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  • Neronova: I Colori Del Nero

    Neronova

    Data di uscita: 05-05-2008

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Nero relativo

Come si evince dal titolo del loro album, quella dei modenesi Neronova è una tavolozza fieramente dark: neri gli abiti, neri gli anfibi ai piedi, nero il mood, nero il corpetto succinto della bad girl in copertina. Nero anche (per metà) il nome della band. È un’oscurità suonata con precisione e potenza in tredici tracce in bilico tra l’heavy rock e influenze metal sempre più prepotentemente in evidenza rispetto alle passate fatiche del quartetto. Un conto però è vestirsi dei colori del nero, un conto è sentire, esprimere, gridare il nero; non c’è dubbio che – parafrasando Nino Ferrer – i Neronova vorrebbero, e con passione, l’anima nera. Ma è anche abbastanza chiaro che, al di là di una competenza tecnica tanto palese quanto fredda, i quattro ragazzi si accostino alle loro tonalità preferite con una certa strafottente superficialità.

Il problema principale risiede forse in un’indecisione di fondo: se nelle opere precedenti i Neronova si erano mostrati sensibili in egual misura a contaminazioni sia metal che dark, con una consistente presenza di tastiere e synth un po’ à la Depeche Mode, qui, come già accennato, è il metal a prevalere nettamente. Fuori l’electro, dentro cavalcate di doppia cassa e pirotecnici assoloni di chitarra che partono a tradimento. Fin qui tutto bene. Ma né la voce di Tiziano Panini né la linea melodica delle canzoni sembrano adattarsi bene al cambiamento, e troppo spesso l’impressione è quella di sentire un cantante rock-dark che si arrampica su un muro di metal continuando a scivolare verso il basso. Col risultato di far suonare tristemente inadeguata la parte vocale e inutilmente aggressivi, oltre che risaputi, gli arrangiamenti metal.
Quando poi è il vecchio rock a prevalere sul metal, come in “Romeo”, l’effetto è ancora peggiore: Panini che fa le moine, testi triti e moraleggianti, sezione ritmica che continua imperterrita a pestare. È come sentire Pelù accompagnato dagli ultimi Iron Maiden, e non è una bella sensazione.

Si aggiunga poi che le tematiche della band sono permeate da (e limitate a) un bignami di maledettismo e pseudo-trasgressione che a tratti sconfinano nell’ingenuità, con brani come “Pornoband” che vorrebbero forse turbare le coscienze (di chi?) con la descrizione di una “erotica e sensuale scopata”, e titoli tutti droga e rock’n’roll come “Tra Santi E Droghe Pesanti”. Evidentemente c’è ancora qualche ritocco da fare a questo nero.

In definitiva: un rock radio-friendly dal vago sapore dark che cerca di darsi un tono pompandosi di metallo? O una tappa ancora acerba di una sincera evoluzione verso l’heavy? A favore della prima ipotesi c’è una cover di “Like A Prayer” di Madonna. A sostegno della seconda, una dose di innegabile energia. Ai posteri, possibilmente headbanger nerovestiti, l’ardua sentenza.

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