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Nightwish: C’erano una volta i Nightwish

Penso che “Once” sia la naturale evoluzione di “Century Child. I due dischi hanno più o meno le stesse atmosfere ma in “Once” ci sono elementi nuovi che portano avanti il nostro discorso musicale. Questa volta Tuomas, per scrivere i pezzi, ha usato parecchio la chitarra e credo sia possibile accorgersene, ascoltando il disco, perché rispetto al passato le chitarre sono più importanti e on the top.
Esordisce così, Jukka Nevalainen, batterista, descrivendo con queste parole la quinta fatica discografica della sua band.
Dopo il debutto del 1997, i Nightwish, guidati dal tastierista Tuomas Holopainen e marchiati a fuoco dall’ugola di Tarja Turunen, sono stati capaci di evolversi e crescere in maniera pressoché esponenziale, riuscendo a guadagnare l’attenzione di un numero di fan via via crescente. Oggi, con un nuovo full-length, “Once”, provano a perpetuare il trend fino a questo momento positivo, modificando in maniera più o meno evidente gli ingredienti del loro mix vincente.

Di sicuro volevamo che “Once” venisse fuori con un feeling più “suonato”, più “vero”. Volevamo che si sentisse che è un album suonato con veri strumenti, da veri musicisti, perciò non avrebbe dovuto avere una produzione troppo pulita e levigata. Inoltre abbiamo lavorato parecchio sui suoni di chitarra e batteria, in questo stanno le principali ragioni delle differenze di sound rispetto agli altri dischi.
Non è tanto che abbiamo cambiato modalità o tecniche di registrazione, quanto il fatto che abbiamo agito proprio sulle sonorità prodotte dallo strumento, prima d’iniziare le registrazioni vere e proprie. Ad esempio, per la prima volta, abbiamo lavorato molto attentamente sull’accordatura delle pelli della batteria, per cercare la timbrica giusta.

Quello che di “Once” salta subito all’orecchio sono le nuove influenze che vanno ad affiancarsi al classico trademark del gruppo nordico: “I Wish I Had An Angel”, per esempio, richiama i Rammstein, mentre “Creek Mary’s Blood” fa emergere un’inedita venatura etnica. Parrebbe proprio ci sia stata, a monte, una ferma volontà di andare avanti e sviluppare il discorso artistico di “Century Child”.
Tutto deriva dalla testa di Tuomas e dalle sue esperienze di vita. Lui mette in musica semplicemente tutto ciò che vede o sente – è tutto molto naturale, non c’è mai granché pianificato a tavolino.
Per “I Wish I Had An Angel” l’influenza Rammstein c’è ed è motivata dal fatto che un paio di anni fa (all’incirca epoca “Mutter” n.d.r.) eravamo fissati sul genere dei Rammstein, piaceva a tutti noi e l’abbiamo ascoltato davvero tanto!

C’è di nuovo una canzone in finlandese, “Kuolema Tekee Taiteligan”, dopo “Lappi” dal debut album “Angels Fall First”.
Abbiamo pensato stesse bene all’interno di un nostro disco, perché crediamo che la nostra musica abbia in sé diversi elementi che possono far riconoscere l’origine finlandese della band. Quindi, sotto questo punto di vista, un testo nella nostra lingua non ci sembrava fuori luogo. Tuomas voleva fare di nuovo un esperimento del genere, ma aveva comunque già pronto anche il testo in inglese nel caso in cui l’idea non avesse funzionato.

Naturale e adatto, ok, ma come mai non si è fatto anche per “Oceanborn”, Wishmaster” o “Century Child”?
Bisognerebbe chiederlo a Tuomas, ma credo che la cosa non avrebbe funzionato al 100%, in quegli album, tutto qui.

