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No Gravity On: Rivivere gli anni ’90 negli anni ’10

Cari No Gravity On, so che mi odierete a morte per il voto complessivo dato al disco, ma a maggior ragione per quello siamo interessati a conoscere di più il vostro lavoro. Vi ringrazio in anticipo per il tempo dedicato a rispondere a queste domande. Innanzitutto, vi chiederei da cosa deriva il nome della vostra band, e soprattutto il titolo dell’album. Vorrei ci parlaste degli “Universi” del titolo.
Il nome del gruppo, “No Gravity On”, era nato inizialmente solo come “No Gravity”, che con il passare del tempo però sentivamo vuoto, come se mancasse un qualcosa, ed è così che abbiamo pensato semplicemente di capovolgere la parola “no” ed è nato il nostro attuale nome, quindi una specie di gioco che fortunatamente ha anche un senso logico.
Il titolo dell’album prende spunto anche dal nostro nome, perché comunque la gravità fa parte dell’universo, quindi abbiamo voluto creare una sorta di legame tra il nome della band e il titolo del suo primo lavoro; ma non è legato solo a questo, rimanda anche al fatto che come l’universo è composto da tanti elementi anche il nostro EP è ricco di temi differenti tra loro, si va dal tema amoroso al puro divertimento con gli amici, dal tema della riscossa della propria vita alla scoperta di “Nuove Realtà” .

La scelta del “cantare in italiano” è quasi radicale e coraggiosa, in un paesaggio come quello italiano, con band che prediligono – soprattutto per il disco d’esordio – la lingua inglese. Come è avvenuta la decisione: è stata immediata o ne avete discusso?
La scelta di cantare in italiano deriva da una decisione maturata nel tempo, nel senso che ci sono voluti anni ed anni di gavetta per arrivare fino a questo punto. Abbiamo sempre cantato in inglese ma siamo arrivati ad un certo punto della nostra “esperienza musicale” in cui ci siamo chiesti: «Cantare in italiano? Beh, perché no? Proviamoci!»

Lo stereo della copertina rimanda agli anni ’90, e anche le vostre sonorità, unite a quelle più di avanguardia, sembrerebbero guardare a quegli anni. Che cosa sono per voi gli anni ’90? È un periodo a cui guardare, musicalmente e non, con malinconia?
Beh sì, l’idea era esattamente quella, poiché bene o male siamo tutti nati prima del ’90 e quindi ci siamo goduti quegli anni abbastanza bene. Per noi gli anni ’90 sono stati la fase di “innamoramento” per la musica, e questo grazie anche a band come gli 883, per fare un nome, che tutt’ora ci ispirano.
Inoltre, il bello degli anni ’90 è che il PC era ancora qualcosa di abbastanza innovativo e c’era chi lo aveva e chi no, quindi per seguire le band che ti piacevano dovevi aspettare che uscissero le loro foto sui giornalini o riuscire a “beccare” il loro video in tv, in questo modo si viveva l’amore per i propri gruppi preferiti più come un legame famigliare.
Inoltre, come avete detto voi, le nostre sonorità richiamano quegli anni, ed è proprio questo il mix che noi amiamo, sonorità anni ’90 mescolate con sonorità del pop-rock di oggi.

Come avviene la vostra collaborazione come gruppo? Qual è la prima idea da cui nasce una vostra canzone? Testo o musica?
Di solito nasce prima un testo, poi lo si adatta bene su un giro di accordi che vediamo meglio in sala. Durante il lavoro di scrittura questo può variare dalle 3 o 4 volte, o anche di più, ma il tutto, diciamo, nasce da un testo, e poi dal lavoro di gruppo in sala prove, dove ci chiudiamo anche 5 ore!

In “Nuove Realtà” parlate di essere nascosti dietro a una maschera, di cercare «una nuova identità»: non so se la canzone sia strettamente personale, ma è possibile volgerla a un’intera generazione?
La canzone nasce da un’esperienza personale, ma può benissimo essere rivolta ad una generazione che si nasconde dietro ad una maschera, che indossa esclusivamente davanti alla gente per sentirsi parte integrante della società, e per sentirsi anche migliore, quando in verità si dà solo il peggio di se stessi.
Inoltre si può parlare non di una sola maschera, ma più di una, poiché ormai, a nostro parere, la generazione di oggi vive nel “seguire una moda”, per questo parliamo di cercare una nuova identità, ci si cambia continuamente di indentità finché non si trova quella giusta, quella che ci fa sentire apprezzati dagli altri.

Soprattutto dal punto di vista dei testi, sembrerebbe esserci anche un omaggio agli 883 del tempo che fu. Quali sono state le vostre influenze musicali fondamentali, sia come gruppo che come singoli ascoltatori?
Ahah, come detto prima gli 883 sono stati un punto fermo nella vita di ciascuno di noi, diciamo che ad ogni loro singola canzone è legato un ricordo proprio perché loro cantavano della VITA, una vita in cui non solo noi, ma l’intera generazione di quel periodo si rispecchiava.
Comunque ognuno di noi ha gusti diversi, ascoltiamo un po’ di tutto, c’è chi ascolta pop ed elettronica, chi hip hop e metal o ancora chi ascolta rock acustico e country! Quindi, diciamo che siamo un bel mix di tutti i tipi di musica ed è anche questo che ci aiuta molto nello scrivere.

Che reazioni vi aspettate, prima di ogni concerto? Avete un pubblico di riferimento o preferite, in un certo senso, essere “sorpresi” dal tipo di pubblico che vi trovate davanti?
Indubbiamente vogliamo che la gente con noi si diverta, balli, canti, quasi come se fosse ad una semplice festa di compleanno.
E non abbiamo un pubblico di riferimento perché diciamo che, come detto prima, per noi è come se si trattasse di una festa di paese alla quale possono partecipare tutti, dal bimbo di 5 anni, al ragazzo di 16, all’anziana di 70 anni; quindi appena saliamo sul palco non badiamo al pubblico che c’è in sala, ma pensiamo solo a farci apprezzare e a far divertire.

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