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Dalla Scandinavia metal senza troppi fronzoli

Prima prova per i Nightvision, un album d’esordio che arriva dopo una lunga gavetta trascorsa tra pub e locali svedesi e per il quale possono ringraziare H.B. Andersson. È stato infatti l’ex cantante dei Token a segnalare la band alla MTM Records, che dopo aver verificato di persona il talento dei cinque rocker non ha esitato a metterli sotto contratto e a offrire loro una chance. Fiducia ben riposta si direbbe ascoltando “Nightvision”. C’è tanto di già sentito in questo album, dai Rainbow passando per i Pink Cream 69, buttandoci dentro qualche scampolo di Ozzy. Le influenze hard rock si possono contare senza problemi, però Peter Hogberg (dotato di una voce fuori dal comune) e compagni suonano con energia e passione e le composizioni suonano fresche quel tanto che basta a renderle piacevoli per un’ora di musica senza sbadigli. Dalla partenza a razzo di “Fight” si capisce subito che, per quanto appoggiati su solide venature melodiche, il meglio i Nightvision lo danno quando possono pigiare sull’acceleratore. Lo stesso vale per “Silent Cry” che, nonostante un riff “rubato” agli Iron Maiden (che a loro volta lo avevano preso in prestito da Ronnie James Dio), fa centro in pieno. Meno bene le cose vanno quando il ritmo cala e il romanticismo dovrebbe prendere il sopravvento: “Hard To Let You Go” è una riproposizione calligrafica di decine di lenti hard rock già sentiti e non riesce a far breccia come dovrebbe. Tutto sommato peccati veniali per una band giovane che ha tutte le carte in regola per soddisfare i fan del genere. Tempo per crescere ce ne sarà.

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