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  • Nine Inch Nails: Beside You In Time

    Nine Inch Nails

    Data di uscita: 27-02-2007

    Loudvision:
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La tanto attesa testimonianza video

È come un segno, un simbolo: ogni cosa dei NIN, ultimamente, ha da “Fragile”, e da tutto ciò che lo riguardava, una scissione temporale di almeno cinque anni. “Beside You In Time” esce cinque anni dopo la maestosa testimonianza del Fragility Tour “And All That Could Have Been”, ma non per spodestarlo, bensì per affiancarlo con una furia controllata, timorosa. La seconda uscita video dei NIN aveva stabilito un record: sincronizzazione delle più belle immagini da venti-trenta concerti, ripresi con videocamere mini-DV a contatto col palco; audio spettacolare; impatto da paura, uno spettacolo coinvolgente, poliedrico, multi strumentale; impiego del medium DVD completo di tutto quanto si potesse desiderare: riprese multi angolo, audio DTS, e, come da manuale, gli Easter Eggs c’erano, e valevano da soli quanto il live completo. In più, impiegava due supporti ottici.
Per “Beside You In Time” Trent Reznor ce la mette davvero tutta a farci credere che le cose sono migliorate: bitrate migliore, più colori, immagine più nitida, suono più perfetto, niente easter eggs, 24 canzoni all inclusive, DTS, videoclip, tutto in un solo DVD. Oppure in Blu-Ray e in HD-DVD. Infatti, è lo show la cosa che ha la peggior resa.
Questo capitolo rimane un motivo di rimpianto dei Nine Inch Nails che furono fino a “The Fragile”. Il DVD comincia con un sipario trasparente calato sul gruppo, tra il pubblico e le note incerte di “Love Is Not Enough”. Una di quelle canzoni di cui ci si aspettava la prova dal vivo, la prova che se suonata davanti ai tuoi occhi avresti trovato le motivazioni per riscattarla dalla mediocrità della sua resa nel freddotiepido “With Teeth”. L’impressione immediata, sommaria, è che la formazione sia rodata di mestiere, capacità, e che abbia fatto propria la dote del rumorismo inquinante dei NIN. Manca completamente l’unità, l’affiatamento, il senso innato di un Danny Lohner, di un Robin Finck per esempio, di sapere cosa gli altri, e soprattutto Trent, avrebbero scatenato alla partenza di un ritornello. Ognuno rappresenta il caos sul palco a modo suo, quasi motivato dal semplice fatto che quando suoni nei Nine Inch Nails devi sembrare aggressivo. Twiggy gesticola le parole dei testi al pubblico e ogni tanto si scompone, Aaron North rotea la chitarra facendo rock acrobatico, Alessandro Cortini – che non ha le tastiere rotanti – si accontenta di guardare mr. Reznor quando è addetto ai raddoppi vocali, e di salire in piedi sopra la tastiera quando vuol far notare il suo animo estremo. Il tutto riesce a sfiorare l’indifferente ed il riduttivo, compensato da un’esecuzione tecnica di rispetto.
Ancora spettacolari, anche se inferiori rispetto alla precedente tournée, gli effetti visivi, le luci, l’interazione delle coreografie con la musica. Trent Reznor per primo è più showman e meno tormentato dai demoni delle proprie canzoni. Non più autodistruttivo, e la sua performance è focalizzata sul controllo della voce – si noti lo sforzo di rispettare le note più basse di “Terrible Lie” per esempio -, sulla gestualità interpretativa che sembra più studiata del solito, come dimostra lo sguardo attento sulle reazioni del pubblico. Quando la scintilla dell’animale distruttivo lo accende, è purtroppo la mancanza di feeling e di appoggio del resto della band che lo contiene dietro i limiti della prevedibilità. [PAGEBREAK] Un prodotto-concerto quindi potenzialmente interessante per la resa tecnica, a sprazzi vincente quando il quintetto ritrova armonia e rema in un’unica direzione. Colpisce l’esecuzione perfetta e sentita di “Something I Can Never Have”, arricchita nel finale da una delle pochissime azzeccate novità introdotte da Aaron North con le chitarre. Annebbia i sensi la stordente “The Line Begins To Blur”, divertono con sincero trasporto le astuzie di “Only” e “The Hand That Feeds”. Inoltre trovo interessante segnalare come l’unico brano a rappresentare “The Fragile”, “The Big Come Down”, venga eseguito con insolito trasporto da parte dei quattro musicisti, e testimoni una fortissima interpretazione da parte di Trent Reznor. Si confermano intense le profonde note di “Right Where It Belongs”, mentre “Beside You In Time” sembra trasportare addirittura in un’altra dimensione, grazie alla sua struttura a loop ed il futuristico crescendo di tastiere e chitarre melodiche. Destano invece una destabilizzante sensazione di errore le novità introdotte da Alessandro Cortini in “Closer” – una citazione da “The Only Time” al termine del secondo ritornello -, qui riproposta con un affrettato finale che sfigura nettamente al confronto con la storica versione dal vivo del Fragility Tour, dove invece si evolveva in un lento crescendo sempre più corposo e morboso. Lasciano esterrefatti gli assoli inventati dal nulla di North, che usa effetti riverbero come se suonasse negli A Perfect Circle: totalmente immotivata e brutalmente imbarazzante la modifica di “Head Like A Hole”, come anche le insignificanti aggiunte sul finale di “Wish”. Poi, persino “Hurt” si permette di deludere parzialmente le aspettative; un segnale che i brani di un tempo sono purtroppo imprigionati dentro una pagina voltata nella vita di Trent Reznor. Lui che li riviveva in prima persona davanti al pubblico-spettatore, oggi è un semplice attore d’eccezione che per contro interagisce con esso in modo leggermente più aperto. Per concludere, i brani tratti da “With Teeth”, e la title track in particolare, mostrano un lavoro tecnico molto fine e dettagliato, decisamente troppo rispetto all’effettivo feeling che trasmettono, e denunciano apertamente il reale problema del quarto album dei NIN: laboriosità e cerebralità che si arrampica sugli specchi, oppure nudità d’intenti negli episodi troppo immediati.
“Beside You In Time” è un lavoro di mestiere, complesso e forzatamente tenuto su ritmi elevati, che comodamente ricicla la formula di “And All That Could Have Been” per evitare il confronto-scontro. Di buon livello e al contempo deludente rispetto alle aspettative. Ho deciso che finché Trent Reznor non sarà di nuovo incazzato col mondo e dedito alla self-destruction, proseguirò la mia vita bevendo dieci caffè al giorno, facendomi di eroina e, soprattutto, non andando in palestra. Finché non ritornerà a dimostrare che non era quello, ma una diversa energia (e forse qualche personalità più ‘intonata’ intorno a lui) a rendere speciali i Nine Inch Nails in tour.

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