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Nobraino: Dodici carati per il “Disco D’Oro”

Se è vero che non è oro tutto ciò che luccica, in questo caso l’ultima fatica dei Nobraino, per l’appunto “Disco D’Oro”, è davvero una patacca. Ma di gran valore.

Si, il loro slogan di qualche tempo fa era: “Nobraino significa stupido”. E potranno sembrare pure scemi ben vestiti, dato che i loro costumi da maestri circensi piacciono a tal punto da essere rubati. Ma più che stupido io direi mentalmente libero. E la loro musica ne è chiara testimonianza, tanto che ormai anche la critica inizia a prenderli sul serio. Perché, per chi ancora non li conoscesse, si tratta di una band tutta romagnola che tra un rock ancora rude e rudimentale, folklorismo e intimismi cantautorati, parla “per immagini, sogni e fotografie”, traendo spunto dal potenziale sconcertante del quotidiano per fare dell’ironia un mezzo di critica beffarda contro una coscienza sociale a volte contraddittoria, a voltei lontana da quello che era, ormai un tempo, un comune senso di civiltà.

Per una Milano che ancora prova ad ignorarli, o forse li ignora davvero già solo per mancata conoscenza, venerdì sera presso l’ Auditorium Demetrio Stratos, dopo la presentazione on air dell’album per Radio Patchanka, incontro Lorenzo Kruger, voce del gruppo, nella premessa che in questa intervista possa non ripetersi o che almeno essa provi a distinguersi da tante altre.

Nel nuovo album cantate “Voglio fare il record del mondo a chi sta più bene” perciò iniziamo così: come state? A che punto siete con questo primato?

È lunga, è lunga a dirsi. Perché si parla di felicità e la mia idea personale a riguardo è il perfezionamento stesso della ricerca della felicità. La teoria è semplice: come si fa a partorire nuovi e rivoluzionari modi per essere felici se si continua a correre disperatamente verso qualcosa che non si desidera nemmeno, o che si desidera soltanto per interposta a coscienza obbligata? L’uomo è andato incontro a una comodità dell’essere che una volta non avrebbe mai pensato di raggiungere, eppure ancora la felicità gli si allontana all’orizzonte risultando inaccessibile. Perché probabilmente è solo un’idea, una religione. Così il senso di “Record Del Mondo”. La domanda allora è: Stiamo correndo dove? Verso cosa? Ci abbiamo ragionato bene? Prova a tirare il freno a mano di botto e, oltre a quello che ti sbatte sulla schiena, vedi se ti viene anche qualche idea per avere qualcosa di diverso da quello che ti passa per le mani e che non è detto sia quello che volevi.

La vostra notorietà cresce: sempre in un vostro brano dite “Il destino non deraglia per venirti a cercare, trovare i binari per farti investire…” Siete un gruppo che ha iniziato col basket per finire a far musica insieme. Il treno che vi ha portato alla ribalta, qual è stato?

Non c’è tutt’ora alcun treno. Le situazioni viste dall’esterno possono sembrare diverse da come sono in realtà. Situazioni che comunque anche noi contribuiamo ad accrescere. Tutta questa notorietà quindi non c’è. Il treno è sempre lo stesso e fa sempre lo stesso identico giro. Giro circolare che per magia diventa concentrico, e a ogni rivoluzione sale di un centimetro o due. Il livello di altitudine a cui siamo adesso non è arrivato dall’oggi al domani. Ma siamo ancora in una fase genuina della nostra carriera per cui ci sentiamo vicini e absidati a come eravamo quando abbiamo iniziato. Anche se, in realtà, sto cercando di capire quanto una band riesca a stare a un certo livello senza saturarsi e perdere questo contatto. Mi sono dato varie risposte che continuano a cambiare…

Nobraino sta per senza cervello. Ma stupido è chi lo stupido fa. Quanto ci siete e quanto ci fate.

“Nobraino vuol dire stupido” è stata una scorciatoia. In realtà letteralmente vorrebbe dire non con il cervello. Fa riferimento al fatto di non assimilare le cose in maniera logica quanto in maniera sentimentale. Nobrainovorrebbe dire piuttosto stupìto. Perché oggigiorno lo stupore viene a mancare, ed è come l’aria, come l’acqua, come il fuoco. Fondamentale. È uno degli elementi base dell’emotività umana, mentre l’uomo non si stupisce più o comunque di rado. I Nobraino allora puntano a stupirsi e a stupire. Puntano a suscitare sentimenti, perché sintomo di vita.

Ti sei definito un istrionico cronico. E il bello del vostro far musica sono queste performance fuori dal comune. Finite le quali, diventi una persona seria (o quasi) tanto che passi da altezzoso. Dalì credeva che per acquistare un crescente e duraturo rispetto in società, fosse buona cosa, per un grande talento, dare presto un bel calcio alla società che lo apprezzava, per poi comportarsi o far credere di essere uno snob. Per te quanto è vera questa affermazione (in misura magari anche del tuo talento)?

Io non penso di essere uno snob. Ma me lo fanno notare. In realtà credo che a questo mondo bisognerebbe imparare a riconoscere i timidi. Io sono un timido. Non ho la grande capacità di andare subito incontro alle persone. Adesso dopo uno spettacolo, mi lascio andare perché tutto questo mi lusinga. E magari fra dieci anni mi coinvolgerà di meno. Ma ora vivo ancora l’eccitazione dell’esibizione. Per cui non c’è alcuna programmaticità nei miei comportamenti. Sono un timido e mi piace esserlo. Perché è una leva. Si, il mio modo d’essere è una leva, che mi aiuta a catapultarmi e a suscitare negli altri una reazione. Per cui se non avessi una parte nascosta non riuscirei a fare quel salto. E così quella parte nascosta me la godo.

