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Nathalie: La voce graffiante di un’anima rock

“Anima Di Vento” è il secondo album di Nathalie, uscito il 17 settembre, che dà il nome anche a una delle canzoni. Nell’album traspare molto l’ indole rock della cantautrice a differenza del suo precedente lavoro “Vivo sospesa”. Questa sua ultima creazione vanta della collaborazione di artisti di un certo calibro come Franco Battiato, Raf e Toni Childs. Dopo la sua vittoria nella quarta edizione di X Factor, Nathalie ha trascorso due anni di pausa creativa per poi tornare in scena con “Anima di vento”, suo disco di inediti. Ho avuto il piacere di farmi una bella chiaccherata con Nathalie, e ho scoperto che, oltre ad essere molto brava, è anche molto dolce e disponibile.

Come nasce l’idea del nuovo album e come mai hai deciso di intitolarlo così?
“Anima Di Vento” proprio come concept è nato in questi ultimi due anni che ho trascorso in maniera tranquilla. Ho sentito il bisogno di riprendermi un nuovo equilibrio perché nella mia vita erano cambiate moltissime cose, in modo positivo ovviamente. Ho scritto tante nuove canzoni e con l’aiuto del mio produttore artistico, Francesco Tosoni, abbiamo selezionato le tracce che reputavamo più adatte. Il mio intento, fin dal principio, era quello di realizzare un album molto coerente, ovvero che avesse un filo conduttore. La scelta del titolo “Anima Di Vento” racchiude un po’ il concept di tutto il lavoro. Io sono legata a immagini un po’ volatili come è percepibile anche in “Vivo Sospesa”, che risulta in qualche modo “impalpabile”. In “Anima Di Vento” vedevo sia il lato interiore su cui andavo a scavare, sia un lato più concreto, perché il vento come elemento può essere molto forte. È un titolo riassuntivo, quindi. A livello di scelta nella sonorità dei brani stessi ho cercato di trovare un nuovo equilibrio tra il mio lato più rock e grintoso e quello più intimo.

In “Anima Di Vento”, “Come Polvere”, “Sogno D’Estate”, torna il concetto di vento. Questo vento cosa rappresenta?

Si, devo dire che non è una scelta razionale. Effettivamente ci sono delle immagini ricorrenti nelle canzoni che abbracciano un po’ uno dei temi importanti. Per me l’immagine del vento esprime un qualcosa di volatile, ma allo stesso tempo forte e materico. Tra gli altri elementi che ricorrono nei miei brani vi è anche quello del fuoco. Devo dire che, in generale, sono molto legata agli elementi: acqua, fuoco, terra (ride, ndr).

La scuola di canto, la tua band, la vittoria a X Factor, la partecipazione a Sanremo. Cosa ti hanno dato tutte queste esperienze e come sei cambiata durante questo percorso?
La mia esperienza con i Damage Done è stata solo una parentesi, in realtà, delle tante cose che mi sono ritrovata a fare. È stata una parte della mia esperienza molto positiva ma già da parecchio tempo mi dedico solo alle mie canzoni e al mio progetto da solista. X Factor è stata un’esperienza molto positiva sia dal punto di vista umano che per tutte le possibilità che mi ha offerto. Mi ha dato la l’occasione di raggiungere molte più persone con la musica che faccio, e questa secondo me è una grandissima opportunità. Nello stesso tempo, però, cambiano gli equilibri. Ho avuto il bisogno di guardarmi allo specchio e di dirmi “Ok, a che punto sono arrivata adesso?”. Sanremo è stata un’esperienza unica, una di quelle cose in futuro rifarei con piacere. La settimana di Sanremo è stata incredibile. È tutto molto concentrato, molto intenso e in una settimana succedono tantissime cose. Non solo la possibilità, quindi, di cantare sul palco dell’Ariston che già da sola basterebbe a giustificare l’importanza di questa esperienza, ma anche il rapportarci a una realtà parallela. La settimana a Sanremo è come un periodo di festa, di grande caos, però positivo. Io non credo che nella vita si cambi totalmente da un giorno all’altro, ma sono delle esperienze molto forti che danno una scossa alla vita. Nel mio caso ho cercato semplicemente di ritrovare la mia dimensione personale in maniera serena, che ritengo sia la cosa più importante.

Com’è stato collaborare con artisti del calibro di Raf e Battiato?

È stato bellissimo. Con Raf avevamo già collaborato due anni fa su “Numeri”, che è un suo brano, insieme a Frankie Hi Nrg. Questa per me era stata una bellissima sorpresa. Non ci conoscevamo ancora di persona, ma lui mi ha chiamato proponendomi questa collaborazione. Avevo voglia di ospitarlo anche io in una parte del mio album e lui ha accettato, così ha scritto anche una parte del testo. Sono molto contenta perché ha dato un colore al brano: ha rispettato ciò che c’era ma allo stesso tempo ha aggiunto la sua vena musicale. Sono felicissima del risultato. Franco Battiato è un altro sogno che avevo. Due anni fa ho aperto alcuni suoi concerti e da lì siamo rimasti in contatto. Non ero sicura che lui accettasse, perché chiaramente è un personaggio di altissimo livello artistico. Quando ha accettato io non ci potevo credere, mi ha fatto un grande regalo nel partecipare a “L’Essenza” e vi ha dato anche un suo importante aspetto stilistico. Anche la collaborazione con la cantautrice statunitense Toni Childs è molto importante per me. Non la conoscevo personalmente, ma solo artisticamente. Sono riuscita a contattarla e lei ha accettato la mia proposta di collaborazione nel brano “La Verità”. Chissà che questa collaborazione non prosegua in futuro in qualche altro modo.

