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Negramaro: Non solo musica

I Negramaro hanno tenuto la loro conferenza stampa per l’inizio del tour “Casa 69″ al Teatro Valle, scelta non casuale ma legata alla volontà del gruppo di dare il proprio sostegno all’iniziativa. Il Teatro Valle è stato occupato nel mese di giugno da un gruppo di artisti e operatori nel settore per protestare contro lo stato dell’arte nel nostro paese e per salvare la storica struttura dalla chiusura alla quale era condannata dopo lo smantellamento dell’Ente Teatrale Italiano. Ecco le domande che sono state rivolte ai sei artisti salentini che hanno iniziato ringraziando i ragazzi del Valle e spiegando le ragioni della loro adesione al movimento.

Giuliano Sangiorgi: Grazie dell’ospitalità, grazie a questo teatro incredibile! Credo che le origini della musica e del cinema siano nel teatro, che merita grande rispetto. Rispettare il teatro, però, non vuol dire guardare posti come il Valle come fossero una bomboniera, ma farli continuare a vivere e a svolgere la loro funzione di promozione sia per la musica che per altre forme d’arte! Anche nel nostro disco abbiamo fatto un omaggio a un grande del teatro italiano, Carmelo Bene, e già nelle date previste a marzo, poi spostate, avremo voluto fare qualcosa che unisse musica e teatro. Così, non appena abbiamo saputo, ci siamo sentiti partecipi di questo movimento che i ragazzi del Teatro Valle hanno iniziato.

Quale sarà il vostro contributo?
Giuliano Sangiorgi: Vogliamo contribuire dando il nostro spazio più che venire al Valle a fare un concerto, cosa che comunque succederà all’improvviso, come spesso capita. Abbiamo pensato fosse meglio dare la nostra platea, che forse è più grande di quella di un teatro, convinti che oggi ciò che manca sono gli spazi, non fisici ma culturali, affinché questo movimento possa essere una cosa fisiologica e sia sostenuto come dovrebbero esserlo anche la musica e il cinema. Purtroppo siamo in un momento politico, storico e sociale in cui l’arte, primo movimento dell’animo dell’uomo per radunarsi ed essere civili e sociali, sta per essere sconfitta.

E in Puglia?

Giuliano Sangiorgi: Credo che la Puglia sia un buon esempio perché Nichi Vendola ha posto un’attenzione fortissima sull’arte, che oggi troppo spesso viene associata all’intrattenimento del Grande Fratello o dei videogiochi. Noi pensiamo che tra i governanti sia da sostenere chi guarda all’arte come un movimento propulsore di vita sociale e non chi si rivolge agli artisti solo vicino alle elezioni. I governanti si ricordino che l’arte non è un sottofondo musicale o audiovisivo, l’arte può aiutare un popolo ad essere migliore.

Come aiutare la discografia a uscire dai suoi problemi? Si possono stilare dieci comandamenti per risanare la politica della discografia?
Giuliano Sangiorgi: Credo che la discografia in questo momento stia passando un momento tragico ma noi non abbiamo 10 comandamenti discografici, noi facciamo musica! So, però, quello che succede a noi. Quanto più la tecnologia andrà avanti e darà la sensazione che le macchine possano sostituire l’uomo, tanto più si tornerà a una concezione antropocentrica totale in cui il progetto creato a tavolino ad hoc non potrà andare avanti perché se non suonerà dal vivo non ci sarà un giro d’affari né per i discografici né per gli altri che lavorano nel campo. Io vedo i concerti sempre più pieni: meno spazio abbiamo in tv più gente viene ai concerti, e questo è un segnale che prima o poi coglieranno tutti.

A Pesaro avete avuto come invitato Neri Marcorè, anche per le nuove date sono previsti degli ospiti e, se sì, quali?

Andrea Mariano: Nel corso del Tour “Casa 69″ abbiamo voluto dare ampio spazio al nuovo progetto “Teatro 69″ che orbita intorno a tutto quello che succede oggi a teatro e l’attenzione che bisogna giustamente restituirgli. A Pesaro è stata una formula innovativa che ha funzionato. A livello emozionale e sensoriale è stata, per noi, un’esperienza nuova e coinvolgente. In quel momento il monologo di Neri è stato più efficace di una chitarra distorta o di un colpo di cassa nella pancia. “Teatro 69″ è un progetto che porterà a Roma nella prima serata Beppe Fiorello, a seguire un attore del teatro Valle, ancora Vinicio Marchioni e Francesco Montanari per finire, nell’ultima sera, con Michele Placido. Una su tutte a Milano: Paolo Rossi.

Giuliano Sangiorgi: Quando Neri ha iniziato il suo monologo sulle Lucciole di Pasolini, peraltro fantastico, temevo che la reazione del pubblico potesse non rispondere alle aspettative. Invece le parole hanno tagliato l’aria più di un bellissimo assolo ed il risultato è stato pazzesco.

