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Neanche la pioggia può fermare il Blasco

San Siro, 6 giugno 2008. A dispetto di un clima che dovrebbe ormai essere estivo, piove. Piove a dirotto e fa anche piuttosto freddo. Le condizioni metereologiche non hanno però spaventato i 70000 fan di Vasco Rossi, tutti presenti all’appello.
A riscaldare l’atmosfera ci pensa lui, l’unica rock star italiana ancora capace di riempire gli stadi e i palazzetti sportivi.
Ventotto canzoni in scaletta, tre ore di concerto quasi senza sosta e una carica trascinante che sarebbe capace di smuovere gli animi più algidi e aridi.
Vasco inizia con le canzoni del nuovo album “Il Mondo Che Vorrei” e San Siro si infiamma; un pubblico trasversale, da adolescenti che non erano ancora nati quando lui già intonava “La Nostra Relazione” nel lontano 1978 a uomini e donne di mezza età che per una sera rivivono con nostalgia e passione le avventure di una vita scandite dalle note del Blasco.
L’atmosfera che si respira è magica, è intensa, è unica. Una volta nella vita forse tutti dovremmo assistere ad un concerto di Vasco perché è in quell’occasione che si ha l’opportunità di vivere sulla pelle e nelle ossa la grinta e il carisma di un artista che per la quattordicesima volta sbanca allo stadio Meazza.
Nonostante il diluvio incessante il clima si fa incandescente sulle note di “Siamo Soli”, “Canzone”, “C’è Chi Dice No”, “Vita Spericolata” e “Brava Giulia”, classici mai tramontati e conosciuti da tutti.
È fuori discussione, che piaccia o no, che lo si ami o non lo si sia mai sopportato, Vasco Rossi trascina le folle, l’empatia che si stabilisce con il pubblico è qualcosa che si riesce a percepire nell’aria, non si tratta di UN concerto, ma DEL concerto per antonomasia.
Insieme a lui una band strepitosa composta da chitarristi, batterista, bassista, corista, sassofonista e flautista impeccabili, nella forma e nella sostanza, che si guadagnano a pieno diritto momenti di assolo da brivido.
Non sono mancati due medley delle canzoni più famose, da “Sally” a “Canzone” a “Asilo Republic”, leitmotiv che tutti abbiamo intonato a squarcia gola sfidando le nuove norme acustiche che hanno imposto una diminuzione dei decibel emettibili.
Come di consueto il concerto si chiude con l’immancabile “Albachiara” e nell’aria il profumo di Vasco siamo sicuri resterà a lungo.

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