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Nobraino: il nuovo disco “3460608524” in un’intervista

Alla fine al “3460608524”, vero numero di telefono utilizzato dai Nobraino come titolo dell’ultimo album in uscita l’11 novembre, abbiamo chiamato anche noi di LoudVision e lo abbiamo fatto per parlare con  Kruger e la sua band, per cercare di entrare nel vivo del loro ultimo progetto musicale, ma anche per cercare di toglierci dei dubbi in merito a delle critiche che hanno investito la band questa estate. Ne avranno risentito in termini di pubblico? Sarà stata solo una caduta di stile o un pensiero consolidato ? Sentiamo cosa ha dirci Nestor Fabbri, autore dello status incriminato.

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Salve ragazzi, a distanza di un paio di anni ci risentiamo, sembrava ci stessimo salutando definitivamente nel 2014 con “l’ultimo dei Nobraino” eppure ci risiamo, con un nuovo progetto appena uscito, vi piace creare pathos o realmente avevate pensato di smettere?

 

No dai, smettere no. Abbiamo sempre avuto questo rapporto strano con la discografia già dal nome del primo album “Best Of”, abbiamo scelto questa linea e la manteniamo. Chiaramente siamo una band di cinque uomini e suoniamo in un metro quadrato, quindi a volte si creano delle incomprensioni, ma la voglia di mollare no, siamo un ingranaggio oleato ormai dopo vent’anni insieme.

Effettivamente abbiamo imparato a prendervi poco sul serio, siete una band che ha come primo progetto musicale un “Best Of” di canzoni mai pubblicate prima, come secondo album già un live… Un percorso opposto rispetto ai “musicisti tradizionali”. Scelte consapevoli o solo folli?

Assolutamente consapevoli. Siamo arrivati in un momento in cui la discografia era e continua ad essere ancora oggi allo sbando. Si fa questo mestiere giustamente anche per guadagnare, e siamo in una epoca in cui gli album si vendono poco e ci si è dati al digitale, che comunque rende poco, canali come Youtube non fanno la tua fortuna, per farti capire in che scenario viviamo.
Se siamo stati audaci? Può darsi, ma comunque la storia ci ha dato ragione, quindi bene così dai.

Tornando al precedente album, già da “L’ultimo dei Nobraino” avete detto addio all’Indie nella sua accezione di “Musica Indipendente” per farvi strada nel mondo delle major, con la Warner, adesso tocca alla Woodworme. Lo si sa quanto il pubblico “indie” sia conservatore sia nelle idee che nelle scelte musicali, avete notato una avversione in una fetta di pubblico per questa “promozione” discografica?

 

Beh, è difficile già definire di per sè che cos’è l’indie. Ok, è un indipendentismo rispetto alle etichette major e noi siamo nati e partiti così, ma non è che passare alla Warner ci abbia contaminato nella poetica e nelle musiche, nessuno ci ha mai imposto cosa fare, come farlo o come distribuirlo, quindi noi siamo rimasti indipendenti anche dopo. Per quanto riguarda il pubblico, beh direi di no, fortunatamente il calore non l’abbiamo sentito scemare.

Parliamo di “3460608524”. Nasce come un progetto per avvicinare il pubblico e invitarli a metterci la faccia, cosa che farete anche voi, rispondendo a domande, complimenti, curiosità ma anche a critiche ed insulti. Come è il vostro stato d’animo al pensiero?

Io credo che ci divertiremo, noi e i fans, tutti. Dal nostro canto stiamo cercando di creare un’attrattiva, ci stiamo inventando delle situazioni divertenti in cui coinvolgere chi ci telefona. Questo è un progetto che noi avevamo in cantiere da un po’ di anni, ognuno stimolato da una origine diversa. Per quanto mi riguarda, questa idea mi è nata durante un viaggio in Spagna, in cui passeggiando mi ritrovai davanti un ragazzo, seduto dietro ad un tavolino, per strada, con un cartello appeso addosso con su scritto “Parlo con tutti, di tutto, gratis”, e la trovai una cosa geniale. Anche gli altri ragazzi avevano questa idea di “socialità” e adesso i tempi erano maturi per poterlo fare, e lo abbiamo fatto.

Dai ragazzi, adesso c’avete tutti i minuti gratis, chiamateci (ndr: ride)

Se penso agli insulti mi viene facilmente in mente un vostro scivolone social, cito: “Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevede che quelle acque saranno molto pescose questa estate”, a cui ha subito replicato Roy Paci organizzatore del Concerto del Primo Maggio mettendo al corrente tutti che non siete più i benvenuti li. Anche la tua replica non si è fatta attendere, hai chiesto intelligentemente scusa e spiegato che proprio il vostro background sia di studi, con una tesi sulle politiche migratorie, che le attive iniziative che seguite sarebbero in conflitto con questa frase. Noi vogliamo credere che sia così, perchè su temi così delicati, il vostro ruolo di comunicatori esposti ad un pubblico vasto, non può permettersi di dare messaggi distorti o opinioni personali estreme, non per vano populismo, ma proprio per senso civico. Tornando all’attualità però, questa esigenza di contatto col pubblico è anche un mondo per allontanarsi dal solo social, che ha causato questo putiferio, con un concerto annullato (il 25 aprile) e la polemica sui futuri primi maggio?


