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Nicola Setti: Arto, il nuovo disco brano per brano

 

Con la produzione artistica di Luca Mazzieri e la collaborazione con Luca Lovisetto (giusto per citare forse due delle colonne portanti di questo lavoro), Nicola Setti torna in scena con nuove scritture e canzoni di un passato recente che avevano spesso solo vita teorica o voce di live. Esce “Arto” per Vaccino Dischi / La Barbiera Records. Non è un concept come ci tiene a specificare, ma una raccolta di canzoni. Un suono british, sporco, linearmente semplice di intimità e introspezione. Nebbia sottile ovunque che quasi non si scorgono i contorni. E poi la bellissima “Mi Mancavi” di cui il video ufficiale, la sottilissima “Orizzonte”, il duetto con Avocadoz per l’americanissima “Barbecue” con un banjo e un retrogusto shoegaze che ci piace sempre. Il cerchio si chiude, anzi si mantiene aperto con “Legno”, una reprise del primo brano “Stanza”, un concetto di incontro, di fine, di chiarimenti, forse di scoperta di se. Un disco altamente spirituale, un disco di anima e di pancia. Un bel sentire.

Setti, “Arto” brano per brano

Stanza


Un pezzo nato pensando alle superiori o meglio le high school da telefilm (che guardi quando torni dalle superiori appunto). Musicalmente volevo mischiare Yo La Tengo, con Morrissey e Vasco. C’è molta autocommiserazione ma anche un pochino di autoironia o per lo meno rassegnazione. Introduce il mood e il tema del disco, più che altro l’ambiente. L’ho registrata insieme ai Baseball Gregg a Sasso Marconi dopo una giornata passata a girare un loro video. Doveva essere un demo fatto in due ore ma l’ho lasciata quasi invariata.

Iowa


Da un po’ porto avanti questo gioco di fare canzoni sugli Stati Uniti d’America. Parlo di posti in cui non sono mai stato, salgarianamente. Li uso alla fine per parlare d’altro. Questa in particolare parla di quando stai con una persona e ti rendi conto che è la persona della tua vita ma non viceversa. Il riferimento erano i REM, Guided By Voices, etc.. Anche i Lomas di Modena molto, certo country. Suonata con Smash e Luca Mazzieri, suo in particolare il riff di chitarra, alle seconde voci Avocadoz.

Wisconsin


La canzone più vecchia del disco, era già uscita in versione demo su un vecchio ep introvabile. È un’altra canzone su degli States immaginari. In realtà parla di pranzi coi parenti. Penso che anche in America ci siano i parenti. Anche gli il riferimento è a gruppi post-punk che suonano country. Ho pensato anche ad alcuni film: Hanna e le sue sorelle e altri con molti pranzi e molti parenti. Importante l’intervento di Luca Lovisetto in fase di mixaggio e arrangiamento, sua è anche la bellissima chitarra solista.

Barbecue


Sempre in America. Qui siamo in zona duetti. L’idea era fare un duetto abbastanza classico, in stile Moldy Peaches ma anche Minghi e Mietta. Una cosa abbastanza classica. Non è una canzone d’amore tuttavia, sono più due amici che si parlano. Forse è lo stesso personaggio tornato per le feste in paese che parla con un’amica. Avocadoz era la voce che cercavo, dolce e violenta al tempo stesso. I banjo e la chitarra acustica a 12 corde me le ha suonate un altro cantautore che stimo molto La Notte delle Streghe. In questo pezzo l’intervento di Luca Lovisetto in fase di mixaggio e arrangiamento è stato molto importante.

Woods

Non avevo mai fatto prima un pezzo con un testo così lineare. E’ pressappoco quello che mi è successo una sera in cui non siamo riusciti ad arrivare al concerto dei Woods per un blocco autostradale dovuto a un incidente. Solo nel ritornello mi sono concesso di sognare. Facendolo il riferimento erano i Woods appunto, un gruppo che amo molto ma non ho mai visto dal vivo. Indicativo. Bellissima la chitarra solista di Luca Mazzieri, la batteria senza piatti di Smash e le tastiere di Stefano Bortoli. Nel finale motown (o mo tò) ci sono delle trombe finte, potevamo averle vere, ma non ho voluto.

