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Nicola Fassi: Sulle note di “In Blue”

Quando si parla di musica leggera, si pensa quasi istintivamente al connubio fra testo e melodia, dimenticando l’esistenza della cosiddetta musica “strumentale”:  in questo caso le parole sono assenti e sono sostituite dalle sensazioni che la musica stessa ci regala. Grandi artisti del passato sono stati pionieri di questo tipo di suono, fra i chitarristi ricordiamo i celebri riff di Joe Satriani. Questa piccola premessa era necessaria per introdurre Nicola Fassi, detto Nick, talentuoso chitarrista, direttore e maestro delle sedi provinciali lombarde dell’Accademia di formazione musicale Lizard, che in queste settimane ha dato alle stampe il suo primo lp strumentale, “In Blue“. Noi di Loudvision abbiamo deciso di intervistarlo per scoprire insieme a lui i segreti del disco, ma soprattutto cosa si cela dietro a questo particolare scelta.

Ecco quello che ci siamo detti.

Ciao Nicola, benvenuto su Loudvision! Ti va di raccontarmi il tuo primo approccio col mondo della Musica? Ricordi un episodio particolare/speciale?

Ciao Laura, innanzitutto grazie a te e a Loudvision per lo spazio che mi dedicate. Il mio approccio con la musica è iniziato sin dall’infanzia, grazie a mio fratello Angelo, da cui potevo ascoltare sempre ottima musica; qualche anno dopo, quando arrivò “Tarkus” degli Emerson Lake & Palmer, cominciai ad accorgermi di seguire con un interesse sempre maggiore quei suoni che uscivano dallo stereo: Pink Floyd, Genesis, Doors, Led Zeppelin e Deep Purple cominciavano a piacermi sempre più ed anche i dischi jazz dei miei genitori apparivano sempre meno noiosi e ricchi di spunti interessanti. Dopo qualche tempo, ho iniziato a suonare la chitarra classica, ma la vera folgorazione l’ho avuta con l’ascolto del solo di Comfortably Numb di David Gilmour. Quel “qualcosa” che percepivo fra le note, è stata poi la consapevolezza che in qualche modo, la mia vita doveva prevedere la presenza della chitarra elettrica!

Come mai hai deciso di proporre musica strumentale?

La musica strumentale è venuta da sé, in maniera naturale, senza una decisione determinata in alcun modo. Gran parte dei pezzi contenuti nel disco sono stati composti durante gli anni  precedenti alle registrazioni e sono frutto di tutto ciò che è uscito da un particolare studio, dall’essere stato ispirato da un concerto, o semplicemente da un riff inaspettatamente improvvisato durante un sound-check.

Ti sei ispirato ad un personaggio particolare o hai deciso autonomamente di seguire questo percorso?

L’ispirazione è arrivata da tutta la musica che ho ascoltato e ascolto tutt’ora. Quando compongo cerco semplicemente di suonare qualcosa che mi piaccia ed è probabile che, senza neanche averne piena consapevolezza, ciò che esca sia una mia versione personale di ciò che ho tanto ascoltato nei dischi dei miei autori preferiti. Brani come “Ehm…who can say it…?” sono nati da un riff, “Tower of funk” dal tema principale, “Rock in blue” dal giro di basso, “Jets” da una poliritmia, “The wait” dalla melodia.

Cosa rappresenta per te la chitarra?

La chitarra per me rappresenta lo strumento col quale poter suonare la musica che mi piace. E’ elemento indispensabile delle mie giornate e quando mi capita per non poter suonare per un paio di giorni o più mi accorgo che qualcosa mi manca. Ho un rapporto molto sereno e pratico con la musica e la chitarra ma, nonostante questo presupposto, se riesco a non stare troppo tempo senza far casino con un paio di riff e due bending, è meglio!

Se dovessi definire le tue sonorità con un colore, quale sceglieresti?

Mi piace la sobrietà e io la vedo nel colore blu. Credo che la mia musica rispecchi questa mia caratteristica ed ecco perché ho scelto Il titolo “In Blue”.

So che oltre al tuo progetto musicale, curi l’insegnamento di chitarra presso l’Accademia Musicale Lizard. Com’è nata questa collaborazione? Ti va di raccontarci un po’ di questa particolare scuola?

L’incontro con la Lizard è avvenuto proprio grazie a “In Blue”. Quando fu pronto il demo, ne spedii una copia all’attenzione di Giovanni Unterberger, fondatore delle Accademie Lizard, presso la sede centrale di Fiesole (FI). Non ero sicuro di essere all’altezza ma, insieme al cd demo, allegai una mia presentazione offrendomi come insegnante. Giovanni Unterberger apprezzò il mio lavoro e ci incontrammo per un colloquio. La mia proposta di diventare insegnante per la Lizard venne accolta ma ai tempi non esistevano sedi nella mia zona così Giovanni mi propose allora di aprirne una io stesso, dove poter insegnare ed essere direttore. Inutile dire che, di fronte ad una proposta così prestigiosa, mi attivai immediatamente ed oggi dirigo le scuole Lizard per le provincie di Monza e Brianza, Bergamo e Lecco.

Perché un ragazzo/a che desidera suonare dovrebbe scegliere la formazione in un’Accademia come la vostra?

L’Accademia Lizard ha programmi didattici strutturati, preparati e regolarmente aggiornati grazie al lavoro di centinaia di professionisti di tutta Italia che collaborano al fine di migliorare costantemente un sistema didattico che già nacque nel 1981 come totalmente innovativo. Il percorso Lizard prevede l’approfondimento di ogni genere musicale e di tutti gli stili. Che il musicista sia un chitarrista thrash metal, un cantante blues, un bassista funk, un pianista jazz o un batterista pop, viene preparato professionalmente e gli viene offerta la possibilità di raggiungere l’obiettivo di ottenere il Diploma Lizard.

Cambiando discordo e ritornando al tuo disco “In Blue”, com’è nato? C’è un brano, all’interno del lavoro, a cui sei più legato?

L’idea di incidere un cd intero nacque quando feci ascoltare del materiale autoprodotto ad uno degli studi di registrazione per cui lavoravo. Il titolare dello studio aveva deciso di diventare etichetta discografica ed io diventai uno dei primi artisti ad essere prodotti. Il mio nuovo editore Edit Music Rock – dipartimento rock di Edit Music Italy – sta dando nuova vita al progetto e nuova distribuzione in tutto il mondo a “In Blue”.

Ogni brano del cd ha una sua storia. Il brano che più mi piace suonare live è “Tower of funk”, ma se parliamo di legame, “The wait” è l’unico che ha un significato particolare per me perché è legato ad una storia vissuta. Il resto dei pezzi è invece musica composta in totale libertà, pensando solo al piacere di suonare ed ascoltare.

Cosa provi quando suoni?

Piacere, libertà e intesa con il prossimo. E’ stupefacente quanto il linguaggio della musica risulti essere adatto alla comunicazione

In conclusione, cosa ti piacerebbe trasmettere, invece, a chi ti ascolta?

Beh, assolutamente tanto, tanto… Divertimento!

 

Si conclude qui la nostra piacevole chiacchierata con Nick, chitarrista poliedrico, sempre pieno di spunti e nuovi stimoli. Noi di Loudvision non possiamo che augurargli un grosso in bocca al lupo!

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