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  • Nasum: Doombringer

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Non si vive di soli ma…

Definire un album grindcore riflessivo potrebbe sembrare paradossale, per via della natura violenta e aggressiva del genere, eppure, ascoltando “Doombringer”, album live dei Nasum, si sollevano domande, fantasie e pensieri.
Questa band ha lavorato duramente dagli esordi, iniziando con l’emulare gruppi classici come Napalm Death e successivamente costruendo un proprio sound, diventato a sua volta capostipite di quella che è considerata la seconda ondata grindcore; una storia difficile fatta di denuncia sociale, ritmi incalzanti, voce sporca e realtà estremizzate ma anche da eventi drammatici che ne hanno segnato la fine.
Eppure le domande su come potrebbero essere i loro lavori oggigiorno sono indomabili, visto che sembravano predisposti a grandi progetti grazie alla loro bravura e all’orda di fan conquistata saldamente, quesiti che con prepotenza emergono dai 25 minuti di rabbia espressa da questa registrazione tenutasi durante l’ultimo tour ad Osaka nel 2001, con l’intera line up e alla presenza dei brani più rilevanti dei loro passati lavori.
Si può percepire l’energia devastante dei Nasum, traccia per traccia, ma è quando vengono eseguite “Inhale/Exhale” e “Scoop” che i brividi scuotono l’ascoltatore e ogni tipo di difesa crolla: batteria che pesta senza pausa, chitarre distorte e la voce livida di Mieszko…. questo è Grind! Vittime e carnefici, non c’è via di scampo!

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