Home > Interviste > Niccolò Fabi: La musica è un lavoro

Niccolò Fabi: La musica è un lavoro

Nicolò Fabi è salito a sorpresa sul palco del Primo Maggio con Max Gazzè per eseguire “Vento D’Estate”, brano del 1998 simbolo dell’amici che da sempre lega i due cantautori.
Terminata l’esibizione Nicolò si è fermata a scambiare qualche battuta con noi e altri giornalisti nonostante il clima non fosse dei migliori, ecco cosa ci ha raccontato!

Cosa significa per te essere qui stasera?
È simbolico, è simbolico anche il fatto di essere insieme, come fa sempre la musica, un po’per sollevare, alleviare i propri pensieri dolorosi, quindi non la festa del tipo “festeggiamo il lavoro che non c’è”, che mi sembrerebbe quasi immorale, ma anche in assenza di una felicità, e il lavoro spesso dà questo tipo di serenità, noi siamo qui a fare musica per sollevare per qualche ora la pesantezza delle giornate delle persone e contemporaneamente dare un punto di riferimento, sottolineare che non è solo divertimento ma è impegno.

Che senso dai alla parola lavoro?
È fondamentale. Mi rendo conto che musicisti hanno sempre vergogna a utilizzarla perché si sentono in imbarazzo parlando di lavoro relativamente a quello che fanno, c’è il timore che in qualche modo le persone possano deridere la tua posizione proprio perché è privilegiata, come dire “è troppo facile per voi parlare di lavoro, vi state divertendo” però è anche vero che il nostro lavoro è anche quello: da che è mondo e mondo i guitti, i clown, i giullari, i musicisti fanno proprio questo. Qualcuno deve farlo e mi sembra giusto che lo facciamo anche noi.

La fatica non si sente facendo musica?
No no, la fatica la collegherei a qualcosa di diverso da quello che facciamo noi, per quanto sia molto potente emotivamente, ci consumiamo, io ho la sensazione che la musica dia energia, però sia come una matita che si consuma velocemente perché ogni giorno c’è uno scambio energetico. Ci consuma inevitabilmente ma allo stesso tempo ci arricchisce.

Molta emozione che date e che ricevete?
Dovrebbe essere così, non sono pronto a giurare che tutti i musicisti che salgono sul palco dopo tanti anni riescono sempre a farlo, ma dovrebbero. È l’unico modo per onorare quel privilegio e non dimenticarselo mai. Ogni tanto si ha la sensazione che ci sia un po’ di mestiere, in senso negativo.

Quest’anno sembra ci sia più voglia di collaborare tra i musicisti.
Questo è il lato positivo di ogni crisi. NAnche nel nostro campo ci sono meno concerti perché le sovvenzioni comunali sono diminuite, il che è anche giusto perché sono destinate ad alte priorità, però noi inevitabilmente la sentiamo questa difficoltà . Se c’è un aspetto positivo della crisi è proprio che rivaluti il motivo per cui hai iniziato a fare musica che è quello di trovarti in una cantina, su un palcoscenico piccolo, grande o medio che sia per divertirti con chi suona insieme a te. La crisi in qualche modo ci rende tutti più simili, le differenze si sono assottigliate.

Di questa serata cosa porti con te?
Quando vedi così tanta gente avanti a te, e a me non capita spesso (ride, ndr), è una sensazione strana perché le persone hanno profondamente voglia di vivere nonostante tutte le difficoltà che hanno. Tornando a casa probabilmente riprenderanno a pensare al fatto che domani ricominceranno quelle difficoltà però questa sospensione del tempo, il fatto che il concerto diventi un momento di astrazione quasi dalla propria vita quotidiana è una cosa che senti tanto nell’aria. Quella voglia di vita credo che sia un patrimonio enorme che porto a casa.

Quando sei sul palco cerchi qualcuno in particolare a cui riferirti?

No, queste non sono cose adatte al mio carattere, sono bagni di folla divertenti come quando uno va a una sera in discoteca, preferisco altri tipi di atmosfere musicali che mi permettono di costruire, nel tempo, un contatto col pubblico. Queste sono botte di adrenalina pura, è come andare in apnea, scendi dal palco e non ricordi neanche cosa hai fatto però all’interno del mestiere del cantante riuscire a domare una platea così grande e potente è un altro di quei brevetti che uno prende nella propria carriera quindi è studio anche questo!

Scroll To Top