stesse domande, e – come spesso accade – qualche bufala qua e là, come quella che parlava di un colpo di pistola verso il regista durante le riprese. “Napoli ci ha accolto benissimo. Le pare che se qualcuno avesse sparato contro di me, ci sarei ritornato?”, risponde Ferrara a “Vanity Fair”. “Il problema è un altro: perché si vogliono scrivere queste cose su Napoli? Qual è l’atteggiamento verso questa città?”, prosegue con tono adirato il regista americano.
[PAGEBREAK] Napoli fa notizia, questo è certo. Ma riesce a far notizia solo se l’articolo in questione fa leggere ciò che un qualunque malpensante penserebbe di Napoli. Sparatorie, furti, rapine, spazzatura, camorra, baby criminali? Tutto nella norma, questo è il sud, direbbe qualcuno. Ed ecco che il tempo e i cattivi eventi lasciano andar via dalle notizie anche il folclore e il colore di una terra da sempre ancorata alla sua cultura fatta di teatri – sparsi ogni dove per la città -, di storia, di musica, di letteratura, di filosofia e di cinema. Sì, perché la settima arte non ha mai preso le distanze dal capoluogo campano, dalle prime riprese sulla Riviera di Chiaia dei fratelli Lumiere, passando per il Neorealismo, per Totò e Troisi, fino ad arrivare alla scuola partenopea attuale, con a capo Matteo Garrone: Napoli Milionaria!, L’Oro di Napoli, Miseria e Nobiltà, Il Decameron, Operazione San Gennaro, Mi Manda Picone, Scusate il Ritardo, Così parlò Bellavista e il recente strabiliante successo di Gomorra. Napoli non ha mezze misure, ciò che accade è sempre eccessivo, ed eccessiva sarà anche la reazione del resto del mondo. Napoli è l’esplosione della vita, quando ti accorgi che non è tutta camorra quella che viene a galla. Napoli è l’esplosione della gente che sa accoglierti nelle pizzerie e nei ristorantini di cucina tradizionale. Napoli è l’esplosione della natura, in una terra che parte dal mare e sul capo del monte (Capodimonte, appunto) ospita il museo d’arte moderna più importante d’Europa. Napoli è l’esplosione della storia, perché di qui son passati tutti.

Napoli è l’esplosione delle parole, delle note e delle immagini. Ce lo dicono tutti: scrittori, musicisti, pittori e cineasti. Ora ce lo dice Abel Ferrara che, a suo modo, ha voluto scendere in campo per metterci una buona parola.

Insomma, vedi Napoli e poi… ne parliamo!

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