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Non chiamateli esordienti

Se date un’occhiata alla sezione Concerti di LoudVision, incontrerete grandi nomi, date italiane od estere per le quali i redattori fanno a gara pur di conquistarsi un pass. Con un po’ di fortuna, noi non paghiamo il biglietto d’ingresso e a voi vanno le nostre parole sui live in questione.

Quella di venerdì 14 gennaio, invece, è una serata tra amici, per la quale non è neanche concordato un report. Come spesso accade, l’appuntamento è alla Sala Tre del Duel Beat di Napoli, rimasto tra i pochi luoghi nei dintorni ancora in grado di proporre buona musica.

Insomma, c’è un locale che ben conosciamo (e nel quale vi abbiamo consigliato tanti appuntamenti) e c’è tanta gente. Sul palco tre regalini che la generosa Subcava Sonora ci concede, nonostante siano andati in ferie babbi natale e befane varie. Lev, Nouer e Sula Ventrebianco. Giocano tutti in casa, ma qualcosa ci dice che dei biglietti aereo non tarderanno ad arrivare. Quello di stasera è il check in. E le carte ci sembrano in regola.

I Sula Ventrebianco sono stati una sorpresa fin dal primo ascolto. Potete chiamarlo colpo di fulmine, e stare qui a leggere di un improvviso innamoramento. O magari correre subito ai ripari, se ancora non avete il disco. Tutti coloro che invece continuano ad ascoltare “Cosa?” conosceranno già le parole che seguiranno.

Sul palco sono in quattro, Salvatore Carannante alla voce, Giuseppe Cataldo alla chitarra, Mirko Grande al basso e Aldo Canditone alla batteria. All’occorrenza diventano cinque, quando entra in campo Francesca Masucci con il suo violino. A questo punto tra le corde e una batteria che sputa fuoco nasce una melodia: l’incontro è tra i più delicati del panorama italiano. Sappiamo che delicato è uno strano aggettivo da affiancare alla band campana, visti il pogo tra la folla e i decibel provenienti dalle casse, eppure ben descrive gli effetti decisamente romantici delle loro canzoni, tra le quali “L’Ultimo Lento” è solo un esempio.
[PAGEBREAK] Cosa ha a che vedere con un esordio una simile presenza dietro gli strumenti? La sala è piena, si sente un coro che accompagna le parole di Salvatore, conferma del valore dei loro brani cantati a squarciagola come i successi d’annata. Succede con “Gli Spari delle Parole”, prosegue con la title track del lavoro in studio. Eppure, credeteci, ad una voce come quella che si ritrovano basterebbero poche rime, anche banali. E forse ad un suono così duro le liriche cantautoriali potrebbero essere superflue. I Sula Ventrebianco, però, ci vogliono mettere proprio tutto nel loro lavoro, rischiando solo la perfezione.

Potete continuare a cercare tra le nuove proposte che vi suggeriscono gli amici, lo faremo anche noi dando spazio agli emergenti, in nome dell’onestà musicale che da sempre ci contraddistingue, ma difficilmente vi imbatterete in una simile qualità. Questo vuol dire che d’ora in avanti sarà cosa buona e giusta tener d’occhio il calendario dei localini a voi più vicini, perché potrebbero passare di lì e sbalordirvi, ancora.

A quel punto vi fiderete un po’ di più di noi e avrete un nuovo disco sullo scaffale. E che disco!

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