Home > Recensioni > Nick Cave And The Bad Seeds: Dig, Lazarus, Dig!!!

Cave scava con Lazzaro e si sporca di fango

A 4 anni da “Abattoir Blues/The Lyre Of Orpheus” torna Nick Cave coi suoi Bad Seeds, orfani di quel Blixa Bargeld che tanto ha dato all’australiano durante la sua carriera.
Nel precedente album le coordinate musicali di Cave si spostavano parecchio rispetto al passato da poeta maledetto, portando le canzoni su lidi più easy listening spesso quasi scanzonati (come dimenticare la splendida “Nature Boy”?). Poi ci fu il progetto Grinderman: Cave baffuto che prendeva in mano la chitarra e riscopriva l’amore per il rock n’ roll più sanguigno e diretto, a modo suo foriero nuovamente di quel marcio che ne è stato marchio di fabbrica fin dai tempi dei seminali Birthday Party.
Oggi arriva “Dig, Lazarus, Dig!!!”, lasciandoci a bocca aperta già con il primo singolo: torna lo schema scarno dei testi, torna la ripetitività e l’ossessività dei giri di basso, si rientra in schemi armonici minimali e ridotti all’osso, così come il suono generale è stato asciugato tanto da sembrare una presa live. Gli arrangiamenti sembrano più “abbozzati” che realmente studiati e funzionano a meraviglia, dando un senso di spontaneità che non si sentiva più in Cave da tanti anni. Ciononostante il cantautore non dimentica la lezione di “Abattoir Blues” e rielabora secondo queste nuove coordinate anche la forma canzone a cui era arrivato in precedenza, donando così delle vere e proprie perle quali “Today’s Lesson”, “Midnight Man” e soprattutto “Jesus Of The Moon”, sicuramente la punta emozionale di tutto il disco.
Quando la forma viene lasciata più libera ne vengono fuori brani assolutamente strepitosi, come “We Call Upon The Author” e la finale e liberatoria “More News From Nowhere”, costruita su di un giro di basso che tanto sa di U2…
Oltretutto scompare quasi del tutto quell’aura da predicatore che affossava troppo spesso dischi come “The Boatman’s Call” e si diluiscono fino a quasi scomparire anche i deliri spiritual-religiosi che iniziavano a pesare davvero troppo sull’immagine del cantante.
“Dig, Lazarus, Dig!!!” non è un capolavoro, qua e là si pensa che qualche canzone avrebbe potuto essere più corta o magari rivista, comunque la durata del disco non è eccessiva (50 minuti) e il tutto va giù che è un piacere. Siamo ben felici che ancora una volta Cave abbia trovato un nuovo equilibrio e attendiamo futuri sviluppi mentre diamo volentieri una mano a Lazzaro a scavare.

Scroll To Top