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Nasce il Comitato Governativo Anti-Pirateria

Mentre la FPM pubblicava le stime sulla pirateria del 2008, che evidenziavano come il 95% dei download di musica sia illegale e come il valore di questo business si aggiri intorno a 300 milioni di euro (superando il valore dello stesso mercato discografico nazionale, che nel 2007 aveva fatturato 266 milioni di euro), nasceva il Comitato Governativo Anti-Pirateria.
Il nuovo organo pubblico, richiesto dal Ministero dei Beni Culturali e coordinato dal segretario alla Presidenza del Consiglio, ex commissario SIAE, Mauro Masi, studierà misure per frenare il fenomeno della violazione dei diritti d’autore che, ogni anno, produce un danno di oltre cinque miliardi di euro allo Stato italiano.
Sebbene la pirateria informatica sia uno dei problemi principali sul quale il comitato intende concentrarsi, lo stesso dovrà studiare anche il fenomeno della contraffazione delle merci.

L’attuale legge non va“, ha commentato Masi, riconoscendo che non è con l’inasprimento delle pene che si risolve il problema (avevamo fatto la stessa riflessione qualche settimana fa).
Nel giro dei prossimi tre mesi, quindi, il nuovo organo incontrerà tutti i rappresentanti del settore, compresi quelli del mondo di Internet, per raccogliere idee e trovare una strategia efficace nella lotta al fenomeno.
Scopo evidente del comitato sarà quello di suggerire al Parlamento le modifiche alla legge sul diritto d’autore, coordinandone il testo con l’era digitale nella quale viviamo. Alla prima fase di studio e di ricerca, dunque, ne seguirà un’altra di natura e competenza prettamente legislativa.
Il Comitato dovrebbe, quindi, esercitare una sorta di iniziativa legislativa. Ma, a riguardo, lo stesso Masi non esclude che il risultato finale possa essere una semplice “autoregolamentazione” del settore.

Masi sembra un uomo di vedute moderne e pratiche quando dichiara che “non c’è alcun intento repressivo dei confronti del fenomeno di Internet: sarebbe tecnicamente impossibile ma anche culturalmente sbagliato (…). È necessario trovare un punto di equilibrio fra libertà individuali, interesse pubblico, diritti d’autore e sviluppo economico del Paese“. Il Segretario, che ha infine riconosciuto il fallimento della legge Urbani antipirateria, ha anche detto che i risultati cui perverrà il comitato saranno pubblicati su Internet. Sul sito del Governo, inoltre, sarà aperto un forum dove ognuno potrà esporre le proprie considerazioni, previa registrazione.

Ritorniamo sulla lungimirante espressione di Masi: reprimere internet sarebbe “tecnicamente impossibile, ma anche culturalmente sbagliato“.
Tecnicamente: a riguardo, tempo fa, avevamo parlato di prigioni troppo piccole per contenere tutti gli internauti.
Culturalmente: l’opinione pubblica, ormai, non percepisce più come reato la violazione del diritto d’autore, vuoi perché l’industria discografica e cinematografica hanno a lungo rivestito il ruolo di parte contrattuale forte, vuoi perché il furto di un prodotto immateriale non viene percepito nella sua gravità.
Ma, nello stesso tempo, i diritti (e quindi il copyright) devono pur sempre trovare tutela, altrimenti verrebbe meno la stessa base dello Stato democratico moderno. È quindi sulle modalità di “retribuzione” della proprietà intellettuale che il comitato dovrà muoversi. Si pensi, a riguardo, ai recenti esperimenti di finanziamento dell’Autore attraverso la pubblicità visibile sulle pagine del download gratuito.

Riteniamo, tuttavia, che ben poco potrebbe fare il nostro paese senza un coordinamento che giunga almeno a livello comunitario. È infatti la stessa diffusione mondiale delle opere musicali e cinematografiche a costituire il principale limite alla tutelabilità delle stesse.

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