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A Night Like This Festival: Tutto in una notte sola

E’ accaduto tutto in una notte sola. Quante emozioni può contenere un’unica notte? A volte sono troppe da contare. Per chi le ha vissute, il giorno dopo rimane il ricordo e forse qualche memorabilia. Per tutti gli altri rimangono i racconti e le fotografie.

A Night Like This Festival è un festival organizzato nella splendida location di Chiaverano, borgo alle porte d’Ivrea e nei pressi del lago Sirio. La notte in questione è quella di Sabato 19 Luglio. Il festival, arrivato alla terza edizione, si conferma uno dei migliori nell’estate italiana. Tre palchi distribuiti su tutta l’area del festival, per replicare quel meccanismo noto a chi frequenta festival tipo il Primavera Sound di Barcellona, in cui si passa da un palco all’altro, trovando sempre qualcosa da vedere.

Il festival comincia ad animarsi ed i palchi prendono vita. Andiamo a sentire le band che ci sembrano più interessanti. La prima esibizione che vediamo è quella dei The Gluts, formazione milanese dalle sonorità post punk, che hanno pubblicato il disco d’esordio “Warsaw”. Una bomba dal vivo, un suono distorto e potente. Chitarre con riverberi. Il cantante si agita sul palco e da tutto se stesso. Formazione molto interessante e da tenere sott’occhio.

L’esibizione degli His Clancyness, gruppo molto atteso, risulta un pò annebbiata e a tratti lascia l’amaro in bocca. Nota di merito alla tastierista che ha un look interessante e sembra impersonare lo spirito indie della serata.

La luce del sole inizia a spegnersi all’orizzonte e sul palco principale si comincia a fare sul serio. Salgono i Soviet Soviet e nonostante siano solo in tre, producono un muro di suono che spazza via tutto. Mettono in scena il loro disco “Fate” ed è un martellare incessante di chitarra-basso-batteria.

Ormai il sole è completamente calato dietro un improbabile orizzonte e ci siamo in pieno in questa notte. E’ il momento degli Austra, una delle band più attese. I canadesi incantano tutti con un electro pop raffinato ed elegante. La vocalist Katie Stelmanis, vestita di rosso e calze rosse, sembra una piccola Alice, che vaga in un paese fatato, fatto di beat ed effetti speciali. Il gruppo ha un’impostazione molto teatrale, con il tastierista che sottolinea i passaggi fondamentali con il movimento della mano e Katie, che si muove lungo il palco.

Arriviamo al momento più bello del festival. Sale sul palco secondario, ma regala una performance pazzesca. È Slow Magic, beat producer e dj, che si nasconde sotto una maschera che ricorda vagamente una volpe. Fa un caldo atroce e diverse volte deve interrompere il set, per prendere fiato sotto la maschera. Nonostante questo, regala una performance indimenticabile. Brani tratti dal suo disco “Triangle” e diversi remix, fanno ballare tutti quelli accorsi davanti al palco. Accompagna l’esibizione suonando due tamburi, che rendono ancora più viscerali le sensazioni da lui provocate e scende a suonare in mezzo alla gente. Se ne va abbracciando tutti e regalando tanti cuori.

Si passa dalle sonorità electro di Slow Magic, al sound oscuro e cupo dell’ultima band ad esibirsi: i Soft Moon. L’ora tarda è perfetta per le loro sonorità post punk e per le visione da film dell’orrore che sono in grado di sviluppare.

Siamo arrivati così alla fine di questa notte. Sono successe molte cose e siamo sicuri che ciascuno di voi ricorderà questa serata per i motivi più disparati. Non ci resta che cullare i nostri ricordi, in attesa di poterci tornare di nuovo l’anno prossimo.

 

 

 

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