Home > Rubriche > Ritratti > Nicole Kidman: La diva contro

Nicole Kidman: La diva contro

Si fa fatica a trovare qualcosa da dire su Nicole Kidman. Non perché non ne dia occasione ma perché ormai si è già detto tutto e spesso il contrario di tutto. Ma si è mai detta la cosa giusta? C’è qualcuno che davvero conosce Nicole Kidman? Qualcuno si è davvero domandato chi sia lontano dalla luce dei flash e dalle copertine cotonate?

L’über diva australiana ha molti pregi, uno tra questi è che è un po’ strana. Si, essere strani nel suo caso è un pregio, ma uno di quelli davvero rari e bellissimi.
È una diva capacissima di sparire per mesi senza che nessuno se ne accorga per poi ricomparire con un film da 3 milioni e mezzo di dollari prodotto tutto da sola nella sua fattoria a Nashville (si avete letto bene, Nashville, non Hollywood) con un cellulare e un pc portatitle, girato in 28 giorni in digitale e in un lampo arrivare alla sua terza nomination. Senza che nessuno se ne sia accorto, ovviamente. Si perché spesso si sottovaluta l’importanza artistica di una star del cinema e capita quasi sempre proprio con lei. Tra pubblicità dello Chanel n°5, della Nintendo DS e di Sky qualcuno si dimentica che Nicole Kidman ha all’attivo più di 40 film, un centinaio di riconoscimenti tra Oscar, Golden Globe e Orsi d’argento. Ci si dimentica che ha lavorato con una fitta schiera di registi leggendari come Kubrick, Van Sant, Campion, Pollack, Von Trier, Minghella, Benton, Daldry e con un’altrettanta fitta schiera di giovani promettenti talenti come Amenabar, Baumbach, Shainberg, Glazer e non ultimo John Cameron Mitchell.

Ma partiamo dalle origini: Nicole Mary Kidman nasce nell’assolata Honululu nel 1967 e cresce in una altrettanto assolata Sydney; si rende presto conto che il surf e i barbecue sulla spiaggia non le interessano granchè e a 10 anni entra alla scuola di mimo, a 12 anni in accademia. La giovane Nicole interessa di letterattura, pittura, teatro greco e dopo aver recitato in una decina di film per la TV e spettacoli teatrali si imbarca in un yacht in mezzo al pacifico con Sam Nail e Billy Zane (il Cal Hockley di “Titanic” per intenderci) diretta da Philip Noyce: con “Ore 10: Calma Piatta” si fa notare da un bel po’ di agenti Hollywoodiani e da un attore in particolare, quel Tom Cruise che sbatte i piedi fino a quando la Paramount Pictures non dà alla rossa Nicole un ruolo in “Giorni Di Tuono”. Un brutto ruolo e anche piccolo in un film altrettanto brutto ma è abbastanza per far nascere un amore (che durerà 10 anni, ma non siamo qui per parlare di gossip) e spalancherà a Nicole le porte di Hollywood.

Il resto è storia nota e vale la pena soffermaersi sull’originalità della sua carriera, una carriera – fatta come tutte di alti e bassi) di un’attrice sempre al centro dell’attenzione ormai da 20 anni e tuttavia capace di conservarsi misteriosa e incomprensibile pur essendo sbattuta sulle pagine dei giornali di tutto il mondo con una media di due volte al giorno. Come ci riesce? Forse grazie alla testardaggine di scegliere sempre e solo quello che il suo istinto le dice di fare, lontano da mosse pubblicitarie o di politiche da agenzie stampa. Un’attrice che ha sempre potuto avere tutto, grandi ruoli in grandi film e che eppure ha sempre pescato nel torbido delle sue emozioni per ritrarre personaggi altrettanto torbidi e inconsueti.
[PAGEBREAK] Un centinaio di premi, l’ultimo sabato scorso al Santa Barbara International Film Festival che le ha consegnato il Vanguard Award 2011, un riconoscimento a quelle carriere che si sono distine per il loro impegno nel cinema indipentente. Dare questo premio a Nicole Kidman, la diva celebrata per eccelleza degli ultimi 20 anni ha un peso un po’ particolare, perché nonostante il disinteressato impegno (lasciate passare l’ossimoro) di costruirsi un’immagine da stella del cinema eterea, intoccabile, da copertina glamour, Nicole Kidman si è sempre distina nel bene e nel male per un fiuto particolarissimo nella scelta di progetti che definirli al limite sarebbe troppo semplicistico. Quale attrice sana di mente appena fresca di Oscar andarebbe mai a lavorare con Lars Von Trier in un film senza scenografia di due ore e mezza? Lei lo può fare. Quale attrice sarebbe capace di tenere un primo piano per due minuti e mezzo con un taglio alla maschietta? Lei lo può fare.
Quale attrice può produrre un film tutta da sola, costruirsi una campagna Oscar e arrivare in pole per un’altra statuetta? Lei lo può fare.

Chi è Nicole Kidman? Un’attrice indipendente? O di mainstream? Una femme fatale? O una ragazza della porta accanto? Difficile dirlo ed è molto meglio così. Mentre altre dive come Angelina Jolie e Julia Roberts rimangono intrappolate nelle etichette che la stampa ha progettato per loro e alle quali esse stesse si sono adeguate, Nicole con forte sdegno dimostrato nelle scelte di carriera, rifiuta ogni appellativo mettendo in non poche difficoltà coloro che hanno il brutto vizio di voler catalogare tutto per comodità. Nicole Kidman invece non è comoda, pur nei suoi modi raffinati e lo sguardo sempre gentile nasconde molta più determinazione di quanto non si immagini e questa determinazione le permette sempre di reinventarsi e di non ripetersi mai. È uno di quei rari esempi in cui veramente la professionalità, l’integrità e la dignità riescono a fare pubblicità tanto quanto andare in giro senza mutande.

Con Nicole Kidman si ha a che fare con quegli esempi in cui fascino immenso e capacità innata di fare propria la scena si uniscono e da qui nascono gli equivoci di chi la dovrebbe, o vorrebbe (si perché spesso la differenza tra alcune riviste di cinema e di gossip è assai sottile), criticare seriamente e in modo oggettivo, ma si ritrova davanti solo alla sfera del suo soggettivo con un po’ di spavento. Quali aggettivi potrebbero descriverla meglio? Bellissima, bravissima, eterea, sexy, algida, alta. Ma quali aggettivi la descrivono davvero per quello che è? È strana, conturbante, originale, imprevedibile, libera, contraddittoria. Ecco perché non mette d’accordo nessuno ed ecco perché non annoia mai.

E “Rabbit Hole” è forse il film che meglio descrive la Kidman degli ultimi anni: un dramma soffocato, quasi ironico, poco rumoroso, praticamente invisibile ma che costruisce tassello dopo tassello un tragitto originale di dolore e passione, di sentimenti liberi da schemi e da congetture. Un film che strazia il cuore e l’anima, che tramortisce pur lasciando un inusuale, strano e sorprendente senso di gioia e felicità. Proprio come la sua protagonista.

Scroll To Top