Home > Recensioni > Nine Inch Nails: The Slip

Somewhat damaged

Trent Reznor, anni fa, ci aveva avvertiti che se il mercato discografico avesse passato ulteriormente il segno, avrebbe fatto sciopero dell’eroina e smesso di fare il musicista full time, dando lavoro ad un personal trainer che in due anni ha fatto miracoli sui suoi bicipiti ed addominali. Con l’effetto collaterale di una voce impastata di non si sa bene quali anabolizzanti.

A pensarci, due album in due anni, “With Teeth” e “Year Zero”, e poi direttamente altri due a distanza di tre mesi: già lì il NINster, quello iscritto al The Spiral per intenderci, diviene vittima passiva della propria incredulità. I Nine Inch Nails meditano un EP di remix al ritmo di un disco normale di un artista ordinario, e per fare un full length occorrono anni di devastazione, disprezzo di sé, rabbia, dolore, le parole giuste e l’ispirazione malata. Quindi questi eventi anomali e la tessera d’iscrizione ad una palestra a nome di Michael Reznor sono come i segnali della fine del mondo.

Allora si sospetta: per esempio partendo da “Year Zero”, che non ha longevità: sì, si capisce, tutto questo differisce dal piano originale. Qui c’è qualcosa di più, c’è dietrologia. Questo lo offro io/This one’s on me dice con fare marpione: eh no, non c’è da cascarci, qui ci sono ideali a monte, una denuncia. Libertà, uguaglianza, fratellanza con gli aderenti al movimento Art Is Resistance? Forse niente di così nobile. Fate cinque passi indietro e ritornate alla stanza puzzolente e piena di bottiglie vuote di birra dove Trent era tornato alla fine del Fragility Tour.

Mentre il F(N)INal Cut Pro selezionava da solo i fotogrammi più fighi per il live DVD, e J. Malm si premurava di spendere 6000 USD al giorno con la carta aziendale, Trent, ancora stordito, si poneva domande esistenziali: che cosa sta diventando per l’artista il mercato discografico? Che genere di risposta è, quella del pubblico, di scaricare illegalmente pur di avere tutto gratis? Vi odio tutti!
[PAGEBREAK] Sembrava l’ennesima delusione per il re della crow generation, per il leader mediatico negli anni ’90 della scena più industrial-goth e triste, anche se chi capiva di musica si rendeva facilmente conto che con le pose la musica di Reznor non aveva nulla a che fare. Ennesima delusione, ma unica nel suo genere: da quel momento in avanti se anche avesse denunciato la sua sofferenza per l’ingordigia umana, per l’egoismo, l’alienazione, se anche avesse voluto fuck everyone in the world con le sublimi note sofferte di cui lui solo è capace: questa volta i figli di Napster le avrebbero rubate ugualmente.

Dopo la Starfuckers Inc., dopo Art Is Resistance, nel 2008 Reznor punta dritti i cannoni contro la schiera intera dei fruitori del mercato discografico. La mossa, è un azzardo geniale: lo zero assoluto della musica autoriale.

Un disco intero, un titolo che sa di fantasie in lingerie, scaricabile gratuitamente dal server del gruppo. Dite davvero? Siete dei puristi? Cercate la qualità cd o addirittura qualcosa di meglio? Non la troverete mai nei negozi, no! Anzi, Trent vi ringrazia di più, e La The Null Corporation vi fornisce i tracker per andarvelo a scaricare col Torrent, con tanto di help link per capire che cos’è e come si usa BitTorrent. Dentro al pacchetto, troverete un bel booklet in PDF pieno dei consueti lavoretti pseudo-minimali di un malato di mente che da tre anni si spaccia per Rob Sheridan, e per un intenditore pure. Notate la bellezza del messaggio latente, degno di un manifesto surrealista: nel nero minimale che più nero è impossibile che sia, una mano vuole fermare Trent da un atto così spregiudicato. Si percepisce tuttavia un accennato incedere sicuro, il mento leggermente prominente di chi ha il portamento deciso. I dettagli inducono la sensazione che quella mano è destinata a fallire il suo nobile intento. Poi, per fortuna, zero liriche.

“The Slip” si impone con la solidità e magnificenza di un lavoro registrato e prodotto in due giorni: sperimenterete finalmente il dolore per le malefatte di questa stagione all’inferno per la scena musicale, ovvero il rimpianto definitivo di quello che i Nine Inch Nails sono stati capaci di essere e mai più saranno. E dall’alto di un cazzo, Reznor, ghigna su tutti noi.
[PAGEBREAK] Forse cominceremo a riflettere su quanto rimpiangeremo la musica di chi ne ha fatto passione e lavoro. Forse rimpiangeremo che a partire da questi anni in avanti, senza vinili e cd, perderemo la dimensione della fisicità della musica e della memoria; quando gli mp3 diventeranno un fenomeno stagionale, gli Ipod si cambieranno a ogni Natale buttando via di volta in volta la vecchia banca dati, e il cd vergine da 50 centesimi con un graffio smetterà di farsi leggere; quando anche i lettori cd scompariranno dal mercato hi-fi, finiremo col guardare il disco alla stregua del significato dei libri nel capolavoro “Fahrenheit 451″.

Cosa accadrà a tutta quella ricchezza? Cosa rimarrà di questo fenomeno culturale, della canzone, dei concept album, se gli artisti non avranno più ispirazione o la serenità per vivere di musica?
“The Slip”, si muove con disinvoltura in questo presente, non se ne lascia turbare. Se non ne rimanesse nulla, sarebbe un rimpianto in meno. Grazie ad una composizione di una banalità sconcertante, grazie al profondo sentimento di intrattenimento digitale allo scazzo che si respira lungo i dieci brani (divertente la titolazione dei primi due: “999.999″ e “1.000.000″), questo è il capitolo da non ricordare, quella cosa di cui è meglio non resti traccia nei negozi, tutto quello che era meglio non fosse mai stato.

Onore al lavoro di miniera nello scoprire il mezzo di denuncia del futuro: magistralmente nullo, artisticamente non pervenuto, dall’intelligenza emotiva di un encefalogramma piatto.

Quindi perfetto, pietra miliare dell’arte zero nell’anno zero dell’industria musicale digitale.

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