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  • Nick Cave – 20.000 Days on Earth

    Diretto da Iain Forsyth, Jane Pollard

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Quando si raggiunge lo status acclarato e incontestabile di star planetaria ci si può permettere tutto (o comunque molto). Anche un’autobiografia per immagini dove ci si mette in scena, ci si autoanalizza con tanto di psicologo e s’incontrano amici e compagni di un’intera carriera. Tutto questo è “20.000 Days on Earth” di Jane Pollard e Iain Forsyth (al Torino Film Festival 2014 nella sezione Festa Mobile), e il personaggio di cui parlavamo è Nick Cave, guru dark per due decadi ed ora pacificato songwriter , padre e marito premuroso e innamorato, o almeno questa è l’immagine che Nick tiene a veicolare con questo documentario anomalo e (a tratti) oscuro, come la sua intera vita artistica.

L’idea di partenza è folgorante. Un montaggio frenetico d’immagini provenienti da vari schermi televisivi mostra gli eventi principali della storia del mondo mentre una cifra nell’angolo opposto del fotogramma parte da zero e comincia concitatamente a scorrere in avanti: sono i giorni di vita sulla Terra di Nick. Passati i 20 anni gli schermi rimandano immagini di live e performance varie dell’artista australiano, fino ad arrivare al giorno numero 20.000 di Nick sulla Terra che, con questo film, passeremo interamente insieme a lui (non perdete tempo a fare il conto, sono circa 57 anni).

Nick si alza al mattino, lo vediamo all’opera nel suo studio intento a battere i tasti della sua fedele macchina per scrivere, strumento mai sostituito e ormai insostituibile. In quella sorta di video confessione che occupa la maggior parte del minutaggio alcuni passaggi sono delle vere e proprie chicche, io ve ne estrapolo un paio per poi lasciare a voi di scoprirle tutte.

«Il testo di una canzone, per me, dev’essere composto di contrappunti. Metti in una stanza un bambino e un disabile mentalmente disturbato, e osservi quello che succede. Poi fai entrare un clown su una bicicletta, e osservi ancora quello che succede. Se non succede nulla d’interessante, spari al clown». Perfetto, no? Si potrebbero trovare parole più semplici e dirette per descrivere il mondo musicale di Cave?

Ancora: «Dio nelle mie canzoni esiste, è qualcuno che ‘tiene il punteggio’. Non sono così sicuro della sua esistenza nella vita reale» e ancora «Una rockstar non deve mai cambiare, reinventarsi, deve poter’essere disegnata con due righe, come una divinità».

Se siete affascinati, come il sottoscritto, da questa visione dove arte, vita e religiosità convergono in un miscuglio pericoloso ed esplosivo, il film vi piacerà molto. Se le trovate farneticazioni di un egomaniaco, ne verrete inevitabilmente respinti. Ed io non so nemmeno dirvi quale dei due sia il giusto approccio, probabilmente entrambi.

Incontreremo anche amici e colleghi di un’intera vita, che Nick immagina come compagni di viaggio in auto (indicative le posizioni: Ray Winstone e Blixa Bargeld davanti al suo fianco, Kylie Minogue seduta DIETRO). Ma c’è anche della musica, e rappresenta la parte migliore di tutta la vicenda. L’apertura del concerto di Sydney che chiude il film, a rappresentare che tutto questo non è un punto d’arrivo ma una nuova (ri)partenza, è affidata ad una devastante “Higgs Boson Blues”, un’esecuzione magistrale. Sarà il mio principale ascolto dei prossimi mesi, in QUELLA versione.

Se siete fan sfegatati di Nick aggiungete pure una stella al voto finale. Se non lo siete, toglietene una.

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Contro

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