Home > Recensioni > Near Death Experience

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Niente di esoterico. Il titolo, anzi, è ironico. Quello dell’unico personaggio di questo film (interpretato dallo scrittore Michel Houellebecq) è un tentativo di quasi morte. Paul, così si chiama, una sera esce “a comprare le sigarette” per non tornare più. In sella alla sua bici si avventura sulle montagne per tentare il suicidio. Una serie di incontri con altri escursionisti interrompe i suoi tentativi. Il suo soggiorno forzato sulle montagne diventa l’occasione per farsi degli esami di coscienza sulla sua vita e sulla vita in generale, su sua moglie e i suoi figli.

Near Death Experience” fa la sua bella figura nella sezione Orizzonti di questa edizione della Mostra, raccontando la storia di un suicidio con toni grotteschi e con la stupefacente presenza fisica del romanziere e poeta francese come attore protagonista praticamente assoluto. Invecchiato come nessuno poteva immaginare, Houellebecq si presta col corpo e con le parole a una disamina depressiva della vita familiare del suo personaggio. Se col corpo ha atteggiamenti insoliti per un uomo della sua età e nel suo stato (scala montagne, balla, costruisce totem di pietra), con i suoi monologhi fuori campo secerne aforismi ad uso e consumo di ogni nichilista in sala. Ma i registi Benoît Delépine e Gustave Kervern riescono a conciliare le deprimenti sentenze di Houellebecq con lo humor nero che si addice loro.
Attenzione però a scambiarlo per un film divertente, o almeno a sentirsi in colpa per averlo trovato tale.

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