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Nei meandri dei loro cervelli

L’Estragon è un luogo significativo per la band. La quale, quindi, ha deciso di fissare lì, a Bologna, la festa per i 30 anni di attività degli Einstürzende Neubauten. Peccato che sul biglietto l’ora d’inizio del concerto fosse fissata per le 22, ma che l’effettivo inizio della festa fosse alle 20 e che chi scrive abbia percorso da sola 2010 chilometri per arrivare, giungendo alle 21.20, sic.

Fatto sta che i festeggiamenti del trentennale sabato sera hanno visto il gruppo in un lunghissimo concerto tradizionale, con una scaletta che ha compreso “The Garden”, “Befindlichkeit des Landes (Ufo, Rampe, Überleitung)”, “Von Wegen”, “Die Interimsliebenden”, “Nagorny Karabach”, “Dead Friends”, “Unvollständigkeit”, “Youme & Meyou”, “Lets do it DaDa”, “Haus der Lüge”, “Rampe”, “Sabrina”, “Susej” e tre bis, con “Headcleaner”, “Silence is Sexy”, “Selbstportrait mit Kater”, “Redukt” e “Total Eclipse of the Sun” e il sabato con un’esibizione fatta di istallazioni (dalle 20), un mini concerto della band (con quattro pezzi, che gli Einstürzende non suonano live da tanto tempo) ed esibizioni singole.

All’Estragon Jochen Arbeit, in un angoletto, ha suonicchiato la chitarra mentre la band con cui collabora ha suonato violoncello e chitarra emettendo lunghi suoni, ricordando di volta in volta i versi delle balene, il trottare dei cavalli, la colonna sonora di shining (di Wendy Carlos).
Quindi è toccato a NU Unruh, cofondatore della band, che si è distinto per la sua dolcezza e gentilezza. Salito sul palco quando il chitarrista Arbeit se n’è andato, ha spiegato che tutti avrebbero potuto fotografare o filmare l’esibizione, che richiedeva presenza di gente sul palco pronta a suonare i rullanti che erano stati messi a disposizione a centinaia (e poi è stato Unruh stesso a passare tra i ragazzi per raccattare le bacchette!).
L’iniziativa, che ha visto la presenza sullo stage di una cinquantina di persone, serviva a comprendere la forza liberatoria delle percussioni, del ritmo, di come ci si sente bene a picchiare furiosamente su un rullante (che è ciò che per lo più si è fatto), seppure venivano messe a disposizione, a tutto volume, delle tracce da seguire.
Dalle retrovie, Rudy Moser osservava il tutto ghignando e bevendo vino.

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