Home > Zoom > Sanremo 2012: No figa, no voto: no party.

Sanremo 2012: No figa, no voto: no party.

Ci avevano detto di parlare di musica, perché questo è uno spazio dedicato al 62esimo Festival della Canzone Italiana. Noi volevamo parlarne, ma forse ci siamo collegate sul canale sbagliato.

Ad ogni modo, se anche voi ieri sera eravate sintonizzati su Rai Uno, avrete notato – come noi – quanto è stata simpatica l’idea di sintetizzare in un solo programma televisivo l’intero Bel Paese. Non mancava nessuno: l’assente ingiustificata che porta falsi certificati medici, il ricercatore di figa e lo strapagato senza motivo. Sì, insomma, l’assenza per torcicollo della Mrazova, la delusione di Papaleo (allietata solo dall’arrivo di Belen e della Canalis) e l’insalata oratoria di Celentano (dalla guerra alla religione, passando per la politica) a cosa vi hanno fatto pensare?

A noi è venuta fame. A noi viene sempre fame. Di solito non ci piace mangiare con la TV accesa, ma come facevamo a commentare la serata per voi? Dunque siamo liete di svelare gli ingredienti che hanno condito il primo appuntamento sanremese, vi basterà cliccare sui nomi che leggerete e poi, si sa, l’acquolina vien leggendo.

Quattordici i Big in gara. Un Morandi meno impacciato dello scorso anno è pronto a presentarli; a cambiargli il motto da restiamo uniti a restiamo tecnici è Rocco Papaleo, il co-conduttore che vuol mettersi a passo coi tempi. A rimpiangere le ere passate ci han pensato Luca e Paolo in apertura.

Dolcenera con “Ci Vediamo a Casa” apre le danze e nessuno pare averla avvisata di essersi dimenticata i calzini sotto la gonna con le paillettes. Non poteva pensare lei a tutto, si è già impegnata tanto a mettere accanto alla rima cuore-amore la parola cultura. Notiamo l’impegno, ma non lo apprezziamo.

Segue l’uomo in frac della sessantaduesima, il caro Samuele Bersani che ha deciso di mimare “Un Pallone” come fosse un animatore da crociera. E, coi tempi che corrono, non ha scelto il ruolo giusto.

Noemi fa giusto in tempo a rubare l’abito a chi l’ha preceduta e corre sul palco in marsina sulle note di “Sono Solo Parole”. Certo, diamo ragione al titolo, ma potevano esser meglio articolate.

Di bianco vestito, invece, è Francesco Renga. Il ritorno al festival è affidato a “La Tua Bellezza“, un brano che lo vede fin troppo romantico. La donna vuol esser trattata male, lo sanno anche i bambini ormai.

Chiara Civello è la sconosciuta che viene elogiata da Tony Bennet. Dovremmo fidarci delle sue parole quando la definisce la più grande cantante jazz italiana, perché “Al Posto del Mondo” ci farebbe andar fuori strada.

E a perdere la retta via è anche lo stilista di Irene Fornaciari, la sola sul palco dell’Ariston ad aver dimenticato l’abito da sera. “Grande Mistero” deve aver solo riarrangiato un canto da chiesa in chiave rock Vandesfroosiano.

Emma Marrone usa il verde speranza per parlare del sociale. “Non è l’Inferno” non nasconde la crisi del lavoro che tocca anche gli amici di Maria.

I Marlene Kuntz vengono annunciati come gli alieni di questa edizione. “Canzone Per Un Figlio” non fa altro che ripetere felicità-bellezza-forza della bontà. La magrezza di Godano lo avvicina anche all’aspetto di un Gesù predicatore.

Eugenio Finardi sembra esser lì da sempre, neanche un pelo della barba diverso da come lo ricordavamo. “E Tu Lo Chiami Dio”, dice lui. Noi lo chiamiamo semprelostessolook.

Gigi D’Alessio e Loredana Bertè sono il duo artistico che abbiamo sempre sognato. Il dolce e l’amaro senza sapere chi è l’uno chi l’altro. Una tavolozza di aggettivi pacchiani non basterebbe per racchiudere quelli giusti. “Respirare” racconta storie di inferni privati, la versione parodia di me stessa della Bertè ne conferma la gravità.

Nina Zilli punta sugli Anni Cinquanta, è la bella versione della Amy che fu e ha imparato a muoversi come la Mina d’un tempo. “Per Sempre” non la fa ballare a dovere.

Pierdavide Carone ha come spirito guida/maestro d’orchestra Lucio Dalla. “Nanì” canta la fine che si fa ad innamorarsi di quelle troppo fighe. Delicato quanto basta per intenerire il pubblico.

Ripulita dagli occhialini e l’aria goffa, arriva Arisa. Elegante come la Ventura le ha insegnato a X-Factor. “La Notte” non prevede un motivetto facile, ma si candida per il premio miglior canzone sanremese, in un’edizione che raccoglie pochissime candidature (sembrano tutti arrivati lì per caso).

“Sei Tu” è invece il titolo della canzone dei Matia Bazar, il gruppo italiano che risuscita in occasione del festival. È la dodicesima volta che sono in gara, nelle altre cinquanta edizioni c’è chi giura di averli visti dormire sotto i portici del teatro.

Dopo l’ascolto di tutti i brani la giuria ha in mano il materiale per votare, quello che manca è un sistema funzionante. Inceppi di meccanismi fanno sospendere la gara. Stasera tutti i big ritorneranno sul palco.

Se avete qualche piatto musicale da recuperare, fatelo. La nostra tavola è imbandita per tutti.

Scroll To Top