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Un disco dal sound che fa male

Quello che ci apprestiamo a descrivere è tutto fuorché un disco italiano, tutto fuorché un disco immediato, tutto fuorché un disco catalogabile sotto un unico genere. Verrebbe da dire che è un disco noise rock, ma poi si va avanti e diventa rock’n’roll, trasformandosi quindi in punk o addirittura prog.

Questo trio milanese vuole colpire dritto allo stomaco e ci riesce in pieno, sin dall’apertura, spinta e distorta. Non c’è un attimo di relax, forse solo nella bellissima suite strumentale “Errore Di Ciclo Ridondante” si tira un po’ il fiato, per poi ripartire a go-go con distorsioni e sperimentazioni. Al primo ascolto direte non ci siamo, dopo il quarto-quinto direte però, che roba!

Partiamo dalla fine: “Grand Tour” è uno dei pezzi più accessibili e morbidi, ha qualcosa dei vecchi cari Bluvertigo, soprattutto nelle parti vocali e nella parte finale ha una suite post-rock niente male. Andando poi a ritroso fino alla prima traccia, invece, si rimane spiazzati dalla durezza del sound di questo trio.
Un po’ Verdena, un po’ Teatro Degli Orrori, i Nice risultano anticonformisti sia nel sound che nei testi (ascoltare “Il Decalogo”, elenco di comandamenti perbenistici a iosa) e si pongono come obiettivo quello di rivoluzionare il panorama musicale italiano.
Chissà se ci riusciranno, intanto godiamoci questo lavoro.

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Contro

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