Oggi l’orchestra, reale per la seconda volta, sembra aver assunto un ruolo ancor più importante nella musica dei Nightwish: non sembra più un semplice contorno.
Diciamo pure che è stata considerata come il sesto strumento: basso, batteria, chitarra, tastiere, voce e, appunto, l’orchestra, tutti e sei mixati insieme in modo da creare un suono organico ed efficace! Questa volta abbiamo lavorato con la London Orchestra, la stessa che ha partecipato alla colonna sonora del “Signore Degli Anelli”. Tuomas, già mentre scriveva i pezzi, stava molto attento a pensare a cosa e come avrebbero dovuto suonare tutti gli orchestrali. È stato tutto accuratamente pensato e spiegato loro proprio da Tuomas, che ha collaborato con B.Williams, colui il quale ha effettivamente arrangiato e realizzato le orchestrazioni.

Allargando l’obiettivo sull’intera carriera della band, si nota quanto i Nightwish siano cresciuti dal debutto del 1997 a oggi.
Ogni disco riflette il periodo nel quale è stato scritto e realizzato, è dunque una testimonianza di ciò che è la band in quel particolare momento. Tutto fluisce in modo molto naturale, non abbiamo mai pensato di fare questo o quello solo per modificare l’aspetto del nostro sound.
È però altrettanto vero che cresciamo, sia come musicisti che come persone, ti trovi a pensare in modi differenti, a vedere le cose sotto aspetti diversi rispetto al passato: tutto ciò finisce inevitabilmente per riflettersi sulla musica che crei. Così come fanno anche i rapporti interpersonali tra i membri della band: stiamo così tanto insieme e per così a lungo, che le nostre relazioni finiscono per forza di cose per modificarsi.
[PAGEBREAK] Un commento breve per ogni album che avete pubblicato finora, iniziamo da “Angels Fall First”:
Eravamo molto giovani e si sente, alle prese con il nostro primo album in assoluto. Credo si possa scorgere la gioia di suonare: eravamo così felici di fare quello che stavamo facendo!. È un album davvero molto onesto, non avevamo alcuna pressione, né dalla label, né dal pubblico, zero! Eravamo solo noi e la nostra musica!

“Oceanborn”
È il primo disco che è stato concepito per diventare un effettivo full-length. “Angel Fall First”, sebbene ci abbia aperto diverse porte, anche in Germania, era più un demo successivamente pubblicato come album. Ci eravamo allenati tantissimo, sui nostri strumenti, ognuno di noi era cresciuto davvero molto sia come esecutore che come musicista in generale – con “Oceanborn” si può davvero percepire l’evoluzione che la band operò in quel periodo!

“Wishmaster”
All’epoca avevamo davvero tanta pressione sulle nostre spalle. Non era più così facile, il disco doveva essere più bello di quello che lo aveva preceduto.
In tutta onestà, “Wishmaster” è il nostro album più debole. Secondo me mancano quelle “perle” che invece erano presenti sui due dischi precedenti – ma è comunque una mia opinione personale!

“Century Child”
Dopo “Wishmaster” ci fu un altro grande tour, che ci mise a dura prova. Quando tornammo in studio per registrare un nuovo album non c’era una gran bell’atmosfera, in seno alla band. Forse è per questo che “Century Child” è così cupo e heavy… Secondo me questo è stato finora il nostro miglior disco, perché su quell’album vengono usati tanti elementi diversi che non avevamo mai utilizzato prima: l’orchestra vera, atmosfere così cupe, le male vocals di Marco (Hietala, basso e, appunto, voce maschile, N.d.R.), che tra l’altro considero uno dei migliori cantanti finlandesi.

E oggi è la volta di “Once”, che rappresenta una pagina ancora tutta da scrivere nella storia dei Nightwish.
Per “Once”, anche grazie al buon stato d’animo recuperato, tutto è filato via liscio, tutto è stato davvero molto facile e naturale! Credo sia il nostro miglior disco di sempre! Sì, ok, deve essere detto, ma stavolta non è una bugia, e anche se lo fosse sicuramente non sarebbe così grossa (ride)!

I Nightwish sono una band di gran successo, su scala internazionale, ma avete ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?
Be’, davvero difficile credere o sperare in qualcosa in più… Speriamo di fare un bel tour, che tutto vada bene e che, insomma, le cose continuino così!

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