Home > Recensioni > Nastrond: Muspellz Synir
  • Nastrond: Muspellz Synir

    Nastrond

    Data di uscita: 15-02-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Nuovo approdo sulla riva dei morti

Il ritorno dei Nåstrond è all’insegna del chaos.
Chaos non solo a livello tematico/lirico (sul filo della corrente occulta che dominava il black metal) ma anche nella creazione di questo “Muspellz Synir”, disco difficile e che mette a dura prova la pazienza, punto a sfavore di un qualsiasi disco ma difetto imperdonabile quando a cadere in certi errori è un gruppo che ha alle spalle niente meno che 15 anni di carriera.
Il nome Nåstrond cominciò a circolare in quel di Gotheborg e tra il ’95 e il ’96 incisero un dittico di ottimi dischi, non capolavori ma nemmeno da far passare sotto silenzio, che li portò alla notorietà sulla scia della positiva congiuntura del periodo per la Scandinavia tutta. “Totenslaut” e “Age Of Fire” tracciarono principi rimasti solidi negli anni… ma è il mondo circostante ad essere cambiato nel frattempo.
Un disco che oggi alterna mid-tempo e momenti caotici, coprendo tutto di una coltre occulto/mistica piuttosto sbrigativa (la litanica invocazione di “Agios” o l’ambient raffazzonato di “Passing Beyond Light” non sono certo valori aggiunti), non stupisce come 10 anni fa i confini di un certo sound siano stati spinti in avanti e la sola produzione old style non può ricreare un’atmosfera che oggi è da ricercarsi in altre soluzioni.
Una certa classe emerge dal magma musicale in un brano come “Svarta Stränder (Digerdöden)” e in diversi passaggi i Nostri danno saggio delle loro capacità, catturando l’attenzione con un sound morboso e non privo di fascino negli episodi più riusciti. Purtroppo agli sprazzi di genio fan da contraltare pezzi senza capo né coda: troppi momenti banali (come “Calling The Serpentine”) indeboliscono alla base un disco che in 54 minuti comprime 14 brani, i quali non fanno in tempo a svilupparsi a dovere per via della loro breve durata. Quel particolare feeling gelido, più volte ricercato e sfiorato, mai si concretizza in pieno a causa di arrangiamenti tagliati con l’accetta e un songwriting approssimativo.
I più temerari cultori degli anni bui possono avventurarsi nell’ascolto, scavando tra i solchi per riscoprire brandelli di passato musicale, ma in questo caso non è detto che il gioca valga la candela.

Scroll To Top