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Nick Cave presenta Bunny Munro

L’ambiente era quello da salotto. E, per l’occasione, si è tagliato i suoi prorompenti baffoni e ha indossato il suo completo più elegante. È in questa sobria veste che Nick Cave ha fatto il suo ingresso, conquistando tutto il pubblico del Teatro Dal Verme con la presentazione del suo secondo romanzo “La morte di Bunny Munro”, edito da Feltrinelli, collana Canguri. Lo ha fatto con una sola data, quella di Milano. E il suo pubblico pare aver gradito questa performance istrionica e senza fiato, un alternarsi di letture, cantato e dialoghi con i suoi fans. Non è mancata certo l’ironia, nemmeno la passione. Cave ha esordito con una breve lettura del suo ultimo lavoro: luce debole e fondo scuro che si amalgamavano perfettamente con i suoi abiti e la sua voce sempre al limite dell’esistenza.

Poi si è aperto lo show, un fluttuare tra pianoforte e chitarra, tra brevi monologhi e luci a giorno. Nick ha messo a proprio agio il parterre invogliandolo a porgli delle domande, quesiti che hanno sempre trovato risposta. Inclusi abbracci e saluti alle mamme di alcuni presenti. “Questo mio ultimo lavoro è un viaggio all’interno del mondo maschile – spiega il cantante australiano – una manifestazione di ciò che ogni uomo è, mi spiace doverlo ammettere! Ma è anche un’esplorazione profonda di una parte particolare di Avril Lavigne. L’intero libro gira attorno all’immagine della vagina di Avril Lavigne! Se vi piace Avril Lavigne, comprate il mio romanzo!”. Applausi e grasse risate.

A circa metà spettacolo ha fatto la sua apparizione un ospite d’eccezione, Stefano Benni, che ha recitato un intero capitolo del testo. Ma la fetta più grande dello spettacolo appartiene alla parte concertistica in cui si sono riversati i più grandi successi di Cave solista e insieme ai Bad Seeds. Quella sera, la sua band era formata da Martin Casey al basso e Warren Ellis alla chitarra, flauto, violino e percussioni. Da “The Weeping Song” a “The Mercy Seat”, da “The Ship Song” alla struggente “Into My Arms” fino a “Love Letter”, la recente “Dig Lazarus, Dig!!!” e “God Is In the House” con i suoi sottili sussurri nel silenzio dell’intera sala. Ma anche “West Country Girl”, per rompere il ghiaccio, “Loverman”, “Tupelo” e “Red Right Hand”.

Come chiusura dello show, una serie infinta di autografi a tutti i presenti che gli allungavano il libro con gesti disperati.

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