Home > Recensioni > Nine Stones Close: Traces

Quiete

Cinque tracce, di cui due oltre i dieci minuti, che danno la sensazione di navigare su un mare liscio come l’olio, con la foschia estiva a velare l’orizzonte in ogni direzione.

L’ultimo prodotto di casa Nine Stones Close è quanto di più impalpabile un amante del prog rock possa desiderare: tracce articolate, che non offrono appigli stabili o giri canticchiabili, centrate sulla voce da dolce narratore di Marc Atkinson. Occorre alzare il volume delle casse: il marchio soft impresso all’intero disco è talmente radicato nello spirito di “Traces” da agglomerare anche i lunghi assoli di chitarra, a parte forse un passaggio più energico posto in chiusura, insieme a qualche raro riff.

Nell’oasi pensosa creata dalla musica del disco, è notevole la continuità che i musicisti riescono a donare all’intero lavoro, legando pezzi che vivrebbero anche di vita propria. Potrebbe però anche essere un album contenente un’unica, lunga traccia e nulla perderebbe del suo soffice impatto. Tra voce e tastiera, non si capisce chi tenga davvero sotto tiro qualsivoglia spinta adrenalinica.

Pro

Contro

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