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Nobraino: Vivendo la “Romagnolitud”.

Avete mai conosciuto un romagnolo DOC? Si, esistono. Dovete scavare forse un po’ sotto la scorza di alberghi e seconde case che affollano il litorale di Rimini e Riccione, per trovarli. Oppure, una strada più semplice è ascoltare i Nobraino, quartetto-forse-quintetto riccionese che negli ultimi anni ha spopolato per la penisola con la loro musica piena di energia. Il 4 febbraio prossimo uscirà il loro nuovo disco “L’Ultimo Dei Nobraino”, preceduto dal primo singolo “Bigamionista”.

Abbiamo incontrato il cantante Lorenzo Kruger negli uffici Warner di Milano per una breve chiacchierata.

 

Cominciamo con una domanda che mi girava in testa da un po’. Da dove viene il vostro nome?

Mhh… Cosa ci vedi tu?

A me sembra l’italianizzazione di un termine inglese

Vero. Ci chiamiamo così da una vita, e ormai forse non so neanche più perché. Sicuramente avevamo già chiaro quella volta che volevamo mettere dell’italiano in cose che magari avevamo sentito da altri luoghi, da oltre Oceano o oltre Manica. Quindi si, una volontà di italianizzare certi suoni, certe idee.

Con questo ultimo album avete cambiato etichetta discografica. Cosa vi ha spinti a questa scelta?

Fondamentalmente la voglia di misurarsi con una realtà successiva all’indie, che comunque credo abbia goduto della nostra presenza anche oltre i limiti. Abbiamo ormai l’età musicale per misurarci con una major, vedere com’è. Ci si lamenta tanto di cosa funziona e di cosa non funziona, per cui misuriamoci, proviamo a vedere com’è.

Cosa volete raccontare con questo album?

Mah, non c’è una volontà, una premeditazione, una programmazione… Le canzoni le scrivo così, canzone per canzone. Lavoro sulle cose, sulle idee che si sviluppano meglio mentre altre le metto da parte per riprenderle magari tra due anni, quando saranno pronte, e quindi entreranno in quel disco là. Non è che vuol dire qualcosa, è un’idea che è pronta in quel momento.

Da dove è nata l’idea per la storia di questo “bigamionista”, protagonista del vostro primo singolo?

Non ricordo se ho letto una volta – o forse era una trasmissione, di quelle “gossippare” – che Vittorio De Sica ha avuto in vita due mogli e due famiglie, l’una all’oscuro dell’altra, e niente, mi aveva colpito questa storia, mi aveva affascinato, e credo che la canzoni debba molto a questa storiella, a quella notiziola là.

Avete cominciato come gruppo di amici. Quanto è stato importante per voi venire da Riccione, l’essere romagnoli?

Diciamo che ci dà molta “romagnolitud”. C’è una propensione innanzitutto a un certo approccio un po’ scanzonato, un po’ ironico, che è proprio di una zona che se la passa bene. La Riviera, la Romagna insomma è una terra ricca. L’Emilia Romagna in sé è una terra dove si sta bene, per cui è difficile che uno ti venga a scrivere straziato di chissà quali cazzi per la testa. Insomma stiamo bene, e ne esce qualcosa di buono. Ma anche quando parliamo del problema – perché non è che uno è cieco di fronte alle cose che non funzionano – ti viene da dire la battuta invece che il pianto. E questo credo che sia l’inquadramento di massima. Poi c’è molto l’intrattenimento, che può essere tipico nostro, del nostro turismo… Dal liscio alla discoteca c’è questa cosa, no? La prima orchestra su pulmino era Casadei che girava l’Italia, per cui secondo me ci è rimasta nel DNA.

Voi siete diventati famosi anche grazie ai vostri live. Avete suonato praticamente in tutta Italia. C’è qualche momento in particolare che ricordi? Avete mai girato queste zone?

Si ma non con molta continuità. Difficilmente si son fatti, e si fanno, tour lunghi al Nord. È più facile che succeda al Sud. Per il resto vivo con particolare piacere tutti i tour. Stare in giro a suonare per noi è qualcosa di divertente.

State pensando di continuare? Avete altre idee da mettere in musica?

Si, io personalmente ho in testa, nel cassetto almeno un disco, per cui al momento non ci sono problemi di produttività, fortunatamente.

 

Il tempo purtroppo è finito presto, e Lorenzo è dovuto scappare per rincorrere un treno mentre la pioggia flagellava le strade di una Milano tetra come non mai.

Teneteli d’occhio, che a breve ricominceranno a percorrere la penisola in lungo e in largo!

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