Home > Recensioni > Nickelback: The Long Road
  • Nickelback: The Long Road

    Nickelback

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Cavalcare la propria onda, ma con ispirazione

I pregiudizi, quelli nei confronti di una band salita alla ribalta del succeso interplanetaria e diventata uno di quei nomi in cui ci si imbatte spesso sintonizzandosi su Mtv, sono in grado di allontanare da album buoni e da band che stanno facendo un proprio discorso, pubblicando dischi che sebbene lontani dallo status di capolavoro o di opere d’arte, si rivelano onesti compagni di viaggio, in possesso di un buon songwriting, 2 o 3 singoli da instant-classic e di una confezione consonsa. Questo è quello che si pensa ascoltando i canadesi Nickelback, band il cui successo è esploso grazie all’hit “How You Remind Me” dal precedente “Silver Side Up”, e che oggi si ripresenta sul mercato con questo “The Long Road”.
Un album che sicuramente cerca di ripetere il successo del suo predecessore, in maniera non soltanto speranzosa e volenterosa, ma anche riprendendo in diverse occasioni i giri e le atmosfere delle song che ne hanno decretato il successo milionario. In effetti una ballad come lo stesso singolo apripista “Someday” (e non solo lei) non sembra poi così lontana da quella “How You Remind Me” più su citata. Ma alla fine gira così, e i canadesi, che con “The Long Road” giungevano al quarto album, non sono i primi ma non saranno nemmeno gli ultimi a girare sui soliti accordi (sui quali sono state scritte, da altri, pagine memorabili della storia del Rock), a trovare la formula giusta e cercare di farla rendere al meglio.
L’album presenta anche gustosi momenti nei quali chitarre e grinta prendono il sopravvento, l’opener “Flat on The Floor”, per esempio, o “Because of You” (nonostante dal titolo sembri una ballad), pezzi coninvolgenti e ben scritti. Che dire poi di “Believe It or Not”: rock diretto, nervoso sulla strofa prima di risolvere in un ritornello sì melodico ma dotato della giusta carica.
Sono queste, dunque, le coordinate sulle quali si muove la musica dei Nickelback, tra ballate dal sapore malinconico e incazzato (oltre al singolo, anche l’acustica “Should’ve Listened”), e rock energico e grintoso ma senza esagerazioni, passando per reminiscenze del grunge (“Another Hole In The Head”) a giustificare quell’etichetta “post-grunge” che di solito definisce la musica della formazione di Chad Kroeger – la cui voce è e rimane il vero cuore pulsante della band canadese.
Un album dopotutto ispirato, NON indispensabile, che sarebbe però un peccato lasciarsi sfuggire solo per diffidenza.

Scroll To Top