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Cosa c’è di diverso in “Anima Di Vento” rispetto all’album precedente?
“Anima Di Vento” sicuramente ha un equilibrio diverso perché rappresenta quello che vivo adesso io come persona. C’è un aspetto più concreto che traduco musicalmente con il rock, quindi un aspetto più grintoso. In “Vivo Sospesa” l’aspetto rock c’era ma era un po’ meno definito. In “Anima di Vento” abbiamo fatto con il mio produttore un lavoro di scelta nella sonorità. Anche a livello di testi ho cercato di esprimere ciò che volevo in maniera più precisa rispetto all’album precedente.

Quanto c’è di te nelle tue canzoni? Qual è tua maggiore fonte di ispirazione?
Sicuramente molte canzoni rappresentano in qualche modo un mio stato d’animo o un momento particolare che devo superare. In altri casi c’è un po’ di autobiografico, in altri, invece, sono io che filtro attraverso la mia musica quello che vedo. Ridursi a scrivere qualcosa di autobiografico sarebbe un po’ povero. Ci sono talmente tante cose che accadono e che si possono esprime nella musica, che sarebbe riduttivo limitarsi all’autobiografia. Il brano “L’Essenza”, in realtà, è molto personale, ed è incentrato sull’amore ideale. Non si può ridurre alla mia esperienza ma sicuramente vi è legato. “Anima Di Vento”, invece, è una dedica ai miei due nipotini. Attraverso il loro sguardo mi sono rivista in qualche modo, vedere i primi passi di un bambino, le prime cose belle che escono fuori e, in particolare, le prime potenzialità di un individuo. Tra l’altro è bello pensare che i bambini abbiano la capacità di vedere oltre, di poter immaginare con la fantasia ciò che ancora non esiste.

“Soul Of Paper” è una delle canzoni più introspettive di questo nuovo album, e tra l’altro una di quelle che mi ha colpito di più. Mi incuriosisce sapere come nasce questa canzone?
Questa è una canzone molto personale. In realtà è una delle due facce che risalgono al periodo precedente alla mia partecipazione a Sanremo. L’ho scritta un anno fa. Non entro nel dettaglio perché sono cose personali. È una canzone che nasce in un periodo di rinascita dopo un periodo difficile. “Soul Of Paper” è una sorta di primavera di rinascita molto profonda. È una canzone molto importante per me. Mi ha insegnato tanto. Le canzoni quando vengono hanno qualcosa da portarmi: mi servono per superare un periodo, oppure anche per cristallizzare cose molto belle e positive come “L’Essenza”, per esempio.

Se dovessi scegliere di cantare solo una tra tutte le tue canzoni di questo nuovo album, come tuo cavallo di battaglia, quale sceglieresti?
È difficile (ride, ndr). È come scegliere tra i vari figli! Sicuramente quella che hai menzionato “Soul Of Paper” nella mia vita è una canzone decisamente importante. Quindi, sceglierei quella, senza nulla togliere agli altri brani. In realtà, ce ne sono tanti a cui tengo in maniera viscerale, però “Soul Of Paper” per me è una canzone di rinascita dall’oscurità alla luce, ovvero riemergere alla bellezza, alla creatività, alla vita, nel senso più positivo del termine.

Accompagni quasi sempre le tue canzoni con il pianoforte. Come nasce la passione per questo strumento? Pensi sia quello migliore per valorizzare la tua voce?
Si, è vero che molti mie brani nascono al pianoforte perché è la natura dei brani che lo richiede. Da bambina avevo il piano acustico a casa e ho iniziato a strimpellare. Mi affascinava particolarmente come strumento. Poi, l’ho riscoperto anni dopo, da ragazzina. È uno strumento molto utile per scrivere, per comporre melodia, anche se alcuni brani mostrano il contrario. A livello compositivo, sicuramente, mi tira fuori un aspetto più melodico, anche delicato nella voce potenzialmente. Non riesco a scegliere perché mi piace anche la chitarra che, al contrario, tira fuori da me un aspetto più rock, più spontaneo, di “pancia” diciamo. Ogni strumento, senza dubbio, aiuta a tirar fuori un aspetto diverso di noi.

Hai già qualche progetto in mente? Prossimi tour?

Sono tanti i progetti. Sicuramente quello più a breve termine è suonare dal vivo. Andremo in giro per l’Italia e anche fuori. Posso già dare sicuramente la data del 29 novembre a Roma all’Auditorium Parco della Musica. Roma è anche la mia città e per me è un gradito ritorno all’origine alla città in cui vivo e in cui sono cresciuta (ride, ndr). Vi aggiorneremo senz’altro via web al più presto.

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