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New York, New York!

All’anteprima di “Il Giorno in Più“, il nuovo film di Massimo Venier tratto da un best seller di Fabio Volo, abbiamo incontrato il regista, il cast — lo stesso Fabio Volo, Isabella Ragonese, Camilla Filippi e Pietro Ragusa — e il produttore Beppe Caschetto presso il Cinema Adriano di Roma.

Fabio, il tuo personaggio, Giacomo, nella trasposizione cinematografica ha delle caratteristiche a tratti differenti dal personaggio del libro. Sei d’accordo?
Volo: È una cosa molto comune nel cinema, spesso non è semplice trasportare sul grande schermo i personaggi della letteratura. Posso dire “letteratura” parlando dei miei libri? (ride).
I film e i libri sono cose diverse. Per la scrittura di questo film in un primo momento ci siamo soffermati molto sul libro, ma sia io che Massimo Venier non eravamo del tutto convinti su quello che stava uscendo fuori, poi ci siamo messi a scrivere insieme agli altri sceneggiatori e tutto è andato. Sono stato disponibilissimo su tutte le modifiche e i cambiamenti che abbiamo operato.

Isabella, Camilla, Pietro, parlateci dei personaggi che interpretate.
Ragonese: Interpreto Michela, la ragazza per cui perde la testa Giacomo. Quando mi hanno assegnato la parte confesso che ho avuto un po’ paura. Il personaggio di Michela è molto amato da tutti gli ammiratori del Fabio Volo scrittore, e c’è stato il timore di deluderli. Ma prima di iniziare a girare mi sono fatta coraggio e ho deciso di lavorare duramente su questa parte. Nel film ho recitato quasi esclusivamente con Fabio, e forse questo è stato un vantaggio, perché sono stata a stretto contatto con la persona che aveva creato il mio personaggio.

Filippi: Anche io come Silvia, l’amica di sempre di Giacomo, ho partorito da poco, quindi non ho faticato molto a interpretare questo ruolo. Diciamo che il personaggio dell’amica sfigata poi mi riesce molto bene (ride).

Ragusa: Beh, spero che non mi abbiano scelto perché assomiglio a Dante! Comunque mi sono tolto la soddisfazione di recitare in mutande e canottiera!

Isabella, in genere un attore evita di interpretare ruoli simili, Michela ha però forse qualche analogia con il personaggio che interpreti in “Dieci Inverni”. Sei d’accordo?
Ragonese: L’atmosfera di “Il Giorno in Più” potrebbe ricordare quella di “Dieci Inverni”, ma in realtà sono due film diversi. “Dieci Inverni” è molto più di nicchia, non ha i tempi della commedia ed è più incentrato sul lato romantico. Neanche i personaggi credo si somiglino molto. Io in genere ho sempre recitato ruoli vari e differenti, ma recitare parti simili non lo trovo affatto un problema, l’importante è cambiare il registro.

Come sei riuscita a spiccare in un film così maschiocentrico?
Ragonese: Nelle commedie spesso le donne sono figurine sostituibili, questo film invece, che è indubbiamente incentrato sul protagonista maschile, ha una serie di personaggi descritti e sviluppati molto bene, e soprattutto quelli femminili non risultano mai piatti.

Oltre ad essere una commedia brillante, il film ha una forte componente romantica, sembra pensato per un pubblico non solo italiano. Una storia romantica sullo sfondo di New York non richiama forse un po’ troppo direttamente le classiche commedie americane anni ’80-’90 come “Harry Ti Presento Sally”?
Venier: Sì, indubbiamente abbiamo cercato di dare un respiro internazionale al film, ma d’altronde queste pellicole vanno fatte così. Poi se uscirà anche fuori dall’Italia non so dirlo. Per quanto riguarda i richiami alle commedie americane è una cosa normale, sono ovvi i riferimenti estetici a un cinema talmente vasto e importante, ma, come avrete visto, di citazioni vere e proprio non c’è n’è neanche l’ombra.

Volo: Bisogna prendere il film per quello che è: una commedia romantica leggera, per passare due ore in allegria e distrarsi. Molti giornalisti vedono richiami e citazioni ovunque, ma non è che se in una scena di un film metto la pioggia allora cito “Blade Runner”, se faccio vedere due persone dello stesso sesso che si accoppiano cito Almodovar o se ci metto un nano cito Lynch.

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In una delle prime scene del film c’è uno scambio di battute tra i due protagonisti sulle serie tv americane e sui film italiani anni ’60: questo “duello” dialogico secondo voi non si ripercuote anche sulle scelte stilistico-formali del film che ha una prima parte ambientata in Italia incentrata molto sui primi piani, proprio come i film nostrani degli anni ’60, e una seconda parte con tanti dolly e soluzioni vicine a quelle di un cinema più propriamente americano?
Venier: Sì, questo è vero, ma sicuramente non in maniera così programmatica. Le due parti del film sono evidentemente e volutamente distinte e diverse, e questo per forza di cose si ripercuote sulle scelte formali. Ma in realtà il punto focale è il personaggio di Giacomo che cambia dalla prima alla seconda parte.

Il tema portante del film è quello della famosa “sindrome di Peter Pan” a cui è soggetto il protagonista interpretato da Fabio: non è forse un tema cinematograficamente troppo abusato?
Volo: Non credo che il film sia incentrato troppo su questo tema. La cosiddetta “sindrome di Peter Pan” è poi un’analisi sociologica che non ho mai sposato. Spesso è stata associata anche a me e ai miei personaggi, e in generale a molti dei miei coetanei, ma sono i tempi e le situazioni a essere diversi. Io non so se mio padre o mio nonno fossero effettivamente cresciuti al momento del loro matrimonio, ma la società, i tempi, il costume imponevano dei ruoli prestabiliti. Adesso è diverso, questi ruoli non ci sono più, le persone sono persone, non padri, banchieri o guardie giurate. I miei personaggi vogliono dare risposte reali a domande reali, non più indotte.

Avete in progetto di fare altri film ispirati ai libri di Fabio Volo?
Caschetto: Si vedrà. Confesso che c’è un progetto, ma prima vediamo come va questo film, la cui realizzazione, voglio sottolinearlo, ha richiesto ben tre anni di lavoro

Fabio, pensi di passare un giorno alla regia?
Volo: Ci ho pensato come ho pensato di fare un giorno l’astronauta, la vita è una e vorrei fare di tutto ma non è possibile. Fare la regia di un film mi piacerebbe davvero tanto, ma è un ruolo difficile e credo di non esserne in grado, almeno per ora.

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