Da “Gli Scontati” ai Nobraino. È stato così banale ritornare a essere sul palco un senza cervello?

Il progetto che ho fatto su Paolo Conte è frutto dell’amore che nutro per lui, per quello che mi ha insegnato a livello di scrittura. Esibire i propri sentimenti con un portamento elegante e maschio. Ci sono tantissimi pezzi che ho scritto pensando a come li avrebbe scritti lui. Così, “Gli Scontati”. E poi, sebbene abbia iniziato con l’atteggiamento opposto, ovvero scrivendo fin da subito cose mie, mi piace immaginarmi come interprete, che è una figura ormai perduta. Un interprete alla Celentano, per intenderci. Con una mano talmente forte sulle cose da dar loro una collocazione. Per dire, “Azzurro” l’ha scritta Conte, ma per tutti è di Celentano. Un interprete che riesce a rubare così la paternità di un testo a uno come Conte per me fa manifesto. E mi piacerebbe, con calma e senza grandi appelli, iniziare anche io a farlo. Soprattutto perché spero di vivere a lungo, e dato che dovrò suonare fino a 75 anni per avere la pensione, bisogna pur che mi inventi qualcosa.

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Quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono nulla. La vostra musica, i vostri testi, da chi o cosa traggono ispirazione?

I Nobraino in maniera azzardata sono il tentativo di un’ovazione che si riconduce a tutta la musica degli anni ’90. Dai Nirvana ai Radiohead, ai Red Hot, ai Primous, ai Sound Garden. Tutto quello che gli anni ’90 ci hanno dato. In più, tutti gli autori italiani dal dopoguerra ad oggi.

Vi proponete come moderni cantastorie. Tanto che ti hanno paragonato a un giovane De Andrè…

La questione De Andrè io la bypasserei perché mi mette un attimino in ombra. Nel senso: non in termini cattivi, ma sono un po’ contrario a questo abuso di De Andrè sul nostro cammino, posto lì in alto ad illuminare tutto. Perché poi è chiaro che tutti quelli che vengon messi sotto, siano in ombra. Per quanto mi riguarda, considerandolo un maestro, vorrei superarlo un giorno. Per non fare un semplice hobby della mia musica e continuare ad alimentare quello che mi brucia dentro, spingendomi a fare sempre meglio.

In un’intervista, hai detto che non ti piace cantare di uomini che piangono per le proprie donne. Da “Bifolco” a “Le Leggi Del Mercato Universale” o anche al più recente “Tradimentuz” traspare un’idea di romanticismo alternativa. Totalmente sovvertita da “Film Muto”. Cambio di tendenza?

Sicuramente la mia storia sentimentale mi ha cambiato. L’amore femminile ha piegato, un po’ distorto, il mio modo d’essere. Perché è facile fare il maciste quando sei da solo. La sfida ora è rimanere un uomo, magari anche tutto d’un pezzo, con la tua donna a fianco. “Film Muto” interpreta il punto di vista di una donna e di quello che sta vivendo nella sua relazione. È la storia di due che stanno insieme da tempo, che si conoscono da sempre e che magari purtroppo, come spesso succede, non si parlano più. Mi sono, penso, arricchito con certe autocritiche che bisogna sempre farsi, ed è ovvio che i testi ne risentano. Anche se continuo a credere che l’uomo debba sempre essere uomo-uomo all’interno di una coppia.

Disco d’oro presenta alcuni tracce già note al pubblico prima ancora che questa vostra ultima fatica fosse edita. Dopo “Esca Viva” e “Il Semaforo” che ci avete fatto ascoltare questa sera, adesso che il vostro tour è riniziato, possiamo aspettarci nuovi brani da testare?

Abbiamo un repertorio già vasto, ma non ci manca quella grinta, quel pathos che ci spinge a suonare sempre qualcosa di nuovo. In quest’ottica stiamo lavorando su 4-5 nuovi brani, per ora solo testo o sola musica, da portare in giro in questo tour estivo, perché solo suonandoli, ascoltandoli e guardando cosa succede nel mentre, si riesce a renderli migliori per un eventuale messa sul disco.

C’è chi vi ama, chi vi odia, chi vi prende poco sul serio. Eppure siete Persone Colte”…o “colte in fatto e che deludono proprio sul più bello”? Cosa dobbiamo aspettarci dai Nobraino? O dato che a volte definire è limitare, limitiamoci a dire cosa possiamo non aspettarci sicuramente da voi.

Il fatto di essere presi poso sul serio è un atteggiamento che noi alimentiamo, continuando a dare degli input un po’ fuorvianti. Personalmente sono contro le aspettative (perché chi riesce a non crearsele vive meglio), ma dai Nobraino voglio che ci si aspetti tutto e niente. E anche se aspettarsi niente è come aspettarsi tutto, ci tengo che per noi sia il tutto ad essere l’aspettativa. Questo perché possiamo vantare un percorso che ci ha portato vicini al pubblico tanto da poter assumere un atteggiamento naturale nel modo di stare sul palco. Così è un po’ come in amicizia: può succedere una cosa bella, una cosa brutta, può succedere di avere una discussione, di parlare, ridere, fare gli scemi e ancora confrontarsi su cose serie. I Nobraino secondo me devono continuare ad essere questo. Perché sebbene la distanza nella musica abbia anche una sua utilità, nell’aiutare a creare il personaggio, si deve contemporaneamente generare una vicinanza col pubblico. Quella stessa che ogni volta che salgo sul palco, mi permette di stupirmi. Alla “Nobraino” si intende.

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