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Friz, Nottetempo: “Le mie canzoni parlano di amore sotto mentite spoglie” [INTERVISTA]

New entry firmata INRI si chiama Friz, all’anagrafe Nicolas Frizziero, classe 1989,  ed è tra le nuove promesse più promettenti della scena rap italiana.

Un ragazzo di provincia in (Subaffitto) a Bologna per realizzare i propri sogni. Quei sogni che lui trascrive in musica, con uno stile personale, malinconico  e dal taglio diretto.  Si era già fatto conoscere nel 2015 al grande pubblico con un Ep, “Rose Sèlavy”, ma è con “Subaffitto” che si è dimostrato all’altezza delle aspettative.

In quest’intervista, Friz ci parla del suo nuovo singolo “Nottetempo”, del suo rapporto con la musica e della sua anima artistica che assomiglia a una tavolozza dai colori intensi e audaci.

Domanda di rito, come nasce artisticamente Friz?

Artisticamente Friz nasce da un lungo percorso di vita musicale, prima con una serie di esperienze collettive, finché poi ho deciso di intraprendere un nuovo percorso da solo. Quindi quello che ti posso dire più semplicemente è che l’amore e la passione per la musica e per la scrittura mi hanno da sempre avvicinato a questo mondo in maniera del tutto naturale.

Nel 2015 è uscito il tuo primo Ep “Rose Sèlavy”, ma il tuo primo vero singolo Subaffitto è davvero un buon biglietto da visita per farti conoscere dal grande pubblico. Perché proprio questa canzone?

Dopo “Rose Sèlavy”, in quel periodo di ep e demo non ufficiali arrangiate da solo, ho iniziato a lavorare con Fed Nance, con cui abbiamo costruito molti pezzi diversi tra loto. Sono canzoni nate in maniera del tutto spontanea, grazie ai diversi stimoli, alle influenze e gusti musicali. Subaffitto ci è sembrata fin da subito il pezzo perfetto per rappresentare l’identità del nostro progetto musicale.friz_2

Questo è un periodo molto ricco per la storia della musica, dalle nuove promesse indie, hip hop, a quelle del cantautorato. Come la vedi e come ti collochi all’interno di essa?

Forse è una domanda alla quale non saprei risponderti fermamente. Non ho mai amato le etichette, anche per questo il mio modo di far musica è ricco di contaminazioni e prende ispirazione da tanti mondi diversi ma simili tra loro.

Diciamo che non sono un purista in generale nella vita!

Però ti posso anche dire che vengo dal mondo del rap e hip-hop come ascolti e come trascorsi musicali, e queste influenze finiscono inevitabilmente nella mia musica

C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare in un tuo prossimo progetto musicale?

Beh se devo proprio dirti un nome, punto in alto e ti dico Damon Albarn che considero da sempre uno dei miglior artisti e produttori del mondo.

E i dischi che invece hanno  influito di più sulla tua scrittura?

Tre sono troppo pochi! Sicuramente non posso non citarti album che vengono dalla scena britannica, da quel mondo musicale che arriva direttamente da Londra, da King Krule a Yellow Days

Per quanto riguarda la musica italiana sicuramente i Sottotono, Tormento che in un certo senso mi ha fatto approcciare alla musica, ma anche Neffa e i Sangue Misto.

Sono questi i dischi che ho sicuramente più consumato!

Con l’uscita del tuo nuovo singolo Nottetempo affronti due i temi importanti: l’amore e il fenomeno migratorio. Cosa ti ha spinto a farlo? Di cosa parlano le tue canzoni? 

In generale, mi sono reso conto che le mie canzoni parlano di amore sotto mentite spoglie, non quell’amore di musica leggera italiana. I brani che scrivo sono stratificati e hanno più gradi di lettura, Nottetempo ne è un esempio. Ho messo all’interno delle parole una storia d’amore di emigrazione e lì ho raccontata  un pò anche il mio trascorso, essendo in un certo senso anche io emigrato dalla provincia alla città.

Poi il fenomeno migratorio è un tema che mi tocca molto da vicino, ho studiato antropologia culturale,  sono stato in diversi centri d’accoglienza, forse anche per questo mi è venuto del tutto naturale raccontare questa storia, provando a dare alla canzone un taglio mio, molto personale.

C’è una malinconia molto sottile che si legge tra le tue parole, fa parte di te? Cosa vorresti venisse più fuori della personalità artistica di Friz?

Sicuramente la malinconia esiste in me e nelle mie canzoni e di conseguenza anche la nostalgia. Amo scrivere guardandomi dentro per cercare di tirare fuori molte parti di me, a volte anche facendo autocritica.

Ti ho visto suonare al circolo Ohibò di Milano e mi sei sembrato abbastanza a tuo agio con il tuo pubblico. La tua dimensione ideale è più intima come quella di un club o ti piacerebbe suonare per tante persone?

Sicuramente per il modo e l’attitudine che ho di scrivere, iI mio concetto di live è molto intimo. Il contatto poi con il pubblico dei piccoli club è davvero emozionante. Ricevere feedback face to face dai propri fan a fine concerto è una sensazione davvero impagabile!

Quando uscirà il tuo album? Puoi già dirmi se sarà un disco con sperimentazioni importanti?

Per ora posso dirti solo che nei prossimi mesi usciranno nuovi pezzi con sonorità molto vicine tra loro, ma anche con varie contaminazioni davvero stimolanti per il mio progetto musicale.

 

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