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Nel giro giusto

La comunità hipster italiana ha già da qualche tempo alzato la testa, e inizia ad essere più riconoscibile nelle sottoculture giovanili. In questo passaggio generazionale, tale comunità pare aver trovato il suo portabandiera mediatico con l’esplosione radiofonica e televisiva di Bugo, che con l’ultimo lavoro “Contatti” ha guadagnato una sempre più fitta presenza su MTV e network nazionali. Non che fino a ieri Cristian Bugatti fosse un signor nessuno, ma fa impressione sentire la mamma canticchiare il ritornello di “C’è Crisi”. È quantomeno indice di una svolta.

Ed è proprio la comunità hipster fiorentina, che si mescola sempre più spesso a quella indie in calzamaglia, che è accorsa in massa al concerto che il nostro eroe ha tenuto al Viper Theatre di Firenze venerdì 12 dicembre. Il pubblico delle grandi occasioni, potremmo dire, come non se ne vede spesso agli eventi di “sottocultura” della Disneyland del Rinascimento.

È un Bugo profondamente mutato, quello che si presenta agli occhi e alle orecchie dei fan della prima ora, un musicista poliedrico che saltella tra la chitarra, il microfono, l’armonica e gli aggeggi elettronici che gli ha fornito Stefano Fontana, produttore dell’album che dà il titolo al tour. La mise, sua e dei musicisti, è una via di mezzo tra un new raver A.D. 2009 ed un visitor in pausa estiva, con t-shirt colorate e skinny jeans che lasciano davvero poco all’imaginazione di chi osserva l’ossuto cantante.

Dal punto di vista musicale il tutto procede in modo impeccabile. Bugo e la sua band sono macchine da live e riescono a suonare con enfasi ed entusiasmo senza sbavature o errori, e non è una cosa che capita di vedere e sentire tutti i giorni anche da nomi più blasonati. Cristian abbandona spesso la sua Fender a favore dei sintetizzatori e campionatori e tra questi si muove con un’agilità che non ti aspetti da chi, qualche anno fa, si definiva un folk singer westeriano. Si alternano brani dell’ultimo lavoro come “C’è Crisi”, “Nel Giro Giusto” o “Love Boat” (tormentone della passata estate) a pezzi più stagionati come “Amore Mio Infinito”, “GGell” o “Il Sintetizzatore”.

Il risultato sono due ore di concerto in cui, né protagonista né spettattori si sono risparmiati in quanto ad energia, salti e trasporto, regalando alla sempre meno provinciale Firenze una serata forse non memorabile, ma che sicuramente potrà dare a chi le serate le organizza, dato l’afflusso in massa di spettatori, un’indicazione sulla direzione futura da intraprendere.

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