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A proposito di collaborazioni, con i Planet Funk e poi sull’ultimo album di Celentano con Battiato e Jovanotti… vuoi parlarcene ?

Giuliano Sangiorgi: Quando i Planet Funk mi hanno mandato il pezzo, l’ho fatto sentire anche al resto del gruppo ed in qualche modo, immediatamente, ho buttato giù il testo e la melodia. Quello che avete ascoltato è la voce del provino, della prima registrazione. Non me l’hanno cambiata probabilmente perché indicava il momento esatto in cui ho scritto quelle cose per cantarle, per cui ci ho messo davvero poco. Il fatto di aver collaborato con i Planet Funk, scrivendo e componendo per loro, per noi tutti è un onore incredibile: non solo perché sono dei nostri amici ma perché apprezziamo il movimento che hanno creato a livello culturale e musicale. Per quanto riguarda Adriano Celentano, quello che avete visto è solo una parte.

Il pezzo chi la scritto?
Giuliano Sangiorgi: L’ha scritto Adriano, poi ci sarà dell’altro che riguarderà più da vicino i Negramaro: pezzi scritti da me ma suonati da lui.

L’idea del quartetto come è venuta?

Giuliano Sangiorgi: È venuta ad Adriano. È stato lui che ad un certo punto ha detto a tutti e tre “Prendete le chitarre” e ci ha portati in strada fuori dallo studio. Ha fermato Milano con queste quattro chitarre per giocare perché era talmente tanto contento da non poter contenere la gioia. In studio l’esperienza è stata sorprendente. Non vorrei aggiungere altro poiché mi dispiacerebbe farlo prima di chi è il “patron”.

All’interno del teatro Valle stiamo cambiando è il rapporto tra pubblico ed artisti: ovvero coinvolgere maggiormente gli spettatori che noi chiamiamo cittadini. Voi che rapporto avete con il vostro pubblico?
Giuliano Sangiorgi: Ogni volta che abbiamo l’occasione di condividere spazi e momenti con le persone che ci seguono ci sembra di sentire un amore speciale, grazie ad un silenzio, un urlo oppure anche solo al rumore. Quei momenti sono preziosi per stabilire un contatto con persone che accetti di amare anche se non le conosci. Probabilmente questo è il modo più puro di amare, che si accetta a prescindere.

È di qualche giorno fa la notizia della tua collaborazione con Mina, hai scritto per lei… com’è andata la cosa?

Giuliano Sangiorgi: “Brucio Di Te” e “Così Sia”: questi sono i titoli che lei ha dato ai brani che io le ho scritto. Boosta dei Subsonica circa due anni fa, mi chiese di lavorare insieme per i bambini di “Casa Oz” e fare un concerto-Natale a Torino, riproponendo i grandi successi di Mina, riarrangiandoli in chiave Subsonica-Negramaro. Mina ascoltò le mie versioni di “Bugiardo E Incosciente” e “Di Un Anno D’Amore”, le piacquero tanto da chiamarmi in lacrime confessandomi che, ascoltandole, si era emozionata come non le era mai accaduto e poi aggiunse: “Quanno voi buttame du’ scarti”. Potete immaginare come mi potessi sentire io. Questo è stato il mio primo approccio con Mina.

State facendo questo tour con una serie di attori, non sarebbe stato meglio e più interessante portare sul palco attori non del tutto famosi per vedere la reazione del pubblico?
Giuliano Sangiorgi: Al contrario! Credo che portare dei nomi famosi aiuti molto il teatro sperimentale perché è più semplice che grazie ad un attore più in vista, anche quello emergente possa ritagliarsi un suo spazio, cosa che altrimenti difficilmente potrebbe accadere. Vogliamo che tutti abbiano una sorta di tutela e di attenzione per quello che stanno per fare. Ma sai quanti ragazzi di diciotto o vent’anni hanno riscoperto Modugno, grazie alla nostra cover di “Meraviglioso”? Noi ci troviamo a vivere una strana generazione che, volente o nolente, colloca il teatro in uno spazio anacronistico di conseguenza dobbiamo portare la cultura lì dove va il pubblico.

Ha, pertanto, inizio una nuova stagione artistica che ci proporrà dei Negramaro rinnovati che, prendendo respiro da nuove sperimentazioni musicali e formative, promuoveranno un impegno determinante, determinato dagli ultimi scossoni politici e culturali.
Ed in barba ai tagli che gravano sulle iniziative intellettuali comuni, anche la band salentina lotta insieme ai cittadini per rivendicare degli spazi, non solo fisici ma anche socio-culturali che spettano di diritto, in cui educarsi e formarsi.

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