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  • No Strings Left: La Prise De La Bastille

    No Strings Left

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Futuristiche battaglie

Iniziano con la citazione del Manifesto del Futurismo di Marinetti, proseguono alternando registrazioni simil-live, dialoghi campionati e suoni che sembrano uscire da un campo di battaglia (o dal ticchettare su una tastiera, a scelta).

Tutti li osannano, tutti li additano come nuova rivelazione rivoluzionaria e fuori dagli schemi, in realtà i No Strings Left non fanno che fondere il punk dei Clash con quello più “cool” e finto-sporco dei Libertines o dei Babyshambles (Pete Doherty, insomma). Bravi, per carità, energici, senza dubbio, e sicuramente anche di ampie e ricche vedute. Ma da qui al metterli in cima a un altare ne corre.

Siamo talmente abituati alla (purtroppo) triste scena italiana che non appena sbuca un gruppo che sembra sapere un po’ più degli altri quello che fa subito ci lanciamo in preda all’euforia. Sicuramente “La Prise De La Bastille” è un disco notevole, pieno di energia e di spunti forti, ma non così tanto da giustificarne la venerazione totale quasi ovunque. Che ci sia bisogno di band senza peli sulla lingua e con la voglia di buttarsi è fuori da ogni dubbio, ma è anche giusto dare a ogni fenomeno le sue giuste proporzioni.

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