Home > Interviste > Ninefold: Trovando le strade; e le relative significanze

Ninefold: Trovando le strade; e le relative significanze

I Ninefold hanno sfornato caldocaldo “Motel”, un disco intenso, ricco di significati e stratificazioni; diversificato tanto nell’approccio alla materia musicale quanto nella significanza e dei testi e della proposta stessa. Con la speranza che il pubblico dia loro qualcosa più di una possibilità, abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere insieme a loro; il risultato è stato questo.

Partiamo dal rapporto che lega il titolo del vostro disco al non-luogo motel, visto come spazio di passaggio. Pensate che in qualche modo si possa intendere il titolo solo come riferimento generico, lirico-tematico, in relazione ad emozioni in viaggio e luogo di transizione oppure c’è una precisa scelta a priori che condensa riferimenti cinematografici, esperienze reali e altro per creare una specie di fil rouge tra le canzoni del disco? In tal caso, come siete riusciti ad arrivare ad un compromesso con le idee dei singoli, visto e considerato che il “tema” si presta a moltissime e diverse riflessioni?
Il nostro Motel poco ha a che fare con la scia simbolica lasciataci dall’immaginario collettivo americano: preferiamo forse associarlo ad un “teatro della memoria”, dove le diverse stanze rappresentanto altrettante esperienze. L’ambiente che proponiamo non è ospitale: è un incubo. In questo senso l’idea di disco concettuale non è del tutto inappropriata.

Balza all’occhio, o, meglio, all’orecchio la notevele varietà e ricerca musical-sintattica-semantica portata avanti nel e dall’album, che in un certo qual modo si lega a quell’immagine indistinta, indefinita del “motel”. Come relazionate la vostra ricerca attuale agli esordi dello split Ninefold / Homer? Non temete che il vostro suono, aprendosi in questo modo, e mettendo in ballo così tante idee e strati di significati, corra il rischio, paradossalmente, di rinchiudersi troppo su se stesso?
Se consideriamo un progetto musicale come organismo e non come statua, il cambiamento ha carattere genetico. Anche in questi giorni, ci stiamo dedicando a brani ben lontani da Motel, e probabilmente questi stessi brani saranno soggetti a modificazioni. Sinceramente non credo che questo sia un movimento “rischioso” e autodistruttivo, anche alla luce del notevole superamento di alcune lacune trovate nello Split.

Spesso e volentieri si ha l’impressione che il vostro lavoro sia circondato da fascinazioni cinematografiche: suoni, immagini, parole, ripetizioni, danno spesso e volentieri questa sensazione. In caso non abbia detto una stronzata, quali pensate siano le maggiori fonti di ispirazione e stimolo in tal senso? Quale ritenete essere un lavoro cardine della cinematografia (moderna o meno, fate vobis), che, magari, ha influito in maniera diretta sulla realizzazione di “Motel”? Quali altri arti visive possono aver avuto un peso nelle vostre scelte in quest’occasione?
L’artwork del CD è un piccolo compendio di citazioni cinematografiche. L’arte deve comunicare anche con se stessa, e lo fa grazie alla complessità dei suoi vari linguaggi. Insomma, tutti noi siamo veramente affascinati dalla celluloide, senza particolari riferimenti.

Come detto e ripetuto da più parti, il primo nome che salta in mente ascoltando le vostre canzoni è quello dei Tool; dunque cosa pensate dell’ultimo album del gruppo – “Lateralus” – in relazione alla precedente produzione discografica? E, invece, quali sono le vostre opinioni relative alla fascinazione esoterica da sempre provata dai Tool?
Lateralus è un ottimo disco ma non tocca le vette (spirituali) di Aenima, a mio parere. Tanto si è detto sulle implicazioni mistiche dell’opera tooliana, io sono cauto nei giudizi: per me i Tool più che esoteristi sono nichilisti, geniali nichilisti.

