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Il riflesso dei tempi

Quasi trent’anni fa non si ascoltava altro che heavy metal, tre anni fa la moda osannava gothic e pallide dark lady, i prossimi tre mesi vedranno i riflettori puntati sulla nuova scena prog/power in gorgogliante fermento.
Il debut album degli svedesi Nation Beyond diventa specchio di questa nuova realtà libera dai formalismi di genere, che predilige la commistione sensoriale alla linearità del monotematismo. “The Aftermath Odyssey” dà voce all’esigenza di Jonas Karlgren e Joakim Hedestedt di svincolarsi dai legami con le origini industrial/death che li hanno formati e consacrati per sperimentrarsi su un rinnovato piano compositivo scevro da costrizioni stilistiche. La commistione di riff prog-oriented e l’impostazione melodica dei brani certifica l’apparteneza dell’album al panorama musicale poc’anzi descritto, ma la presenza di elementi unici e avvaloranti lo elevano dalla, seppur qualitativamente valida, media.
La presenza di un concept, una storia di amore, morte e tradimento dopo un’apocalisse nucleare, ad unificare il fluire dell’ascolto, l’impianto epico (“The End”, “A Rainy Day In Hell”) e gli arrangiamenti sinfonici (“The Council”) delle canzoni a consolidare il mood, le linee di tastiere e voce femminile malinconicamente gotica risultano convincenti e di buona fattura, premiando ulteriormente un prodotto già di per sé interessante.
Sembrerebbe proprio che la nuova stella nel firmamento Burning Star Record brilli già di luce propria.

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