Bestia


Bestia è il primo pezzo dopo il lato americano. Qui siamo in città ma anche in Sudamerica. Questo è uno dei pochi pezzi in cui parlo del personaggio in terza persona nelle strofe, il più narrativo. Anche se nel ritornello parla direttamente con una figura che potrebbe essere un analista. Qui è sempre l’amore ossessivo sotto forma di una bestia, ognuno ci vede quello che vuole. Io pensavo anche a Jannacci scrivendo. Il mood lo ha indicato Luca Mazzieri che mi ha proposto questo bellissimo arrangiamento alla Little Joy, con una bella e complicata chitarra di Luca Lovisetto.

Presente


Era già uscita in versione demo su un altro EP. L’ho riregistrata completamente in studio con tutti i miei sodali. Nella mia testa era il pezzo punk del disco, punk perché l’idea era riprendere il concetto di “No future” e attualizzarlo in un “no presente” perché annullato dagli strumenti digitali. Il tutto in un salsa vagamente kraut molto ingenua. E’ un pezzo sul fatto che non so cosa mi succede. Abbastanza liberatorio, molto divertente. Volevo aggiungere delle frasi in tedesco ma poi non l’ho fatto. Il riferimento sono The Drums, Joy Division, CCCP etc… Nel testo cito uno dei miei autori contemporanei preferiti: John Grant.

Orizzonte


Nata su commissione per uno split omonimo che non è mai stato realizzato. Il pezzo mi è rimasto e lo amo molto. Per me è la continuazione di Seppia del disco precedente. Non so cosa aggiungere sul pezzo, è molto scarno. Oltre a me c’è un bellissimo feat di Glauco Salvo (Comaneci, Of rivers and trains) che ha registrato e campionato dei fields recordings, un banjo e rumori ambientali. Abbiamo lavorato a distanza e quando mi ha mandato quello che aveva fatto mi sono commosso moltissimo. Non avevo riferimenti espliciti scrivendo il pezzo, è venuto di getto partendo dal titolo.

Mi Mancavi


Una delle canzoni più vecchie, la faccio dal vivo dal 2014 circa. L’idea prende spunto da elementi mitologici (medusa e altri miti), mappe e leggende, capelli senza teste, stanze incomprensibili. In realtà si parla del fatto che a volte mi mancano delle persone che in realtà mi fanno o mi hanno fatto del male. La metafora circense è forse l’unico gioco di parole che mi sono concesso. Ovviamente anche l’inciso cita uno dei miei autori preferiti (Franco Battiato), mi sono permesso di prendere le sue sirene e portarle allo stadio e cambiare l’amore folle con l’accontentarsi. Qui si torna verso un’America vagamente gotica, ma è più una specie di USA visti da un gruppo inglese. E scritti da un italiano. Bellissime le tastiere di Luca Mazzieri e il mixaggio di Luca Lovisetto.

Legno


Nata durante le sessioni di mixaggio insieme a Luca Lovisetto. Musicalmente è un reprise del primo pezzo Stanza. Pensavo a Neil Young e Wolther Goes Stranger per il cuore d’oro, ai Blondie per il cuore di vetro. Io ho pensato che alla fine dei suoi viaggi il protagonista pensi che in realtà vuole un cuore di legno, non prezioso e resistente, più caldo perché una volta era vivo. Ma con te intorno. Il senso del disco è spostato sugli ascoltatori quindi, sei tu che devi dare un senso a quello che ascolti. Ai cerchi nella copertina, al ritorno alle cadute di stanza. All’inizio mi piaceva l’incipit che sposta il tutto in un dialogo. Una persona dice “ci siamo detti tutto” (come se fosse possibile) e l’altra risponde “avete fatto bene” per tagliare corto ma anche ribaltare il punto di vista.

 

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