Home > Zoom > Noir americano: Da Rebecca a Gilda, la donna nel noir classico

Noir americano: Da Rebecca a Gilda, la donna nel noir classico

Correlati

Dimenticate Kathleen Turner in “Brivido Caldo”, Glenn Close in “Attrazione Fatale” o Sharon Stone in “Basic Instinct”. Più di mezzo secolo fa star come Barbara Stanwick e Lana Turner infiammavano già gli schermi nei panni di perverse dark lady. Il cinema è sempre stato affascinato dal mito della donna fatale, una figura che affonda le radici nella letteratura e nell’arte. Ma è soprattutto negli anni ’40, l’età d’oro del cinema classico americano, che questa figura troneggia dagli schermi in tutto il suo ambiguo splendore nell’universo oscuro e corrotto del film noir.

Ma che cos’è il noir? Film come “Il Mistero Del Falco” o “Vertigine”, oggi considerati capisaldi del genere, all’epoca erano classificati come polizieschi o mistery. Il termine noir è stato creato a posteriori dalla critica per definire una serie di film che avevano in comune ora un modello narrativo, ora uno stile visivo, un’iconografia o un’atmosfera. Piuttosto che un movimento, il noir sarebbe infatti una tendenza, una forma trans-generica che influenza tutti i generi dal melo’ al gangster movie al western, travalicando la definizione stessa di genere.

Nondimeno è possibile riconoscere un film noir attraverso una serie di elementi ricorrenti. Il modello narrativo, influenzato dalla letteratura hard-boiled, si basa su una struttura investigativa e sul ricorrere di personaggi codificati come il detective e la dark lady. Altro elemento di riconoscibilità è lo stile visivo di derivazione espressionista, caratterizzato da una fotografia fortemente contrastata. Infine la sensibilità noir, quel senso di irreversibilità del destino, sconfitta, corruzione, perdita d’identità, paranoia e pessimismo che fanno del noir classico un corpus di testi di assoluta modernità.

All’interno del noir, lo scenario si definisce come maschile o femminile in base al personaggio che gestisce la narrazione imponendo il proprio punto di vista. Nel caso di uno scenario maschile, la donna si afferma come dark lady, figura seduttiva che induce il protagonista al delitto travolgendolo in una spirale di inganno e passione. Il testo filmico mette quindi in atto un’indagine narrativa volta a svelare l’enigma della donna. Se la condanna finale della malvagità femminile è comunque inappellabile, enorme è il potere espressivo accordato alla sua immagine. Un’immagine costruita secondo codici narrativi, compositivi, fotografici e di abbigliamento ricorrenti, che ne enfatizzano la sessualità.

Alla base di un modo di rappresentazione così fortemente codificato ci sono evidenti ragioni storiche e culturali: l’emancipazione femminile nel corso della guerra e il conseguente disorientamento maschile accrebbero la paura e l’ostilità nei confronti della donna. Ma le ragioni sono anche psicologiche: la donna come immorale distruttrice è da sempre una fantasia che esprime la paura dell’uomo nel riconoscere e accettare la differenza sessuale. In questo senso il racconto noir metterebbe alla prova la mascolinità del protagonista attraverso una serie di ostacoli che minacciano la sua stabilità e rappresenterebbe una forma di melodramma al maschile.

Ma il noir è anche un universo femminile. Film come “Ombre Malesi” o “Anime In Delirio”, definiti all’epoca melodrammi o women’s movie, sono chiaramente noir per stile visivo, atmosfera e intreccio. In questi film l’autorità narrativa è gestita da personaggi femminili aggressivi e pericolosi e tematiche ricorrenti sono quelle del delitto e dell’instabilità mentale. Anche nel filone gotico del noir, in film come “Rebecca” o “Angoscia”, il personaggio centrale è una donna fragile e tenace, coinvolta in un mistery legato alla figura del consorte. Lo women’s movie rappresenta quindi l’altra faccia del noir nella circolazione simbolica dell’immagine femminile nella Hollywood anni ’40. Un’immagine sempre e comunque incandescente, che sia dark lady assassina o anti-eroina psicotica e disperata.

Scroll To Top