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L’armonia spezzata

Incominciamo con la breve auto-presentazione del nuovo lavoro dei Neo:
“Nel sesto mese dell’anno 2009 la terra onora con i suoi frutti il rito della giunonica fecondità estiva. Il sole arde e si oscura. L’acqua nutre e poi devasta. Il vivente segue inerme e felice il ciclo dell’acqua, lasciandosi cullare verso la fine. Tutto è chiaro e armonioso. Tutto è già stato deciso dall’acqua.
Sola e fiera, dall’asfalto e dal fango, nasce la creatura resistente. L’acqua non la nutre, non la culla e non la devasta. È lei che spezza l’armonia, sporca la chiarezza e devia il ciclo.
E niente sarà più come era stato deciso dall’acqua.”

Se mi fosse capitato di leggere casualmente questo brano, forse il primo pensiero sarebbe andato ad un nuovo album dei PGR (o CSI o CCCP, insomma al guru Giovanni Lindo Ferretti). Anche se questi non vengono esplicitamente citati tra i gruppi o i musicisti che hanno influenzato maggiormente la musica dei Neo, tuttavia musicalmente l’accostamento sembra assai più che frutto di una pura associazione di idee: come per i CSI, alla radice l’ascolto di “Water Resistance” emotivamente è fatto di due forze che si scontrano, il caos ordinato che è della vita, e l’ordine caotico che, forse, è dell’uomo.

Certo comunque l’emozione passa poi attraverso un linguaggio che è totalmente diverso. Innanzi tutto è un album strumentale, ma soprattutto la musica è jazz (o jazz-punk). Organico del gruppo sono il chitarrista Manlio Maresca, il batterista Antonio Zitarelli e il sassofono tenore di Carlo Conti, che danno simultaneamente vita ad una miscela dall’alto contenuto ritmico, che si alterna in maniera indissolubile con brevi emersioni più melodiche dei singoli strumenti. Evidente precursore di questa estetica che vuole cancellata qualunque distinzione tra sezione ritmica e melodica è ovviamente uno degli ultimi grandi vecchi del jazz, Ornette Coleman, che ha segnato la storia del genere con diverse formazioni sax-batteria-contrabbasso (o due bassi).

Tuttavia la creatura resistente dei Neo è onnivora per definizione, e non poteva non inglobare al suo interno anche un rock molto aggressivo, che forse potremmo chiamare punk, magari a tratti noise, ma che sicuramente si muove ai confini delle esperienze più sperimentali jazz-rock di Eliott Sharp, Steve Piccolo, Bill Laswell, e ovviamente del padre di tutte le sperimentazioni John Zorn.

L’album “Water Resistance” appare comunque abbastanza nettamente diviso in una prima parte, in cui le incursioni melodiche si fanno sentire come brevi improvvisazioni che quasi vogliono dare fiato ai tour de force ritmici in cui si alternano i tre strumenti, e una seconda in cui il ritmo sembra distendersi, e che, per il gusto di chi scrive, riesce meglio a trovare, se esiste, la giusta misura.

Quasi inevitabilmente, per parlare di un gruppo più o meno nuovo, bisogna rassegnarsi alla logica dei confronti: ma è più simile a Tizio o a Caio? In Italia, comunque, ci sembra che i Neo rappresentino una sferzata di energia nuova, una pietra lanciata nel mare placido del jazz europeo targato ECM.

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Contro

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