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National Theatre Live – Medea al cinema

Il 7 aprile, solo per un giorno, Nexo Digital porta nelle sale cinematografiche italiane, direttamente dal palcoscenico del National Theatre di Londra, una nuova rappresentazione di “Medea” di Euripide, nella moderna versione di Ben Powell, diretta della regista britannica Carrie Crackness e interpretata da Helen McCrory (sul grande schermo l’abbiamo vista in “The Queen”, “Harry Potter” 6 e 7, “Hugo Cabret”).

La versione del mito di Medea raccontata da Euripide non è certo l’unica presente nella tradizione, ma è quella in cui il conflitto, quello tra culture e norme sociali differenti, emerge con più vigore.

Medea, maga della Colchide, è una donna in esilio, a causa della scelta di tradire la Patria per aiutare l’amato Giasone a trafugare il Vello d’Oro. La legittima punizione del tradimento del consorte, che ha infranto le promesse coniugali per ottenere una condizione sociale migliore tramite il matrimonio con la figlia del re di Corinto, arriva a travalicare la “giusta misura”, risolvendosi nell’atto più terribile a cui si possa pensare: l’omicidio premeditato dei figli da parte una madre.

Il testo di Ben Power sceglie di raccontare la versione di Euripide in un adattamento che si pone a metà tra il mondo classico e quello moderno. Al centro non vi è più una riflessione culturale, ma quella che si potrebbe definire “psicoanalitica”. L’attenzione si focalizza sullo stato emotivo di questa donna tradita e danneggiata, ma determinata nell’applicazione del suo personale codice di giustizia. Come dice la stessa Helen McCrory nell’introduzione che precede la registrazione della rappresentazione, Medea non è “pazza” nel senso ordinario del termine: sa che arrecando il terribile dolore al padre dei suoi figli, danneggerà irrimediabilmente anche se stessa, ma pianifica la sua vendetta analizzando le conseguenze e traendo conclusioni che le appaiono razionali.

Questo conflitto emerge con grandissima forza nell’interpretazione lucida e disperata di Helen McCrory, al cui confronto tutti gli altri interpreti spariscono. Sul palco sembrano esserci solo Medea, il sui profondissimo dolore e l’incontenibile furore, che entrano in scena ancor prima della donna, quando il suo urlo straziante emerge dalla foresta adiacente alla sua casa. In questo contesto, la scenografia su due piani disegnata da Tom Scutt risulta particolarmente efficace. La casa di Medea, dall’arredamento essenziale e contemporaneo, la tappezzeria logora e i colori spenti, è posta al piano inferiore, mentre sullo sfondo si apre un sipario, al di là del quale una fitta foresta cresce direttamente dal pavimento. Il piano superiore, invece, è riservato alle vicende ambientate alla corte di Corinto, i cui colori sfavillanti si contrappongono al grigiore del mondo di Medea.

C’è una sorta di gusto per l’orrore nella resa scenica, ispirata, per stessa ammissione dei membri della produzione, a pellicole come “Shining”, “Amityville Horror” e “Carrie”. Questa scelta scenografica e la colonna sonora dissonante contribuiscono a creare una sensazione di disagio palpabile. Purtroppo, nel tentativo di sottolineare l’atmosfera angosciante, si sceglie una rappresentazione eccessivamente drammatica del coro, le cui danze convulse sfiorano quasi la parodia. Una piccola sbavatura, che però non riesce ad intaccare tutto il senso di tensione che continua a crescere, fino allo spaventoso climax finale, che rinuncia all’espediente del deus ex machina per un approccio più realistico e che lascia, in qualche modo, più sgomenti.

Questa versione appare così molto più interessata all’approfondimento del personaggio e la riflessione sulla natura umana, lasciando sullo sfondo le problematiche sociali e culturali che si possono ritrovare in altri adattamenti moderni, tra cui quello di Pier Paolo Pasolini, dove il conflitto tra società rurale e urbana risulta centrale, e quello spiccatamente femminista di Christa Wolf, dove la variante eziologica del mito in cui sono i Corinzi ad essere responsabili dell’orrendo delitto, diventa occasione di riflessione sull’identità e la diversità femminile.

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