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New love in town

Come qualche mese fa era successo per l’attesissimo ritorno sulle scene degli Alice In Chains, anche per gli Europe è stato necessario trasferire il concerto dall’Alcatraz al meno nobile ma ben più capiente PalaLido. Leggermente imbiancata da una spolverata di nevischio, Milano saluta il ritorno in città di Joey Tempest e compagni con il caloroso abbraccio di un palazzetto che pur non facendo registrare il sold-out offre alla band svedese un colpo d’occhio degno dei fasti di un ventennio prima.

È un pubblico eterogeneo quello che si lascia riscaldare dal rock’n roll sporco e sudato degli apripista The Rocker, in attesa che i protagonisti della serata calchino finalmente la scena. Fan vecchi e nuovi trovano posto accanto a famiglie al gran completo, e tra la folla non è difficile scorgere improbabili look che vanno dal post-moderno all’eternamente nostalgico.

Un boato accoglie l’ingresso sul palco degli Europe, che con la title-track del recente “Last Look At Eden” aprono uno show in cui il nuovo tenta insistentemente di insinuarsi nel loro ingombrante passato. E da questo punto di vista lo spettacolo mostra aspetti vagamente schizofonici, con i due volti degli Europe a stretto confronto con se stessi ma soprattutto con il pubblico. Dalla reunion ad oggi la band è riuscita a liberarsi da quella patina glossy che ne aveva caratterizzato la (commercialmente stupefacente) carriera targata anni’80, e a sviluppare una credibilità musicale tutta nuova che trova la sua massima espressione proprio con il summenzionato “Last Look At Eden”, album di sostanza che completa il percorso musicale iniziato con “Start From The Dark” e proseguito con “Secret Society”.
Fisicamente in ottima forma, la band appare maturata anche nello stage-attire e nell’approccio alla performance, lasciando da parte i barocchismi ottantiani e le cotonature over-size. I cinque si muovono su di un palco spartano che lascia loro ampi spazi di movimento, con un Joey Tempest sempre al centro della scena, sia in senso lato che in senso metaforico. Ottima comunque la sua prova vocale. Ma la vera arma segreta degli odierni Europe è John Norum, di cui non scopriamo solo ora le doti chitarristiche ma la cui presenza è di per sé sufficiente a far salire di livello l’intera band, infondendo dinamica e sostanza sia al vecchio che al nuovo repertorio.

Buona la scaletta, che esplora gli episodi meglio riusciti di “Last Look At Eden” (spettacolari le tinte zeppeliniane di “No Stone Unturned” e l’heavy rock di “The Beast”), riesuma un disco vecchio ma ancora assolutamente consistente come “Wings Of Tomorrow”, concede spazio all’album del ritorno “Start From The Dark”, delizia con una “Prisoner In Paradise” riletta in chiave acustica ma che inevitabilmente nel finale scade un po’ nella marchetta con il trittico “Rock The Night”, “Cherokee” e… vabbè, avete capito quale altro brano, strategicamente piazzato in chiusura di concerto – manco a dirlo, è proprio su questo happy ending da puro meretricio che l’entusiasmo ed il calore del pubblico raggiunge un picco che solo la rigida temperatura di una grigia serata milanese sarà in grado di smorzare. Pochi minuti più tardi, quando le luci della ribalta sono oramai spente e la folla inizia a disperdersi nella notte.

Last Look At Eden
Love is Not The Enemy
Superstitious
Gonna Get Ready
Scream of Anger
No Stone Unturned
Let The Good Times Rock
Prisoners in Paradise (acoustic)
Open Your Heart
Stormwind
Seventh Sign
New Love in Town
Start From The Dark
Cherokee
Rock The Night
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The Beast
The Final Countdown

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