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Nessuno tocchi il professionista pirata

Ecco una sentenza che farà parlare a lungo di sé.
È stato contestato, ad un professionista (un geometra, per la precisione), l’uso di copie pirata di software installate sui computer del proprio studio. In particolare, l’accusa ha mosso contro di questi la violazione dell’art. 171 bis della legge n.633/1941 sul diritto d’Autore.

Il primo comma di tale articolo dispone la punizione per chiunque:
a) duplichi abusivamente, per trarne profitto, programmi per elaboratore;
b) o, sempre al fine di trarne profitto, detenga a scopo commerciale o imprenditoriale programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla SIAE.
La norma prevede inoltre altre fattispecie punibili, che tuttavia qui non ci interessa considerare.

In prima battuta, e come era ovvio attendersi, l’accusa non è riuscita a provare la prima delle due ipotesi: la duplicazione abusiva ad opera del professionista. Infatti, a meno che il geometra fosse stato trovato proprio nell’atto concreto della falsificazione, sarebbe divenuto impossibile dimostrare che questi non avesse invece acquistato il software già in forma non originale. Una cosa, infatti, è adoperarsi personalmente per creare una copia pirata, un’altra invece è comprarla già realizzata da altri.

Per ottenere una condanna, dunque, all’accusa non restava che attaccare sul secondo punto: la detenzione del software a scopo commerciale o imprenditoriale.
E qui l’inghippo. Un professionista svolge davvero un’attività commerciale o imprenditoriale?

Il dubbio interpretativo è stato rimesso alla Corte di Cassazione che, dopo una estesa motivazione, ha affermato che il professionista non svolge attività commerciale in quanto il suo lavoro è basato prevalentemente su un’attività intellettuale e non materiale. Nel suo caso, dunque, l’elaboratore viene utilizzato come strumento per velocizzare la scrittura di calcoli che egli sarebbe invece in grado di fare autonomamente.

Pertanto, i giudici hanno escluso che la detenzione a scopo “commerciale o imprenditoriale” possa essere estesa anche all’attività del libero professionista.

Il responsabile legale antipirateria della Microsoft minimizza; precisa che la decisione non apre una falla nel sistema della protezione dei software, ma, nello stesso tempo, sottolinea la disparità di trattamento tra imprenditori e professionisti. Come dire: “Massima fiducia nelle Istituzioni, ma che schifo!

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