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Nomination Oscar 2017 – Commenti e pronostici (2a parte)

Proseguiamo la nostra analisi delle nominations per gli Oscar 2017 (qui la prima parte) con la cinquina dei migliori film d’animazione, qualitativamente una delle più valide di sempre (è facile pronunciare queste parole, la categoria è di creazione relativamente recente e nei primi anni i candidati erano tre e non cinque).

Doppietta per la Disney con il pixariano Zootropolis (John Lasseter in produzione, e contenuti più adulti del solito) e il più convenzionale Oceaniadiretto dai veterani John Musker e Ron Clements (“La sirenetta”, “Aladdin”, “Hercules” tra i lavori della coppia): il premio non dovrebbe sfuggire in alcun modo alla casa del topo, anche se la concorrenza è davvero agguerrita.

La Laika (“Coraline e la porta magica”, “Paranorman”) presenta Kubo e la spada magica, in corsa anche per gli effetti speciali visivi, delizioso gioiello in stop-motion, mentre La tartaruga rossa rappresenta una felice e riuscita fusione tra animazione europea e orientale, con lo Studio Ghibli e Isao Takahata affiancati dalla divisione francese di Arte e Wild Bunch, e la direzione dell’animatore olandese Michael Dudok de Witt. Un piccolo classico già in Concorso al Certain Regard a Cannes 2016, senza dialoghi e ricolmo di poesia.

L’outsider, ancora in arrivo da Cannes, è La mia vita da Zucchina di Claude Barras, ancora un film con animazione a passo uno. Un grande assente, il bellissimo Le stagioni di Louise, da noi ammirato alla Festa del Cinema di Roma e uscito anche in sala con un numero risicato di copie; grasso che cola comunque questa cinquina, davvero non si può avere tutto dalla vita.

E arriviamo alla categoria miglior documentario, dove possiamo campanilisticamente esultare per la nomination a Fuocoammare di Gianfranco Rosi, che dopo l’Orso d’Oro a Berlino ( e il Leone veneziano tre anni fa con l’opera precedente “Sacro G.R.A.”) raggiunge un altro ragguardevole traguardo. Vista la scelta dell’Academy, dobbiamo dare a posteriori ragione a Paolo Sorrentino: il regista napoletano aveva dichiarato la totale inutilità della scelta di “Fuocoammare” per rappresentare l’Italia nella categoria per il film straniero, in quanto scegliendo un’opera di finzione (e la scelta, probabilmente, sarebbe ricaduta su “Indivisibili” di Edoardo De Angelis) avremmo avuto due possibilità di concorrere.

Molto difficile, comunque, appare la vittoria: i favoriti, anche come segnale politico negli Usa all’alba dell’era Trump, sembrano essere 13th di Ava Duvernay (“Selma”) e I Am Not Your Negro di Raoul Peck, appassionate opere sul tema d’integrazione e diritti civili. Possiamo anche affermare però (un po’ cinicamente) che le recenti polemiche relative alla realizzazione di un muro anti immigrazione al confine col Messico potrebbe portare la Hollywood liberal a preferire un’opera che tratta la tragedia dell’immigrazione attraverso il Mediterraneo, e comunque siamo felicissimi del tenore delle opere arrivate in cinquina quest’anno.

È il turno dei migliori film in lingua non inglese, e qui non si può fare altro che segnalare prima le mancanze che le presenze: “Neruda” di Pablo Larraìn e “Elle” di Paul Verhoeven (vincitore del Golden Globe) DOVEVANO essere in cinquina, specie se, al loro posto, troviamo il mediocre danese Land of Mine di Martin Zandvliet e il sopravvalutato (a mia minoritaria opinione, voi non sarete sicuramente d’accordo e va bene così) tedesco Vi presento Toni Erdmann di Maren Ade, già in Concorso all’ultimo Festival di Cannes. Arriva dal Concorso di Cannes anche il film a cui va il nostro tifo, Il cliente dell’iraniano Asghar Farhadi, che sulla Croisette aveva ottenuto la Palma per il miglior attore (Shahab Hosseini) e la miglior sceneggiatura, versione aggiornata e “tradita” di “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller. Tanta simpatia anche per Tanna, vincitore della Settimana della Critica veneziana 2015, produzione australiana che proviene dalle isole Vanuatu, con un aggiornamento, anche qui, di “Romeo e Giulietta” in un contesto antropologicamente stimolante.

Sguardo veloce alla categorie più “tecniche” (sorvoliamo su canzone e colonne sonore, regno probabile di “La La Land” e oggetto di approfondimenti specifici in altri articoli che trovate su LoudVision): approfittando della pausa che si è preso Emmanuel Lubezki (vincitore per tre anni consecutivi grazie alle opere dei conterranei Cuaròn e Iñarritu), quest’anno la miglior fotografia è una categoria quantomai aperta. Se la giocheranno probabilmente Linus Sandgren per “La La Land” e Bradford Young per “Arrival”, e troviamo qui anche l’unica nomination al maestoso Silence di Martin Scorsese, per Rodrigo Prieto.

Apriamo una piccola parentesi dedicata ai grandi esclusi: una nomination per “Silence”, una per Sully di Clint Eastwood (montaggio sonoro), una per Ave, Cesare dei fratelli Coen (scenografia), una per Allied di Robert Zemeckis (costumi), erano proprio questi, insieme all’altro bistrattato Jackie di Pablo Larraìn (3 nominations, Portman, colonna sonora e costumi) i migliori film dell’anno per chi vi scrive. Bellissimi anche “La La Land” e “Arrival”, doveroso ribadirlo, ma il cuore del vostro cronista batteva per i maltrattati film appena citati e, soprattutto, per i loro autori. Che un film come “Ave, Cesare” prenda le stesse candidature di “Suicide Squad” rimane un paradosso difficilmente spiegabile con la pura logica. Ma ho nominato l’ignobile film di David Ayer più che altro perché rappresenta l’altra possibilità italiana agli Oscar, con i truccatori Alessandro BertolazziGiorgio Gregorini.

I grandi successi Rogue One: A Star Wars StoryAnimali fantastici e dove trovarli si accontentano di due segnalazioni cadauno: effetti speciali e sonoro per la “space opera” di Gareth Edwards, scenografia e costumi per il film di David Yates sceneggiato da J.K.Rowling. Prendono la nomination per gli effetti speciali (e null’altro) anche i due blockbuster dell’anno, a parere del sottoscritto: il supereroistico Doctor Strange (miglior riduzione Marvel insieme al primo “Iron Man” e a “I guardiani della galassia”) e, soprattutto, Il libro della giungla di Jon Favreau, spettacolo appagante per tutte le età.

Non c’è rimasto altro spazio, se non darvi l’appuntamento al 27 di febbraio, quando commenteremo i verdetti della Notte più seguita del pianeta.

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