Altre impressioni sparse ascoltando il vostro disco sono quelle che rimandano a Deftones ed un eventuale retroterra che sa molto di post-grunge. Preso atto del fatto che le mie sono solo sparate tanto per, quali pensate siano i dischi, gli artisti o i movimenti culturali che più hanno plasmato il vostro gusto, la vostra vita ed attitudine? Quali gli album pressochè sconosciuti che consigliereste a chi vi ascolta?
Purtroppo non conosco album sconosciuti, ahimè. Noi tutti siamo stati chi più chi meno fan della scena di Seattle: io per esempio ero (e sono tutt’ora) affascinato dallo stile “faustiano” degli Alice in Chains. Al di là della musica il discorso diventa davvero lungo, ma se dovessi indicare un movimento particolare, direi il surrealismo.
[PAGEBREAK] In un modo o nell’altro, riuscite a distinguervi nettamente da tante band che si muovono su coordinate sonore non troppo dissimili. Se doveste riflettere su questo fatto, quali pensate siano i modi perché ciò avvenga, a dispetto del resto della massa (fermo restando l’intelligenza del “fare ciò che uno sente”)? Nel panorama musicale internazionale e nazionale, quali pensate siano i gruppi che con maggior forza si impongono sul resto della truppa?
Nel panorama internazionale qualcuno spicca: i Mars Volta ad esempio si meritano il successo che hanno. La loro è una soluzione geniale che non accetta compromessi, e piace semplicemente perché è originalità ascoltabile. L’originalità non deve compromettere il piacere “estetico” di ascoltare la musica.

L’impressione complessiva ricavata dal disco risente comunque, a mio personale avviso, di una certa acerbità di fondo. Al contrario, l’effetto quasi vintage del lavoro denota una grande professionalità a livello di suoni. Potreste raccontartci qualcosa del processo di composizione e produzione del disco? Magari qualche evento significativo della gestazione o qualche episodio da ricordare. Ancora, cosa pensate dell’attuale, maniacale, cura impiegata nella produzione della maggior parte dei dischi contemporanei; anche in relazione alla – generica – tendenza all’enfasi nel “particolare” del suono piuttosto che nell’aspetto complessivo della musica? Quali sono i produttori, all’interno del panorama internazionale, che ritenete degni di stima e con i quali vi piacerebbe lavorare?
Parto dai produttori… ehm… non mi viene in mente nessuno nell’ambito rock. Ci sono tanti arrangiatori che stimo massimamente, come Brian Eno o Sakamoto, ma dubito che essi ascoltino rock. Alla prima parte della domanda rispondo: ebbene si, siamo un po’ fanatici del sound. In qualche modo ne risente l’impatto del disco, ma almeno possiamo gratificare l’orecchio fino.

Ritornando alla vostra ricerca musicale, si può dire che, nonostante la varietà e le sperimentazioni linguistico-musicali, rimaniate all’interno di una virtuale semantica del rock. Sono molti i gruppi che, dopo un avvio all’insegna del rock, hanno deciso di mettere da parte tali linguaggi per giungere a forme espressive altre o in ambiti completamente differenti. Siete mai stati tentati da una tale scelta? Dove vi sta portando “Motel” e le nuove composizioni? C’è la possibilità che cambi qualcosa alla base? Quale ritenete sia una band valida che ha percorso un viaggio di sola andata fuori o più in alto del rock?
Enrico, il batterista, si dedica da tempo alla pseudo-elettronica (fa esperimenti davvero strani): alcuni esempi sono presenti anche in Motel (il brano a metà della tracklist). Io invece ho ripreso a studiare chitarra blues e country, e mi cimento nell’uso dello slide. Il nuovo materiale che stiamo componendo è a mio avviso ricco di sfumature ed è molto, molto interessante.

Come ultima domanda, dopo i sinceri in bocca al lupo, non posso che chiedervi alcuni scampoli di vita vissute ed impressioni personali: potete raccontarci, tramite pensieri, parole, immagini, canzoni e quant’altro, alcuni dei vostri viaggi memorabili e luoghi fisici E emozionali, tramite cui siete passati? Quale la vostra idea del Viaggio? Quale il primo pensiero che gli affiancate? Quale un viaggio ancora da percorrere, che vi chiama incessantemente?
Che domanda difficile… Prima di tutto grazie per gli auguri, ne abbiamo bisogno. Non vorrei lasciare i lettori con una risposta banale, quindi concludo con un divertente aforisma che amo ricordare, e che in qualche modo è pertinente alla domanda. ” Può esser vero ciò che si fa beffa della norma?” Chiese il Re. “La verità va ovunque in tempeste senza forma” Rispose L’ombra.”

Scroll To Top