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Hai beccato proprio l’autore dello status. Io devo dire che mi fa piacere chiarire una volta per tutte questa storia, senza ipocrisie e finti perbenismi.

Ci sta una certa mistificazione dell’antirazzismo ma rendiamoci conto che nello stesso multicuralismo c’è tanto razzismo. Purtroppo ci dobbiamo rendere conto che il canale di Sicilia è un carnificio umano senza fine, e i mass media fino a 400 morti tacciono, io volevo solo fare sarcasmo per mettere in evidenza ciò, questo paradosso.

Tutto questo clamore mediatico lo posso capire, ma comunque noi ne siamo usciti danneggiati, ma succede quando ti esponi. Il concerto del 25 aprile che tu citi, in realtà è stato annullato per ragioni di ordine pubblico, e ci può stare, ma ci sono stati eventi che ci hanno annullato a distanza di due mesi da quell’episodio senza apparenti motivi, che malcelavano la vera motivazione. Con Roy Paci ho cercato spesso di mettermi in contatto per chiarire e spiegare sia le mie ragioni che tutto quanto, ma non c’è mai stata (finora) l’occasione, e devo farlo io in quanto autore, non la band, anche se in questo siamo molto solidali, non mi hanno nè colpevolizzato nè fatto sentire responsabile nel momento in cui ne stavamo pagando le spese con concerti annullati ecc.

Mi chiedi se lo rifarei? Sì. Non siamo ipocriti, siamo persone che pensano, e che non hanno  paura di esprimere il loro pensiero, e di prendersi le responsabilità delle proprie azioni.

Torniamo leggeri va’. Siete una band di migranti, per l’appunto, nati da live e per fare live. E’ davvero alta la probabilità che qualcuno vi chiami mentre state varcando proprio il confine della sua città. Sfrutterete questo canale anche per gustare cibi tradizionali a casa dei fans?

(Ndr: Ride) Riceviamo spesso molti inviti. Ma comunque no, durante il tour siamo molto molto concentrati, non sarebbe possibile accettare. Sarebbero dei pranzi imbarazzanti, in cui la portata principale sarebbe il nostro silenzio, non dato dal non aver voglia di interagire con i fans, tutt’altro, ma dall’estrema concentrazione da pre-performance.

Un dopo concerto si potrebbe però fare.

“Nobraino: preludio di una emancipazione del dilettantismo basata sul principio secondo cui la gioia è più importante del buon risultato”, è la massima che vi introduce sulla vostra pagina web. Che risultato vi aspettate da questa esperienza del tutto singolare?

Il risultato che vogliamo raggiungere è una novità: rendere più fluido il passaggio fra l’artista e il fans. Noi siamo persone normali, senti queste urla in sottofondo? Sono all’asilo, sono venuto a riprendere mio figlio, questo per dirti che anche noi abbiamo una  quotidianità normalissima, ed è giusto che con la stessa semplicità il nostro pubblico possa interagire con noi e noi con loro.

Una nota particolare la darei sui testi, siamo abituati a testi che sembrano prenderci per i fondelli, e a divertirci canticchiandoli, adesso i temi prendono un nuovo spessore, penso a “Centesimo” in cui diventa chiaro quanto sia faticoso sopravvivere adesso per molte famiglie, e quante altre invece vivano nel costante spreco, bellissima la metafora del cibo avanzato finito nel divano dei secondi, a discapito dei primi che ci mangerebbero un intero giorno. Una Maturazione anche stilistica oltre che discografica?

E’ un periodo. I testi li scrive Kruger, ce li propone e noi li musichiamo. Questa volta è andata così, Lorenzo è venuto, ci ha proposto questi brani e ci hanno molto colpito. Ci rendiamo conto stesso noi che sono “diversi” come dici stesso tu, non so se chiamarla “maturazione” o solo “parentesi”, vediamo il futuro cosa ci proporrà.

L’ultima nostra intervista si concluse prematuramente con la corsa di Lorenzo sotto ad una fitta pioggia, alla rincorsa di un treno. Quale degna chiusura diamo oggi?

Beh una chiusura te la do io riportando una tua stessa frase che hai usato quando ci hai recensito: “Distorto tentativo di una eccessiva linearità del suono”, sai noi artisti siamo permalosi. La chiudiamo con il monito di farti cambiare idea ad un nostro concerto in cui vogliamo che tu assista?

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